In questi giorni molti ragazzi stanno scoprendo l'operosità e il valore dei ricercatori nelle nostre Università

La Meglio Gioventu'

È vero che sino a quando una cosa non ti riguarda da vicino non la capisci
30 settembre 2010
Teresa Manuzzi

È vero che sino a quando una cosa non ti riguarda da vicino non la capisci. Oppure semplicemente non la ritieni importante. Sono umana, per me vale questa stessa regola. Sì ok, i ricercatori in sciopero, manifestazioni, blocco del tourn over, esami all’aperto, appelli posticipati...

In realtà mi sono resa conto del fatto che c’era qualcosa che non andava quando stamattina ho acceso il pc e ho scaricato gli orari delle lezioni del primo semestre. Accanto al nome della professoressa e della materia c’era, in rosso, la scritta: Ricercatore che non svolge didattica perché aderisce alla protesta nazionale.                                                             Dal nome di una raccolta di poesie degli anni '50 di Pier Paolo Pasolini                                                       

Ora: questa ricercatrice  è praticamente l’interfaccia amichevole della facoltà di lettere di Tor Vergata qui a Roma. Lei si occupa di rispondere alle matricole sperdute, ai nuovi arrivati, a chi ha dubbi. È una donna, non una ragazzina. Nel leggere la scritta rossa, la prima cosa che ho provato è stato stupore. Non avrei mai immaginato che la Dottoressa Simona Foà fosse una ricercatrice e non una professoressa.

Ho subito pensato a tutti quelli che a Bari erano “gli assistenti”, tutti quei giovani che facevano lezione al posto del professore, e si vedeva che avevano stoffa. Ricordo le lezioni di letteratura allietate da tanti spunti e nuovi modi di affrontare gli argomenti.  I Canti Danteschi, letti e spiegati da quello che solo lo scorso anno è diventato il Prof. Pegorari, assumevano tutto un altro sapore, un altro senso. E lo stesso vale per le lezioni della De Mauro, di Palumbo, della Consiglio.

Sono loro il meglio dell’università, lo spirito fresco e innovativo. Tengono le lezioni, gli esami,  leggono e correggono le tesi dei ragazzi, rispondono alle mail… L’università italiana continua ad andare avanti grazie a loro. E noi ce ne siamo dimenticati. Sono spariti dalle cronache, sono ormai fuori dai tg.

E mi accorgo di quanto sia miope tranciare le gambe all'energia motrice dell’intelligenza italiana. La nostra meglio gioventù!

Note: Pier Paolo Pasolini diede questo nome a una sua raccolta di poesie nel 1954:
http://it.wikipedia.org/wiki/La_meglio_giovent%C3%B9_%28opera_poetica%29
In omaggio al poeta, il regista Marco Tullio Giordana ha dato lo stesso titolo a un film che ripercorre la storia di una famiglia italiana, insieme a vicende, sogni e disincanti che hanno segnato gli anni '60 e i decenni successivi.

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