Storia dell'obiezione di coscienza in Italia
I primi obiettori inquisiti furono due giovani, Rodrigo castiello (pentecostale) ed Enrico Ceroni (testimone di Geova). Il primo obiettore condannato alla reclusione fu Pietro Pinna (1949), il quale rifiutò di prestare il servizio militare. Nello stesso anno fu presentata la prima proposta di legge per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza. Negli anni successivi (1950-1960) molti altri giovani si dichiararono obiettori di coscienza soprattutto per motivi religiosi. Nel 1962 Padre Ernesto Balducci si schierò apertamente a favore dell'obiezione di coscienza, venne processato e condannato. Pochi anni dopo la stessa sorte toccò a Don Lorenzo Milani, che fu condannato per apologia di reato. Intanto, sempre negli anni '60, il Sindaco di Firenze, Giorgio La Pira, autorizzò la proiezione del film "Non uccidere" - incentrato sul tema dell'obiezione di coscienza - nonostante il divieto imposto dalla censura. Verso la fine degli anni '60 molti altri obiettori finirono in carcere, mentre al Parlamento vennero presentati diversi progetti di legge, dei quali però nessuno venne approvato. Il 1972 fu l'anno dell'approvazione della prima legge in Italia in materia di obiezione di coscienza. Il 15 dicembre, infatti, venne approvata la legge n.772. Nel corso degli anni, comunque, la "772" venne modificata in modo sostanziale da diverse sentenze della corte Costituzionale. Gli anni '70 furono contraddistinti da numerosi problemi relativi alla gestione del Servizio Sostitutivo Civile affidato al Ministero della Difesa - Direzione Generale Levadife. Solo nel 1977 furono emanate, con Decreto del presidente della Repubblica (n.1139 del 28/11/77) le norme di attuazione della Legge 772. Nel 1985 la Corte Costituzionale emise una sentenza storica (n.164/85) che legittimò l'obiezione di coscienza rispetto al diritto/dovere di difesa della patria sancito dalla Costituzione italiana. Nel corso dello stesso anno, ci fu un successivo intervento della Corte Costituzionale, la quale dichiarò che l'obiettore di coscienza non poteva essere "giudicato" da una giurisdizione militare, ma da quella ordinaria. Nel 1988 continuarono le richieste di Enti ed obiettori per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza come diritto soggettivo. Nel 1989 la Corte Costituzionale emanò un'altra importante sentenza (n.470/89) che dichiarò incostituzionale il principio secondo il quale gli obiettori di coscienza devono prestare un servizio sostitutivo civile più lungo di otto mesi rispetto al periodo del servizio militare. Nel 1991 i rapporti tra Ministero della Difesa - Dir.ne Gen. Levadife ed Enti diventarono sempre più difficili. Il 1992 fu un anno altrettanto importante poichè dopo nuerose vicissitudini venne approvata dal parlamento la riforma della Legge 772/72, ma l'allora Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, la rinviò alle Camere con messaggio motivato. Nel 1995 la riforma della Legge 772 venne approvata dal Senato, ma non dalla Camera dei Deputati. La riforma, quindi, rimase bloccata e la gestione del Servizio Civile e degli obiettori di coscienza continuò in modo appossimativo. Il 1998 fu finalmente l'anno nel quale venne approvata la nuova legge in materia di obiezione di coscienza. Era l'8 luglio del 1998 e la Legge è la n.230.
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Pietro Pinna
È un attivista della nonviolenza e viene riconosciuto come il primo obiettore di coscienza al servizio militare in Italia per motivi antimilitaristi e pacifisti. Pinna diventa uno dei più stretti collaboratori di Aldo Capitini, con cui organizza la prima Marcia per la Pace Perugia-Assisi nel 1961.Alessandro Marescotti
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