Gli effetti psicologici della guerra? Soldati stuprati a ripetizione
Scrive il Dr. Michele Giannantonio: "Esiste ormai una vasta e sufficientemente consolidata letteratura che conferma che in presenza di alcune situazioni traumatiche, specie se estreme e ripetute nel tempo (come lo stato di guerra e l’abuso sessuale intrafamiliare), si possano rilevare alterazioni neurologiche e biochimiche, la cui reale implicazione non è ancora pienamente compresa. Molte ricerche testimoniano alterazioni nel volume dell’ippocampo destro in reduci di guerre, in donne soggette ad abusi sessuali prolungati nel tempo, in persone sottoposte ad abuso fisico e psicologico protratto (van der Kolk, et al., 1997; Bremner, 1998; Krystal, et al., 1998; Bremner et al., 1998). Il Vietnam è stato una terribile esperimento in tal senso. E' infatti accaduto che fra i soldati statunitensi morti "per effetto della guerra" (war-related effects) 50 mila siano stati quelli morti in azioni militari e 60 mila per suicidio. Molti reduci sono rimasti così violenti da non essere in grado di reinserisri nella vita sociale e vivono rintananti in case isolate dove escono solo per ingaggiare scontri violenti con altre persone. Ma vi è stato anche chi ha saputo reagire e ha fondato nel 1967 Vietnam Veterans Against the War, un'associazione fondata da un gruppo di sei veterani del Vietnam che decisero di partecipare assieme ad una manifestazione pacifista (il loro sito è http://www.vvaw.org). La "rielaborazione del ricordo" degli orrori di una guerra è un grande problema. Questi "ricordi" hanno il potenziale di mettere radici nella memoria provocando la temuta sindrome da stress post traumatico, un disturbo mentale che affligge molti reduci del Vietnam, chi sopravvive a un incidente aereo, i sopravvissuti dell'11 settembre. Un gruppo di esperti di Harvard propone una "pillola contro i brutti ricordi". Dicono: "Troppa adrenalina dopo un evento traumatico crea una memoria eccessivamente forte, eccessivamente emotiva e troppo profondamente radicata. Il nostro obiettivo non è quello di far dimenticare ma di trasformare questa memoria "speciale" in una memoria "normale". Per ridurre l'adrenalina indotta dal trauma i medici di Harvard hanno somministrato a un gruppo di 40 pazienti per 19 giorni dopo il trauma un farmaco contro l'ipertensione noto come propranololo che interferisce con l'azione degli ormoni dello stress nel cervello. L'ipotesi di lavoro ha funzionato: una settimana dopo la fine della terapia gli individui che avevano preso la pillola erano in grado di raccontare l'evento traumatico di cui erano stati protagonisti senza sintomi da stress e, tre mesi dopo, con minor ansia. Ma questo metodo farmacologico ha generato reazioni critiche. Il Consiglio per la Bioetica della Casa Bianca ha avvertito: "Cambiare il contenuto delle nostre memorie alterandone le tonalità emotive, per quanto desiderabile per alleviare sensi di colpa o consapevolezze dolorose, potrebbe sottilmente cambiare chi siamo. Cancellare la memoria di esperienze terribili rischia di renderci insensibili alla sofferenza e alle ingiustizie di cui sono vittime gli altri".
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