Ambiente e tumori: il nesso c’è e Taranto lo prova
Ora un luminare del Campus Bio-medico di Roma, il professor Bruno Fusco, ha chiesto collaborazione al sindaco Stefàno. La proposta: realizzare un’indagine epidemiologica dettagliata. Fusco mette a disposizione i mezzi e gli strumenti dell’Università di Salerno, dove insegna, e rilancia chiedendo, al tempo stesso, disponibilità alla città ad ospitare e collaborare con una equipe di giovani laureandi che realizzerebbero tesi di laurea ad hoc sulla città malata. L’obiettivo è quello di dimostrare su basi estremamente scientifiche che a Taranto, più che altrove, di inquinamento ci si ammala e, soprattutto, si muore. «Gli studi attuali - dice il professore - sono stati realizzati sempre a macchia di leopardo. Nessuno ha mai indagato a fondo sulla causa dei tumori che affliggono i tarantini. Noi vogliamo dimostrare che esiste una connessione tra inquinamento e malattie».
Il professor Fusco conosce bene Taranto. Originario di Maruggio, ha girato il mondo per acquisire esperienza e professionalità. Formatosi professionalmente, culturalmente, scientificamente presso la Clinica medica dell’Università di Firenze, Centro cefalee e del dolore, in tutti questi anni non ha mai dimenticato le sue origini. La sua grande occasione, qualche anno fa, negli Stati Uniti. A Seattle ha lavorato presso la più famosa «Pain Clinic» del mondo, dove oggi ancora opera come ricercatore e come clinico, con una licenza per l’esercizio medico concessa per accertati meriti professionali, concessione rarissima per uno straniero.
Oggi vorrebbe pagare il tributo alla sua terra. Il dottor Fusco ha chiesto collaborazione alla città e, ovviamente, anche alle autorità sanitarie. «Per realizzare un lavoro del genere noi dovremmo poter accedere al registro dei tumori, se esiste, oppure disporre delle cartelle cliniche dei malati e delle vittime di tumori che si sospetta possano avere un nesso con l’inquinamento atmosferico determinato dalla grande presenza industriale in città».
L’equipe del professor Fusco propone una ricerca su un campione sano ed una su un campione malato della popolazione. I due gruppi prescelti, selezionati in diversi quartieri della città, saranno tenuti sotto stretta osservazione. «È una ricerca elaborata e lunga. Ma è uno strumento che ci permetterà di capire anche come è possibile aiutare i tarantini a difendersi dall’im - patto inquinante delle industrie pesanti». A Genova, a Trieste, sono già stati realizzati studi del genere. «È stato dimostrato l’incremento dei tumori nelle aree industriali. Ma perché non farlo anche a Taranto, che è tra le città d’Italia più inquinate
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