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Il Tar: «Valido l´accordo per l´Ilva»

I giudici hanno respinto la richiesta presentata dall'associazione Taranto Futura. La Regione: avanti con il cronoprogramma sulle emissioni, bisogna ridurre le diossine altrimenti lo stop è inevitabile".
5 giugno 2008
Piero Ricci
Fonte: Repubblica

- L´accordo è valido. Il Tar di Lecce ha respinto la richiesta di sospensiva dell´associazione "Taranto Futura" che ha impugnato il patto anti-inquinamento sull´area industriale di Taranto, firmato ad aprile da ministero dell´ambiente, Regione Puglia, Provincia di Taranto, Comuni di Taranto e Statte e di tutte le grandi aziende operanti nel capoluogo jonico, Ilva inclusa. I giudici amministrativi salentini decideranno poi nel merito. Intanto negando la sospensiva, l´accordo di programma resiste al primo anche se non definitivo colpo.

Alla Regione, che pure si è costituita in giudizio in difesa dell´accordo, tirano un sospiro di sollievo. Ma anche prima che in serata si sapesse del pronunciamento dei giudici, non ne faceva più nemmeno una questione di Tar. «È bene che si sappia e che lo sappia soprattutto l´Ilva: con o senza accordo, se non arriva il cronoprogramma sulla riduzione delle emissioni inquinanti, si possono scordare che la Regione possa dare il suo assenso all´autorizzazione integrata ambientale», aveva affermato l´assessore all´ecologia, Michele Losappio. Che a rilasciare l´Aia sia poi il ministero, per Losappio è un dettaglio: «Tutta la storia del rigassificatore di Brindisi, dimostra che la Regione può essere un cliente scomodo».

Ma la lettera che gli è arrivata il 28 maggio, via fax, nel suo ufficio in via delle Magnolie nella zona industriale di Bari, è stata una doccia fredda: «È una sospensione unilaterale». Di fatto, è come se il colosso siderurugico che domina Taranto e la sua area industriale, si fosse sfilato dall´accordo che all´inizio di aprile, firmò insieme ad altre grandi aziende come la Cementir, l´Edison, l´Eni, l´Enipower, la Sanac. Se l´Ilva si sfila da quell´accordo, non è per quella via che a Taranto potranno sapere come e quando liberarsi della cappa di diossina che promana dai camini dell´ex Italsider, come periodicamente accerta l´Arpa, l´agenzia regionale per la protezione dell´ambiente.

L´Ilva ha provato a tranquillizzare in tutti i modi i suoi interlocutori istituzionali. La Regione Puglia, soprattutto, che è andata giù duro, dopo l´arrivo del fax. Il governatore Nichi Vendola ha scritto al patron Riva per dirgli che non c´è più tempo da perdere». «Occorre che l´Ilva non giochi su tavoli diversi», ha ammonito Vendola. E il sospetto di sponde ministeriali, dopo la staffetta tra Alfonso Pecoraro Scanio, che firmò l´accordo, e Stefania Prestigiacomo, è forte nell´entourage di Losappio. Il pretesto è dato dal decreto legge sull´emergenza rifiuti in Campania che tra l´altro «smantella - dice l´assessore pugliese - la Commissione Via», sulla valutazione d´impatto ambientale del ministero dell´ambiente.

Secondo il decreto, il comitato passerà da 60 a 50 componenti che - dice Losappio - verranno nominate ex novo dal ministro Prestigiacomo entro 30 giorni». «Siamo di fronte - aggiunge - ad un caso di spudorato spoils system che merita qualche considerazione su come il nuovo governo interpreta la continuità istituzionale e riconosce il lavoro svolto».

Cosa tutto questo possa riguardare il caso Ilva, è presto per dirlo. Ma per Losappio, la comunicazione dell´Ilva rimane «inspiegabile». «In casi come questi, è già capitato che i passi formali siano preceduti da alcuni passaggi informali, ma questa volta nulla», osserva Losappio. L´Ilva, intanto, dopo aver ribadito che il fax aveva solo valore formale, insiste. Ha chiesto un incontro con la Regione per spiegare la sua posizione. L´incontro si farà: l´appuntamento tra i dirigenti dello stabilimento di Taranto e l´assessore pugliese, è in programma lunedì prossimo. Il responsabile dei rapporti istituzionali dell´Ilva, Girolamo Archinà, ha spiegato che quel fax è arrivato il giorno prima della scadenza prevista dall´accordo, entro la quale le aziende avrebbero dovuto presentare i rispettivi programmi di interventi per ridurre le proprie emissioni inquinanti e in cambio avere la certezza di ottenere l´Aia in 300 giorni.

Ora le certezze che insegue quell´accordo, sono intatte. Le istituzioni sono certe di avere tutti insieme i piani di interventi delle aziende. E le aziende hanno la certezza di ottenere le rispettive autorizzazioni integrate ambientali in dieci mesi. Uno sforzo «titanico», non esitano a definirlo nell´assessorato Losappio. Anche in termini economici: ci sono 78 milioni di euro di parte pubblica per le bonifiche, molti più dei 56 previsti dalla vecchia intesa Regione-Ilva, poi decurtati perché il Comune di Taranto risultò inadempiente. Tutto, per qualche ora, ieri, ha rischiato di saltare.

Losappio ne ha anche per le associazioni che hanno promosso il ricorso. «Le intempestive quanto controproducenti iniziative di qualche comitato rischiavano di trasformarsi in uno splendido assist», commenta Losappio. Nel capoluogo tarantino ci sono altre associazioni ambientaliste che condividono le preoccupazioni della Regione. Come "Taranto Viva". «La Regione continui su questa linea - scrivono in una nota - per un dialogo costruttivo con Ilva che abbia scadenze precise, monitorabili e che preveda la presenza di un´adeguata ritorsione da parte di Regione ministero, in caso di inadempienze».

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