Ribellioni popolari e storia della pace

Dario Fo, la cultura popolare medievale e la Peace History

Le ribellioni popolari medievali non furono l'opposto della pace ma furono una domanda di pace positiva da parte di chi subiva una insopportabile violenza strutturale.
17 giugno 2026
Redazione PeaceLink

Dario Fo

In che modo le ricerche di Dario Fo sulla cultura popolare del Medioevo possono servire alla Peace History?

In che modo le ribellioni popolari possono essere collocate nella storia della pace?

Da queste due domande si può avviare una ricerca che porta a connessioni profonde e a risposte inaspettate.

Le domande toccano un nodo teorico importante: le ribellioni popolari appartengono alla storia della pace o alla storia della guerra?

La risposta convenzionale le colloca nella seconda categoria.

Ma c'è un'altra lettura — quella che emerge dal lavoro di Dario Fo — che le ricolloca nella prima.

Prima di rispondere occorre comprendere il tipo di ricerca realizzato da Dario Fo.

Dario Fo non era solo un drammaturgo. Era anche un ricercatore della cultura popolare medievale. Il suo lavoro su Mistero Buffo (1969) — secondo Wikipedia IT (Mistero buffo) — nasce da una ricerca storica precisa:

"Il punto centrale dell'opera è costituito dalla presa di coscienza dell'esistenza di una cultura popolare, vero cardine della storia del teatro ma anche di altre arti, che è stata sempre, secondo Fo, posta in piano subalterno rispetto alla cultura ufficiale."

E ancora:

"Fo rovescia il punto di vista dello spettatore ponendo l'accento sulla mistificazione degli avvenimenti storici e letterari nel corso dei secoli."

Fo recupera i testi dei giullari medievali — quegli attori itineranti che portavano notizie e satira di villaggio in villaggio — e li rilegge come documenti storici di resistenza culturale. Secondo Wikipedia EN (Mistero Buffo):

"Fo's work originates in the surviving texts and descriptions of the giullari, itinerant players of medieval times, who would travel to towns and villages, bringing the latest news".

"L'opera di Fo trae origine dai testi superstiti e dalle descrizioni dei giullari, attori itineranti del medioevo, che viaggiavano per città e villaggi portando le ultime novità".

Il Guardian, nell'articolo Dario Fo at 100: a deliriously funny playwright with a deadly serious purpose (Michael Billington, 24 marzo 2026), ricorda che le sue opere "have not lost their power to make audiences roar with laughter while confronting injustice" ossia non hanno perso il loro potere di far sbellicare il pubblico dalle risate mentre affrontano l'ingiustizia".

Questa è la sintesi del metodo giullaresco medievale che Fo ha riscoperto e riattivato.

Il nodo teorico: ribellione popolare e Peace History

La Peace History tradizionale ha storicamente privilegiato:

  • trattati di pace formali
  • figure di pacifisti dichiarati
  • movimenti nonviolenti organizzati

Le ribellioni popolari medievali sembrano stare dall'altra parte.

Ma questa classificazione è troppo semplicistica. Ecco perché.

Tre chiavi teoriche per rileggere le ribellioni come Peace History

Chiave 1 — James C. Scott: la resistenza quotidiana come forma di pace

Wikipedia EN (Weapons of the Weak) descrive il lavoro fondamentale di James C. Scott:

"Scott turns his attention to the daily, subtle forms of resistance employed by villagers, a shift from the traditionally studied grand narratives of revolutions and uprisings. These include: sabotage, foot-dragging, evasion, false compliance, pilfering, feigned ignorance, arson, dissimulation, and slander."

Scott dimostra che la maggior parte della resistenza contadina non è mai esplosa in ribellione aperta: era quotidiana, silenziosa, capillare. I giullari di Fo erano parte di questo sistema — portavano notizie, costruivano solidarietà orizzontale, mantenevano viva una contro-narrazione al potere feudale.

Chiave 2 — Mikhail Bakhtin: il carnevale come spazio di pace temporanea

Wikipedia EN (Mikhail Bakhtin) descrive il filosofo russo come colui che ha teorizzato la cultura carnevalesca medievale come spazio di inversione temporanea del potere. Nel suo Rabelais and His World (1965), Bakhtin mostra che il carnevale medievale era:

  • uno spazio in cui le gerarchie venivano simbolicamente rovesciate;
  • un momento di pace sociale negoziata: il potere tollerava l'inversione simbolica per prevenire la ribellione reale:
  • una forma di gestione nonviolenta del conflitto incorporata nella cultura.

Fo conosceva bene Bakhtin. Il Mistero Buffo è, tra le altre cose, un'applicazione teatrale della teoria carnevalesca bakhtiniana.

Chiave 3 — Johan Galtung: pace positiva e violenza strutturale

Usando il framework di Galtung (verificato — Wikipedia IT):

Concetto Applicazione al Medioevo popolare
Violenza strutturale Il sistema feudale è violenza strutturale: fame, servitù, mancanza di diritti
Pace negativa L'assenza di ribellione aperta non è pace: è oppressione silenziosa
Pace positiva Le ribellioni popolari chiedono pace positiva: giustizia, dignità, diritti
Violenza culturale La cultura ufficiale (chiesa, nobiltà) legittima la violenza strutturale
Contro-cultura I giullari, il carnevale, le ribellioni sono sfide alla violenza culturale

Questa è la chiave più potente: le ribellioni medievali non sono l'opposto della pace, sono la domanda di pace positiva da parte di chi subisce violenza strutturale.

Il contributo di Fo alla Peace History è duplice:

  1. storico-filologico: ha recuperato e documentato una tradizione di resistenza culturale popolare medievale che la storiografia ufficiale aveva marginalizzato o ignorato;
  2. metodologico: ha dimostrato che il teatro come pratica è uno strumento di Peace History, non solo di narrazione del passato, ma di costruzione di coscienza nel presente.

 

Come collocare le ribellioni popolari medievali nella Peace History

La Peace History può collocare le ribellioni popolari nella storia della pace come momenti in cui la domanda di pace positiva — repressa dalla violenza strutturale del sistema feudale — si manifesta.

Dario Fo ha dato un contributo alla Peace History perché ha recuperato la voce delle classi subalterne medievali — i giullari, i contadini ribelli, i poveri — e ha dimostrato che quella voce era una voce di resistenza alla violenza strutturale e una richiesta di domanda di pace positiva.

Le ribellioni popolari medievali da questo punto di vista possono appartere alla Peace History se contengono un'idea di pace positiva, ossia se rappresentano una strategia di giustizia e non una mera esplosione di vendetta violenta.

Pace negativa e pace positiva

Per sviluppare questo concetto in forma più ampia, bisogna ritornare (vedere chiave 3) alla distinzione fondamentale del sociologo Galtung: quella tra pace negativa e pace positiva. La pace negativa è la mera assenza di guerra o di scontri aperti; è il silenzio spesso imposto con le armi. La pace positiva, invece, è la presenza di giustizia sociale, equità nella distribuzione delle risorse, partecipazione popolare e riconoscimento della dignità umana.

Nel Medioevo, il mondo contadino e artigiano viveva immerso in una violenza strutturale quotidiana: la fame endemica, le tasse signorili sempre più gravose, la giustizia arbitraria del feudatario, la decima ecclesiastica che sottraeva il pane ai poveri, le corvée che rubavano tempo alla sussistenza familiare. Questa violenza non faceva rumore, perché era normalizzata dal diritto consuetudinario e sacralizzata dalla religione istituzionalizzata. Era una violenza lenta, che uccideva di stenti e di umiliazioni.

Storia della pace o filosofia morale?

Se lo storico della pace si limitasse a studiare i trattati di pace o i predicatori nonviolenti, finirebbe per scrivere una storia non inclusiva dei movimenti popolari e, paradossalmente, conservatrice. Racconterebbe solo l'esempio dei santi e dei martiri.

La Peace History non può ridursi a storia morale, ma - discernendo caso per caso - deve saper esaminare l'efficacia di ogni conflitto per il raggiungimento della pace positiva. Escludere i ribelli da questa narrazione significherebbe perpetuare quella stessa violenza strutturale che li ha spinti alla rivolta.

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