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A sostenerlo è Aldo Pugliese, segretario regionale Uil, che condivide la posizione di Assennato

Diossina: "I controlli vanno fatti su tutti gli impianti dell'ILVA"

Per avere un quadro complessivo delle emissioni di diossina si dovrebbero fare i controlli su quasi tutti gli impianti: cokeria, acciaierie, altiforni e per finire sulle discariche.
21 settembre 2007
Aldo Pugliese

ILVA di Taranto Non ha dubbi Aldo Pugliese, segretario regionale della Uil, il quale continua incessante nel suo appello acchè Comune, Provincia, Regione e ministero dell’Ambiente «affrontino urgentemente la questione diossina». E a conforto delle sue argomentazioni il segretario della Uil regionale spiega che quando si parla di diossina «bisogna ricordare che quella analizzata è soltanto una parte di quella realmente prodotta all’interno dell’Ilva» perchè è prodotta «da tutti quei prodotti derivati dal petrolio: sostanze chimiche come plastica, pneumatici, cavi elettrici eccetera» ma anche «di rottami ferrosi, che vengono convogliati nei convertitori dell’acciaieria, dei trasformatori elettrici, che contengono apirolio».

Pugliese poi evidenzia il fatto che al sindacato risulta «che i tantissimi incendi verificatisi nell’Ilva hanno prodotto diossina e vorremmo sapere se le bonifiche sono state fatte in quegli impianti e come avviene lo smaltimento». Diossina che «è poi presente anche nelle centraline aerodinamiche degli impianti di laminazione e dei tubifici. Impianti e attività - aggiunge Pugliese - che producono il pcdd e il fluorobenzofaraonico».

Totale identità di vedute poi tra la Uil e il direttore di Arpa Puglia, Giorgio Assennato. «Se il camino dell`impianto di agglomerazione fosse situato in Friuli-Venezia Giulia - sottolinea infatti Pugliese - l`impianto di agglomerazione sarebbe già stato fermato. Lì infatti la Regione ha adottato il limite europeo di 0,4 nanogrammi a metro cubo per evitare che la diossina possa provocare cancro e malformazioni fra i nascituri».

Ragion per cui dal segretario regionale della Uil arriva l’appello alla Regione Puglia ad adeguarsi, così come ha fatto la Regione Friuli Venezia Giulia, al limite europeo di 0,4 nanogrammi.

«La legislazione italiana (precisamente il decreto legislativo 152/06) - ricorda Pugliese - “stranamente” non ha recepito il limite europeo ed è estremamente permissiva per le diossine tanto che se dal camino dell’impianto di agglomerazione dell’Ilva dovesse fuoriuscire l’intera diossina di tutti gli impianti industriali dell’Europa, l’impianto di agglomerazione dell’Ilva di Taranto paradossalmente continuerebbe a rimanere nei limiti previsti dalla legislazione italiana. È chiaro che tali limiti sono palesemente in contrasto con la salute dei lavoratori e dei cittadini e vanno subito aboliti».

Non solo, «è urgente - dice Pugliese - prescrivere subito, nell’ambito dell’Aurorizzazione Integrata Ambientale, le migliori tecnologie disponibili per abbattere le diossine. Già oggi sono disponibili tecnologie per abbassare le emissioni di diossine a 0,1 nanogrammi a metro cubo. Pertanto, - prosegue Pugliese - chiediamo a tutti coloro che ne hanno competenza di affrontare la questione diossina per l’adozione di tecnologie ecocompatibili che tutelino sia l’occupazione sia la salute, avendo presente che la situazione è ancora più grave se si considera che anche altri impianti producono diossina.

Ci rivolgiamo pertanto al Comune, alla Provincia e alla Regione perché si attivino immediatamente in tal senso. E chiediamo al Ministero dell’Ambiente - conclude il segretario della Uil Puglia - che all’autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), possano partecipare sindacati e cittadini con le loro proposte»

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