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Un testo di Benito Mussolini del 1933 ("La dottrina del fascismo")

"Il fascismo respinge il pacifismo che nasconde una viltà di fronte al sacrificio"

Scriveva Mussolini: "Solo la guerra porta al massimo di tensione tutte le energie umane e imprime un sigillo di nobiltà ai popoli che hanno la virtù di affrontarla. Tutte le altre prove sono dei sostituti, che non pongono mai l'uomo di fronte a se stesso, nell'alternativa della vita e della morte".
21 agosto 2004 - Documento storico

"Anzitutto il fascismo, per quanto riguarda, in generale, l'avvenire e lo sviluppo dell'umanità, e a parte ogni considerazione di politica attuale, non crede alla possibilità né all'utilità della pace perpetua. Respinge quindi il pacifismo che nasconde una rinuncia alla lotta e una viltà - di fronte al sacrificio. Solo la guerra porta al massimo di tensione tutte le energie umane e imprime un sigillo di nobiltà ai popoli che hanno la virtù di affrontarla. Tutte le altre prove sono dei sostituti, che non pongono mai l'uomo di fronte a se stesso, nell'alternativa della vita e della morte. Una dottrina, quindi, che parta dal postulato pregiudiziale della pace, è estranea al fascismo cosi come estranee allo spirito del fascismo, anche se accettate per quel tanto di utilità che possano avere in determinate situazioni politiche, sono tutte le costruzioni internazionalistiche e societarie, le quali, come la storia dimostra, si possono disperdere al vento quando elementi sentimentali, ideali e pratici muovono a tempesta il cuore dei popoli. Questo spirito anti-pacifista, il fascismo lo trasporta anche nella vita degli individui. L'orgoglioso motto squadrista «me ne frego», scritto sulle bende di una ferita, è un atto di filosofia non soltanto stoica, è il sunto di una dottrina non soltanto politica: è l'educazione al combattimento, l'accettazione dei rischi che esso comporta; è un nuovo stile di vita italiano".

Note:

Sull' interventismo e sulla morte di Filippo Corridoni (1) scrisse Mussolini sul Popolo d'Italia nel 1917: «Ciò che v' è di eccezionale, di meraviglioso, nell'interventismo italiano, è il suo carattere popolare. Movimento di folle anonimo, non di partiti organizzati. E l'eresia che, per un miracolo nuovo, afferra le masse meno ortodosse del neutralismo conservatore, sovversivo, viene schiantata d'assalto. Nel Maggio del 1915 il popolo si riconcilia con la Patria e comprende, per una intuizione sicura, il valore grande di quel tesoro che aveva misconosciuto e disprezzato. Il popolo, che era stato da cinquant'anni un assente, rientra e s'inserisce nel corpo vivo della storia d'Italia. Gli uomini che danno la voce a questo movimento, sono dei fuorusciti, degli insofferenti, degli inquieti, ma sopratutto degli idealisti e dei disinteressati. L' interventismo porta alle origini questo sigillo di nobiltà. Che cosa chiedevano questi interventisti? Forse la guerra per profittarne? No; domandavano di combattere e si preparavano a morire. Affrontavano comunque l'ignoto. In questa guerra che deve decidere le sorti dell'umanità per almeno un secolo; in questa guerra eminentemente rivoluzionaria, non nel senso politicante della parola, ma per il fatto che tutto è in giuoco, che tutto è in pericolo e molto andrà sommerso, e molto sarà rinnovato, il posto di Filippo Corridoni non poteva essere fra i negatori solitari e infecondi in nome delle ideologie di ieri, o fra i pusillanimi che sono contrari alla guerra, perchè la guerra interrompe o turba le loro abitudini o documenta la loro infinita vigliaccheria».
Fonte: http://www.cronologia.it/storia/a1923g.htm

(1) Filippo Corridoni fu un sindacalista rivoluzionario inizialmente antimilitarista. Nell'aprile del 1907 fondò il foglio antimilitarista "Rompete le file" e nel maggio dello stesse anno venne arrestato perché sorpreso a distribuire quelle pagine "sovversive" ai soldati. Nel 1914 divenne con Mussolini un fervente interventista. Morì in guerra.
Cfr. http://www.comune.osimo.an.it/itcg/fcorridoni.htm

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