Taranto Sociale

Intervento di Mario Collura, Associazione TarantoViva

Chiusura della lavorazione a caldo ILVA?

"A Cornigliano sembra che posti di lavoro siano riusciti a non perderne. E naturalmente chiediamo che tutti, Comune, Arpa, Asl, Regione, Governo si assumano le proprie responsabilità e facciano la propria parte".
27 novembre 2007
Fonte: Corriere del Giorno

ILVA di Taranto Il Prof Pirro, su di una altra testata, cita la UILM che annuncia lotta per il mantenimento dei 17.000 posti di lavoro, fra dipendenti ILVA ed indotto, per cominciare a chiarire cosa a Taranto serve e cosa no. Continua dicendo che ILVA vuole costruire una Centrale che utilizza i gas di scarico dell’acciaieria per produrre energia investendo 700 milioni Euro, ma la Regione vuole in cambio la chiusura della Centrale ad Olio Combustibile esistente. Ed ancora: la Westland chiede di potere approdare con i suoi containers, ma non gli si amplia il 5° sporgente, la Nuovo Pignone &C vuole produrre infrastrutture rinverdendo i fasti della Belleli, ma ci vuole spazio di affaccio in porto e non glielo si dà e poi l’ENI che vuole fare il raddoppio e la si blocca. Ed infine addita la vera sconcezza “7 anni per riaprire un piano di Museo”.

Diagnosi: Immobilismo tarantino il male da battere, non la grande industria. Forse ha in parte ragione, ma ampliamo un pò la visuale.

E’ da controbattere che a Taranto aumentano coloro che si convincono di come lavoratori, ambiente e salute siano ostaggio dell’economia e del profitto. Senza nulla togliere alla liceità del profitto, in un paese civile dovrebbero però esistere ed essere rispettate delle regole, cosa che per 45 anni non è stata fatta.

Ebbene in questo disgraziato angolo d’Italia c’è chi inizia a chiedere regole e che queste siano fatte funzionare, cosiccome si vorrebbe che funzionasse anche tutto il resto. Dunque accordo pieno con chi dice che bisognerebbe insorgere contro l’immobilismo. Ma partendo da dove? Dal deserto di regole e dall’assenza di tutele ambientali e sanitarie? Abbiamo per caso una AIA per l’ILVA-SANAC-CEMENTIR-ENIPOWER? Ci sono forse state delle valide intese per il risanamento ambientale? Hanno prodotto risultati? Per caso risulta a qualcuno un calo degli inquinanti a Taranto?

Non ha forse il database INES-EPER , con autocertificazione delle stesse industrie del polo tarantino, evidenziato un continuo incremento della polluzione ambientale in tutte le sue forme? Le polveri in atmosfera a Taranto sono divenute basse secondo le centraline di rilevamento cittadine? E’ pervenuta alla Asl di Taranto la notizia dell’abbondanza di inquinanti pericolosi nell’ambiente in cui vivono i soggetti che la ASL stessa dovrebbe tutelare? Ha forse la ASL disposto studi epidemiologici per la verifica della diffusione di malattie e morti? Ha disposto accertamenti mirati a testare la presenza di microinquinanti negli alimenti, o nel sangue dei tarantini? Forse la ASL attende l’Arpa, la quale attende di avere fondi per risorse umane e strumentali? Risposta: i tarantini stanno già verificando sulla propria pelle cosa è l’immobilismo.

Ebbene con l’inevitabile contrarietà del proteiforme Golia, Davide sta balbettando parole semplici. Vorrebbe una Taranto diversa. Non è folle pensare ad un Meridione d’Italia che riesce ad andare avanti scrollandosi di dosso il grosso inquinamento industriale. Parliamo di economia? Non si può pensare che una parte dei tarantini abbia deciso di buttare a mare 17.000 famiglie. Davide vorrebbe che ripartisse la grande metalmeccanica tipo Belleli, che si creassero tante altre iniziative eco-compatibili se solo ce ne fossero. Ma il messaggio che inizia a partire dal basso, più tardi che mai, è che sia chiaro per politica ed imprenditoria che non si può perseverare a maltrattare ambiente e salute a Taranto. Lo si è fatto per troppo tempo.

C’è chi denuncia a Taranto più morti ed ammalati che altrove per patologie respiratorie, oncoematologiche ed anche per gravi patologie infantili. Con tutte queste premesse si cerca una via d’uscita. La richiesta di chiusura della produzione siderurgica a caldo, tutt’altro che provocatoria, con i dovuti contrappesi socio-occupazionali, risolverebbe una ampia parte dei problemi ambientali.

In presenza di referendari che vogliono porre quesiti di questa natura, interroghiamo gli economisti industriali per sapere cosa ne pensano delle possibili ricadute occupazionali di questa ipotesi E’ possibile avere una stima oggettiva e non allarmistica? Vogliamo sentire due o tre campane? A Cornigliano sembra che posti di lavoro siano riusciti a non perderne. E naturalmente chiediamo che tutti, Comune, Arpa, Asl, Regione, Governo si assumano le proprie responsabilità e facciano la propria parte!

Nel frattempo bisognerà fare fatica a convincere i malcapitati turisti a trascorrere le proprie vacanze a Taranto nelle condizioni in cui si presenta. Va bene la visita al Museo, poi tutti via di corsa sul pullman verso i presepi salentini…

Dr. Mario Collura
Ass.ne TarantoViva

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