L'opposizione alla guerra è nata con la guerra stessa

Le radici storiche del pacifismo

Il movimento pacifista può diventare un soggetto storico consapevole dei propri compiti solo se ha la consapevolezza della sua storia. La storia della pace studia l'impegno positivo di chi si è opposto alla guerra. Ma è anche analisi strutturale delle cause dei conflitti armati.
15 gennaio 2021
Alessandro Marescotti, Daniele Marescotti
Fonte: Storia della pace e dei diritti umani

Molti ricorderanno il 2003 come un anno storico del movimento per la pace: decine di milioni di manifestanti nel mondo contro la guerra in Iraq. Mai nella storia era accaduta - in simultanea mondiale - una cosa del genere.

Le radici storiche del pacifismo

Quando è nato il movimento per la pace?

Dopo quell'esperienza in tanti si sono chiesti: ma il movimento per la pace quando è nato? Ha radici lontane? Si può parlare di una storia del movimento per la pace anche per i secoli passati? 

E' abbastanza intrigante porre queste domande.

Se il movimento per la pace è un soggetto storico, è indispensabile scoprirne le radici. Occorre un paziente lavoro di ricerca.


Cercare il pacifismo nel passato: è una ricerca arbitraria?

Altri movimento storici dotati di identità forti (ad esempio il movimento dei lavoratori o delle donne che hanno saputo ricostruire la propria storia) hanno scavato nel passato e hanno portato alla luce ciò che la storia ufficiale dei vincitori ha ignorato, taciuto o deliberatamente manipolato. Ogni soggetto storico consapevole dei propri compiti è tale solo se ha la consapevolezza della sua storia. E questo vale in particolare per il movimento per la pace che, prefigurando metodologie nonviolente di risoluzione dei conflitti del presente e del futuro, non può esimersi dal compito di verificare se i conflitti del passato abbiano sperimentato soluzioni innovative diverse dalla guerra.

Vi è tuttavia una "filosofia della storia" fortemente contraria a compiere queste ricerche, a cercare nel passato una sorta di movimento pacifista che è invece un soggetto nato in un contesto storico determinato; del resto la parola "pacifista" è nata solo nel 1905. Tale filosofia della storia ha le sue ragioni. Tuttavia quando Gandhi sostiene che "la nonviolenza è antica come le montagne" ha anche lui le sue buone ragioni. L'opposizione alla guerra è nata con la guerra stessa e la nonviolenza è nata come non automatica accettazione violenza. L'elaborazione sistematica ed organizzata di una certa prassi può essere stata frutto di processi recenti e tuttavia ciò non toglie che essa sia stata anticipata e sperimentata, in forme magari inconsapevoli e frammentarie. La storia della scienza ad esempio non può prescindere dalla tradizione artigianale.

La storia della pace

La Peace History

La storia della pace ha avviato il suo percorso di ricerca da alcuni anni e negli Stati Uniti vi sono già degli studi di Peace History. Chi conosce l'inglese può prendere contatto con realtà stimolanti come la Peace History Commission e la Peace History Society. Tuttavia fare storia della pace non è semplice. Vi è la difficoltà di reperire fonti alternative. Ma c'è anche un altro problema: una delle cose più complesse da definire è che cosa si intenda per "storia della pace". Occorre cioè circoscrivere l'ambito storico e l'oggetto stesso dello studio al fine di compiere una opportuna ricerca e selezione delle fonti.

 

La storia della pace come raccolta di testimonianze

Uno dei compiti della storia della pace è quello di conservare la memoria e di mettere in evidenza la biografia di tanti "piccoli" personaggi ignorati dalla storia ufficiale e di tante azioni positive che hanno costruito "l'altra storia". Un'altra società è possibile se diventa possibile un'altra storia che valorizzi non solo i grandi personaggi ma anche la gente comune che ha operato per il cambiamento pacifico e nonviolento. La storia occorre studiarla non solo come storia di mascalzoni e di mascalzonate altrimenti diventa una sorta di spauracchio da cui il lettore esce chiedendo aiuto. E da questa immagine di storia malefica se ne esce a volte con l'attesa del partito buono che ci protegge e che ci salva. E che ci chiede magari un complice silenzio, altrimenti "vince il nemico". Una storia tutta centrata sulla malvagità che opprime gli uomini e devasta il passato fa piazza pulita - a pensarci bene - dei tanti che hanno costruito qualcosa di buono. Come in tanti giornali l'impegno positivo non fa notizia o non va in prima pagina, così anche nella storia il meccanismo rischia di riprodursi e di spazzare via la storia positiva, la "piccola storia" delle tante testimonianze profetiche e lungimiranti.

 

La storia della pace come studio strutturale

L'obiezione verso questo approccio è che si faccia la storia dei perdenti e delle buone intenzioni, dei "profeti disarmati" che caddero in rovina, come pensava prima Machiavelli e poi storiografia marxista. E in effetti vi è il rischio che la ricerca si arresti alla narrazione di storie sui coraggiosi testimoni e profeti della pace, piene di emozioni profonde ma a cui potrebbe sfuggire la storia strutturale.

I guasti delle guerre sono stati così profondi che la storia delle biografie, per quanto animata di ideali e segnata dalle sofferenze, non giunge ad analizzare compiutamente. Ad esempio i dati statistici, i retroscena economici e gli "invisibili" giochi di potere ci dicono della guerra tante cose che poi sono argomenti per la pace.

Alla raccolta delle testimonianze va pertanto accompagnata anche l'analisi strutturale sulle cause delle guerre perché è analizzando la loro complessità che si fa storia. E intervenendo su quelle cause che si può imparare a contrastare la guerra.

Brano estratto da
Storia della pace e dei diritti umani

Per scrivere agli autori:
- Alessandro Marescotti 
- Daniele Marescotti 

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