L'Arpa boccia tre volte il raddoppio dell'ENI a Taranto
A scuole ormai chiuse scopriamo che uno studente "molto importante" che ha avuto una brutta pagella: l'ENI. L'Arpa Puglia ha complessivamente "bocciato" il piano di raddoppio a Taranto della raffineria ENI-Agip con una relazione tecnica molto severa. La notizia è una novità importante quanto lo sono le motivazioni. Dallo studio dell'Arpa emerge infatti chiaramente che il raddoppio porterebbe ad un considerevole incremento delle emissioni di Co2 (anidride carbonica). Si stimano ben 547 mila tonnellate annue di Co2 per la produzione di energia e 157 mila tonnellate annue per gli altri nuovi impianti. Il tutto fa 704 mila tonnellate annue di Co2 supplementari per Taranto. Praticamente ogni tarantino avrebbe tre tonnellate e mezzo di anidride carbonica in più all'anno. Tali emissioni, sommate all'incremento delle emissioni di Co2 dell'Ilva, contribuiscono all'effetto serra e al surriscaldamento globale. Attenzione a non sottovalutare questo dato. Se non si interviene sull'effetto serra rimarremo senza acqua ogni estate. In questo periodo in cui Taranto è rimasta "a secco" dobbiamo riflettere per il futuro e agire per scongiurare il surriscaldamento del Pianeta. Quindi la bocciatura sull'incremento delle emissioni di Co2 è sacrosanta. Vi è poi la seconda bocciatura dell'Arpa perché il raddoppio comporterebbe un rischio supplementare di incidenti "che potrebbero derivare - si legge nella relazione dei tecnici - dall'inserimento di nuove unità, serbatoi ed interconnecting con una conseguente carenza negli aspetti di prevenzione dei Rischi Rilevanti". Non dobbiamo dimenticare che il raddoppio dell'Agip viene proposto proprio a ridosso del sito su cui è previsto il rigassificatore. La terza bocciatura è relativa all'incremento del traffico navale e da conseguente aumento del rischio di collisioni. In particolare il gruppo di studio dell'Arpa ha fatto propria la valutazione di un rischio più volte evidenziato da PeaceLink: il rischio nucleare a Taranto. Nello studio dell'Arpa si legge infatti: "Devono essere specificate le modalità di trasporto ai sensi dell'Adr/2005 e la regolamentazione in sicurezza del trasporto marittimo e delle merci, anche in considerazione del fatto che Taranto è una base Nato abilitata al transito di unità navali a propulsione nucleare, ufficialmente collocata nella lista dei porti a rischio nucleare". Grazie a questa valutazione ufficiale severamente critica, ritorniamo finalmente a considerare un dato di fondo: Taranto è città ad alto rischio di crisi ambientale. Lo ha detto il Legislatore il 13 novembre 1990. Eppure si continua ad ignorare la legge e a proporre per Taranto un ulteriore carico di inquinamento e di rischio. Per fortuna l'Arpa ci riporta con i piedi per terra fornendo, oltre a pareri scientifici e tecnici, anche un po' di quel buon senso smarrito da quei "politici" (in realtà così poco attenti alla "polis") che tacciono o, peggio ancora, acconsentono di fronte ad ogni pretesa vetero-industriale, negando in tal modo alla città un futuro più sano, più sicuro e più pulito.
Allegati
Peacelink, «Taranto continua ad essere una città ad altissimo rischio ambientale»
240 Kb - Formato pdfL'intervento di Peacelink su "il meridiano"
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