Il sindaco ha enormi poteri per vincolare l'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) dell'Ilva subordinandola all'adozione di particolari tecnologie sia di filtraggio dei fumi sia di monitoraggio in continuo degli inquinanti più pericolosi come la diossina.
13 marzo 2008
Giovanni Matichecchia, Alessandro Marescotti
Sus'a tign' a capa malat'. Tra i mille adagi, la saggezza popolare ne aveva inventato uno che definisce bene l'attuale situazione tarantina: Sulla tigna, la capa malata.
Il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno
La tigna è l'abbondanza di diossina straripante. La capa malata? La volontà di aggiungere un inceneritore comunale di imminente apertura. Questo nuovo fronte ambientale aggrava obbiettivamente il quadro ma la somma, come in molti altri casi, non dà il totale. Insomma 2 + 2 non farebbe 4 ma molto di più. Peraltro, bisogna aggiungere la classica beffa. Oggi infatti sappiamo che la diossina, il 90% della produzione industriale italiana (stimata nel registro Ines) avviene in riva allo Ionio, ha la sua fonte nell'Ilva di Taranto. Ora, aggiungere diossina alla diossina è soltanto da irresponsabili. Ma la beffa non finisce qui. Quando sarà operativo l'inceneritore, notoriamente produttore di ceneri alla diossina e di nanopolveri, è facile ipotizzare l'avvio di strategie di "scaricabarile". Inquina più questo che quello; io ho ridotto, quell'impianto no; la diossina privata danneggia, quando era pubblica tutti stavano zitti. Questo è il quadro. A cui si aggiunge l'assenza di un sistema di monitoraggio in continuo della diossina. E per di più spicca l'assenza di una mappatura del territorio per verificare come oggi è sono distribuite diossine e PCB nei terreni comunali e provinciali. Come faremo, se dovesse attivarsi l'inceneritore, a capire se la situazione è peggiorata e di chi è la responsabilità? Come potremo capire quanta diossina "del tipo" Ilva si è depositata e quanta "del tipo" inceneritore è ricaduta sui campi se non facciamo oggi la mappa della situazione? La domanda è: che cosa fa il nostro sindaco? La massima autorità cittadina in tema ambientale? Che cosa aspetta a convocare i cittadini per vedere cosa pensano della riattivazione dell'inceneritore? Nessuno di noi dubita, almeno fino ad oggi, della buonafede del sindaco. Val la pena ricordare che molti disastri avvengono anche nella più perfetta buona fede di chi doveva ed ha omesso. Purtroppo a Taranto non ci sono più le condizioni per la buona fede di nessuno. Il grado di consapevolezza intorno ai temi ambientali continua a crescere e un serio amministratore non può più opporre la buona fede ai guasti della salute della sua gente. Il sindaco ha enormi poteri per vincolare l'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) all'Ilva subordinandola all'adozione di particolari tecnologie sia di filtraggio dei fumi sia di monitoraggio in continuo degli inquinanti più pericolosi come la diossina. Caro sindaco, che cosa aspettiamo? Timore reverenziale per il capitale? Paura del ricatto occupazionale? Il prevalere delle logiche del potere? Occorre uscire dalla rocca di osservatore e schierarsi, veramente, fino in fondo, inequivocabilmente, dalla parte della gente.
La collaborazione con PeaceLink è cresciuta da controlli sui dati ambientali a un sistema continuativo di analisi e allerta. Omniscope prepara e conserva il dato; PeaceLink lo porta nel confronto con cittadini, giornalisti e istituzioni. E così le informazioni diventano accessibili e verificabili.
E' stata richiesta all'Associazione PeaceLink una memoria con le osservazioni all'ultimo decreto legge del Governo. Si allega a questa pagina web il testo che abbiamo elaborato per i deputati della Commissione Finanze.
Ho assistito al calvario dei miei cari e anche di chi ho conosciuto solo in un letto di ospedale. Quello che negli anni ho visto nel reparto di Oncologia di Taranto, il via vai di malati sempre in aumento, e la drammaticità del loro ultimo respiro.
Il parere dell’avvocato Maurizio Rizzo Striano (associazione Genitori Tarantini) sul decreto della Corte d’Appello di Milano che impone il fermo delle emissioni nocive alla salute dell'area a caldo dell'Ilva di Taranto entro 90 giorni
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