Diossina, il Comune allo Stato: «Aggiornate le leggi sui controlli»
Il Comune chiede allo Stato di rivedere i valori delle emissioni di diossina, aggiornando i limiti sulla base delle nuove norme europee. Nella riunione di giunta in programma oggi, l’Amministrazione dovrebbe varare un atto d’indirizzo con una precisa richiesta al governo. Sarebbe questa la prima risposta di Palazzo di città al caso scoppiato dopo la pubblicazione dei dati raccolti dall’Arpa. Nel giugno scorso l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ha monitorato i camini dell’Ilva con risultati contrastanti. Da un lato, applicando la normativa italiana, la concentrazione della sostanza tossica registrata nei cieli di Taranto rientra nei parametri previsti dalla legge; ma riferendosi ai più restrittivi criteri europei la situazione si rovescia: le emissioni dell’Ilva superano i livelli di guardia. Per porre fine a questo paradosso Palazzo di città ha preparato l’atto d’indirizzo oggi all’esame del sindaco e degli assessori.
UNA RISPOSTA POLITICA
La decisione è ispirata dalla volontà di dare una risposta politica al problema. L’Amministrazione comunale non vuole fare del delicato binomio diossina-controlli e, più in generale, della questione ambientale degli spauracchi da cavalcare secondando la polemica e le prese di posizione istintive. Palazzo di città, almeno secondo le voci raccolte nei corridoi, preferisce inquadrare il problema, ragionando sui numeri senza prove di forza, ricorrendo agli strumenti politici del dialogo e del confronto. I protagonisti di questa strategia dovrebbero essere le istituzioni, ma anche i tecnici chiamati a mettere a punto soluzioni concrete che diano risposte e non producano dichiarazioni ad effetto cui ormai i cittadini, in materia ambientale, sono assuefatti da anni.
RADDOPPIO ENI E STRATEGIE DEL COMUNE
Un altro punto controverso, sul quale il Comune si sente di voler dare risposte, incalzando l’azienda, è quello delraddoppio Eni. L’Amministrazione sembra orientata a chiedere una riduzione immediata delle emissioni senza aspettare che il raddoppio sia effettivo. Palazzo di città non sarebbe favorevole ad una soluzione che dimezzi l’inquinamento solo con l’ampliamento dell’impianto.
LE CENTRALINE DI PALAZZO DI CITTA
C’è, oltre i controlli effettuati dall’Arpa, un’emergenza di grande attualità sempre legata al monitoraggio dell’aria. Chi ricorda la rete di centraline del Comune? Attualmente è fuori uso, ma basterebbero cifre non esorbitanti (20mila euro ad esempio) per riattivare la centralina mobile che negli anni scorsi rilevò i dati dell’inquinamento atmosferico in città. Una cifra più cospicua (intorno ai 200mila euro) servirebbe al ripristino dell’intera rete di controllo. L’Amministrazione sta cercando di individuare un canale di finanziamento adeguato per riprendere il monitoraggio atmosferico in tempi brevi.
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