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Possiamo sapere dello stronzio non della diossina nel latte

Vari esperti hanno teso subito a minimizzare dicendo che ormai la diossina si è infiltrata ovunque e che è praticamente "normale" trovarla anche nel latte materno. Questa "rassicurazione" non tranquillizza per nulla.
16 aprile 2008
Fonte: Corriere del Giorno

Caro direttore,
Latte alla diossina afferro una bottiglia di acqua minerale. Leggo l’etichetta: ci sono tracce di "stronzio". Scruto l’etichetta di una busta di latte per vedere se ci sono tracce di diossina: niente. Questa "parolaccia" non è citata in nessuna confezione di latte. Eppure non è escluso che si possano riscontrare tracce di diossina nel latte. Le analisi commissionate ad un laboratorio specializzato dall’associazione "Bambini contro l’inquinamento" hanno confermato l’"intrusione" di diossina nel latte materno a Taranto.

Vari esperti hanno teso subito a minimizzare dicendo che ormai la diossina si è infiltrata ovunque e che è praticamente "normale" trovarla anche nel latte materno. Questa "rassicurazione" non tranquillizza per nulla. Spinge anzi a porre delle domande più generali sulla sicurezza alimentare del tipo: il latte che beviamo in che misura contiene tracce di diossina?

Che effetto può produrre il fenomeno di bioaccumulazione di questo cancerogeno che entra in gran parte nel nostro corpo attraverso l’alimentazione? E poi, scusate il qualunquismo, personalmente mi chiedo anche come mai "quelli" che ho votato in tutti questi anni si sono occupati più del sistema elettorale che del sistema dei controlli del latte che bevevamo.

Per fortuna al controllo del latte ci hanno pensato le istituzioni europee, sulla spinta evidentemente dei "popoli del Nord". Dal 2006 le aziende che portano il latte sulle nostre tavole sono tenute – sulla base di un regolamento europeo - a controllare se c’è diossina. E’ un autocontrollo. Ma sulla confezione non posso leggere i risultati di questo autocontrollo. E non so se la diossina riscontrata è uno "zero assoluto" o se arriva ad esempio al 99% rispetto al limite di legge. Se lo potessi sapere potrei fare un confronto fra le varie marche.

Potrei scegliere questa anziché quella sulla base di informazioni scientifiche piuttosto che di una pubblicità in cui un signore con i baffi mi dice - come se fosse il mio maggiordomo - che mi sta offrendo "il latte della Lola" e che quindi è un latte "Alta Qualità". Io non voglio sapere che la "mia mucca" si chiama Lola, voglio invece sapere se c’è diossina o no. E vorrei andare dalla mucca Lola, come consumatore, ad assistere al prelievo del latte da parte dell’azienda che me lo porta nel negozio dove lo acquisto come "Latte Alta Qualità". E vorrei conservarne una bottiglietta – di quello stesso campione – in modo da poter fare un controllo indipendente di raffronto. Solo così posso essere assolutamente fiducioso che quel latte il latte che bevo è proprio quello della Lola e che in quel latte la diossina non c’è o che c’è in tracce infinitesime, di cui però posso leggere i valori per fare le mie comparazioni con altre marche di latte.

Solo così si può innescare una concorrenza virtuosa fra chi ci porta il latte in tavola. Solo così noi consumatori potremo scegliere non sulla base di pubblicità beffarde ma sulla base di informazioni scientifiche relative alla sicurezza alimentare. Solo così i produttori di latte sceglieranno foraggi sicuri e esigeranno un ambiente sano e non inquinato dove poter condurre le proprie attività zootecniche.

Un cordiale saluto
Alessandro Marescotti
PeaceLink

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