L'Ucraina e il Donbass
Gli accordi di Minsk, firmati nel settembre 2014 (Minsk-1) e nel febbraio 2015 (Minsk-2), stabilivano esplicitamente che l'Ucraina dovesse modificare la propria Costituzione per riconoscere uno status speciale al Donbass. Il tutto per garantire un decentramento con "particolari modalità di autogoverno locale".

Il "Pacchetto di misure" del 2015 prevedeva una riforma costituzionale con il decentramento come elemento chiave e l'adozione di una legge permanente sullo status speciale per il Donbass. In ottemperanza a questi impegni, il Parlamento ucraino adottò il 17 marzo 2015 una legge sullo status speciale del Donbass, ma questa aveva carattere temporaneo (triennale) e non fu mai recepita nella Carta costituzionale.
La "formula Steinmeier": meccanismo e sequenza
La formula Steinmeier, proposta nel 2015 dall'allora ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, mirava a sbloccare l'impasse sugli accordi di Minsk chiarendo la sequenza delle azioni previste. Secondo questa formula:
- una legge temporanea sull'ordine speciale dell'autogoverno locale in alcune aree di Donec'k e Luhans'k sarebbe entrata in vigore il giorno delle elezioni locali;
- dopo che l'OSCE avesse certificato che le elezioni si erano svolte secondo gli standard democratici la legge sarebbe diventata permanente.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nell'ottobre 2019 accettò la formula, precisando però che "nessuna elezione può essere tenuta sotto la minaccia delle armi". Ma l'OCSE avrebbe dovuto controllare la regolarità e solo dopo la certificazione OCSE la legge sarebbe diventata permanente. Nonostante questo, Zelensky venne contestato dalle ali nazionaliste. L'approvazione della "formula Steinmeier" da parte di Zelensky nell'ottobre 2019 scatenò una forte ondata di contestazioni da parte delle ali nazionaliste e dell'opposizione, che di fatto ne bloccarono l'attuazione.
La rivolta contro Zelensky
L'annuncio dell'approvazione della formula da parte dei rappresentanti ucraini al Gruppo di contatto trilaterale di Minsk, avvenuto il 1° ottobre 2019, provocò immediate proteste in tutto il paese.
- Le piazze: le manifestazioni si svolsero a Kiev, Leopoli, Kharkiv, Zaporizhzhia e Mariupol, con la partecipazione di diverse centinaia di persone in ciascuna città. A Kiev, la protesta si concentrò a Piazza Maidan e davanti all'ufficio del Presidente, dove si radunarono oltre 15.000 persone.
- Gli slogan: i manifestanti, in gran parte esponenti di movimenti nazionalisti e veterani della guerra nel Donbass, marciarono con cartelli che recitavano "No alla capitolazione!", "Zelenskyj, hai esagerato" e "No alla formula di Putin". La richiesta principale era di non cedere sugli interessi nazionali e di non accettare la formula.
- Le richieste: oltre al ritiro della formula, i manifestanti chiesero le dimissioni del Ministro degli Esteri Vadym Prystaiko e dell'inviato ucraino nel Gruppo di contatto, Leonid Kuchma, minacciando un'indagine penale nei loro confronti. Venne inoltre richiesto di vietare qualsiasi progresso sullo status speciale per il Donbass, di non concedere l'amnistia ai combattenti separatisti e di non formare milizie popolari nei territori occupati.
L'opposizione parlamentare
Oltre alle piazze, Zelensky dovette affrontare una dura opposizione in Parlamento, dove diversi partiti si coalizzarono contro la formula.
- I partiti critici: Batkivshchyna (Patria) di Yulia Tymoshenko, Holos (Voce) di Svyatoslav Vakarchuk e Solidarietà Europea dell'ex presidente Petro Poroshenko definirono la formula "inaccettabile".
- Le accuse: Poroshenko, in particolare, bollò la formula come "la formula di Putin", sostenendo che avrebbe legittimato il controllo russo sul Donbass e avallato l'annessione della Crimea.
- L'ostruzionismo in parlamento: i partner di coalizione e l'opposizione chiesero che Zelensky si presentasse in Parlamento a spiegare i termini dell'accordo prima di qualsiasi voto. La fazione di "Solidarietà Europea" dichiarò che non avrebbe supportato alcuna decisione finché il presidente non avesse chiarito le condizioni della firma.
Il risultato: un blocco di fatto
Nonostante l'approvazione della formula a livello diplomatico, la sua attuazione a livello legislativo in questo modo si arenò. E così non fu mai approvata una nuova legge che recepisse i termini della formula Steinmeier. Maturò un astio profondo verso Steinmeier.
La questione storica è importante: un presidente eletto anche con la promessa di porre fine alla guerra si trovò a dover affrontare una forte opposizione interna quando cercò una strada negoziale. Questo è documentato.
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