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«Taranto Futura risponde alla missiva pro-ILVA di Pirro»

Il Comitato Taranto Futura risponde a Federico Pirro. Dal professore solo risibili e sorprendenti vacuità, da non meritare alcun commento, ma da interpretarli come una farneticante pretesa di raccolta fondi d’aiuto a sostegno del sig. Riva.
9 aprile 2008
Claudio Monteduro (Comitato Taranto Futura)

- Non potevamo non rispondere facendo passare sotto silenzio l’intervento del sig. Federico Pirro pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno del 4/04/2008, del quale in verità non se ne sentiva il bisogno, e col quale ha inteso esprimere un suo parere sulla nostra iniziativa del referendum agli abitanti di Taranto per chiedere loro la chiusura dell’ILVA.

Vedremo in ogni caso se questo comitato sarà solo un “gruppo (ristretto) di rappresentanti della società civile che vorrebbero raccogliere firme per l’indizione di un referendum (consultivo) sull’argomento”, come ,riportato tra virgolette, lui lo definisce.

Ben altri sproloqui del tipo: “abbassare l’inquinamento costa molto alle aziende: bisogna aiutarle” sono perlomeno di una risibile e sorprendente vacuità, da non meritare alcun commento, ma da interpretarli come una farneticante pretesa di raccolta fondi d’aiuto a sostegno del sig. Riva.

Come dire, concedetecelo, oltre al danno la beffa. Ricordiamo al sig. Pirro che scegliere di venire ad abitare nella nostra città non gli sarebbe impedito, lo accoglierebbe quella parte di cittadini (ce ne sono ?) che sono convinti come lui che l’ambiente sia sufficientemente sano per sopportare ancora per “un altro anno e chissà per quant’altri” le emissioni senza controllo, non solo dell’industria siderurgica. Non è evidentemente informato, dell’ulteriore proroga dell’autorizzazione della AIA (Valutazione dell’impatto ambientale) scaduta il 31 marzo.

Ci soccorre il dubbio che tali dichiarazioni populiste abbiano ben altri significati espresse nel momento elettorale, suggerite dall’interesse per ambizioni politiche del candidato Federico Pirro al parlamento, se siamo ben informati, oggi consigliere comunale di Bari, già giornalista Rai, ora in pensione. Se analizziamo, per noi, altre irriflessive asserzioni tipo : Chi dice di voler chiudere l’Ilva non offre alcuna prospettiva alla città. Senza industria, il Sud e Taranto non hanno futuro. È bene che tutti ne prendano atto (per sempre) perché chi tentasse di imporre la dismissione della fabbrica, dovrebbe scontrarsi con la marea umana di oltre 13 mila tute verdi che questa volta-insieme a impiegati, dirigenti ,quadri e dipendenti dell’Ilva e delle aziende dell’indotto- manifesterebbero con ben altra forza rispetto a quella tenera e gentile dei bambini secondo una interpretazione meno miope potremmo definirle una sorta d’intimidazione e di sottesa sollecitazione a rischiose ribellioni di tipo rivendicativo.

Sarebbe interessante avere un parere di esperti di diritto per accertare se tali supposizioni possano essere passibili, almeno, di una reprimenda. Altra assurda conclusione quella: “non sfugge a nessuno che tutti gli interventi tecnologici da completarsi per abbattere le emissioni nocive nei vari stabilimenti hanno costi che non possono essere posti a carico solo dei bilanci delle aziende che dovrebbero realizzarli, perché esse - già gravate da costi elevati di energia, lavoro e trasporti – devono poi competere con concorrenti di Paesi ove sono quasi inesistenti determinate sensibilità ecologiche”, che ci fa dubitare sulle competenze e sulle opportune informazioni che si dovrebbero avere nel fare valutazioni di tale inconsistenza.

Non ci trova disposti a condividere le ultime conclusioni dove si chiede se non sarebbe il caso di destinare non restituendo i quasi 500 milioni di fondi 2000-2006 dell’Unione Europea non investiti dall’Acquedotto Pugliese, investendoli invece per finanziare il processo di disinquinamento che dovrebbe essere a carico di chi inquina e non sottrarli ad altri investimenti nel rispetto dei regolamenti comunitari.

Ebbene, abbiamo sempre affermato,di aver messo in conto che oltre come provocazione, la nostra iniziativa sarebbe apparsa a tanti come un progetto elaborato da persone portatrici sane di una lucida follia. Follia a nostro avviso è continuare a inquinare e a condannare , è accertato, chissà quant’altri a morire di tumori e non pagare o far pagare ad altri i conti del disastro ambientale.

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