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«Niente arsenico lontano da Cerano»

Lo affermano le analisi dell'Arpa sui terreni fuori dalla cinta industriale
Le aree agricole attorno agli impianti a Santa Lucia sono inquinate e il sindaco ha vietato coltivazioni e raccolta di prodotti.Per l'Enel le sostanze nocive attorno alla centrale sono comuni anche al resto della provincia. Si riaprirà dunque un conflitto di cifre con Enel?
9 ottobre 2008
Marcello Orlandini
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

BRINDISI — I valori di fondo delle aree agricole del Brindisino sono puliti e non presentano alcuna concentrazione di arsenico e metalli pesanti oltre i limiti di legge, come invece è stato riscontrato nei terreni attorno agli impianti Enel a S.Lucia e Cerano. Con questo rapporto, consegnato l'altro ieri sera al ministero dell'Ambiente, l'Arpa, che ha svolto 92 campionature tra il confine sud della provincia e la fascia collinare, smentisce ogni tesi circa la «normalità» dei dati rilevati nell'area dove dal 28 giugno del 2007 sono vietate, con ordinanza del sindaco Domenico Mennitti, coltivazioni e raccolta dei prodotti.

A sostenere che attorno alla centrale di Cerano e al nastro trasportatore del carbone (13 chilometri dal porto alla termoelettrica Federico II) non vi è inquinamento, e che i parametri di sostante chimiche rilevati sarebbero quelli comuni a tutte le altre zone del Brindisino e del Salento, era stata proprio l'Enel, in ultimo il 18 marzo scorso con la presentazione di uno studio commissionato ad alcuni accademici. «Studio reso necessario perché le concentrazioni di alcuni metalli (stagno, berillio, vanadio e arsenico) oggetto di analisi da parte di Sviluppo Italia nei terreni limitrofi al nastro trasportatore di Cerano, sono stati impropriamente confrontati era stato sostenuto da Enel in conferenza stampa - con i valori limite stabiliti per i siti ad uso verde pubblico, privato e residenziale, senza nessuna considerazione dei valori naturali dei terreni».

Ora i valori naturali dei terreni sono stati misurati, e appare chiaro, hanno detto i rappresentanti dell'Arpa, che i dati di Sviluppo Italia, convalidati a suo tempo dalla stessa Agenzia regionale per la protezione ambientale, non erano errati. Si riaprirà dunque un conflitto di cifre con Enel? Forse no, e per due ragioni. La prima è che l'altro ieri sera al ministero, nel corso della stessa sessione della Conferenza permanente dei servizi sui siti inquinati di interesse nazionale, il rappresentante del Commissario straordinario per l'emergenza ambientale in Puglia, Antonello Antonicelli, ha chiesto al ministero la possibilità di giungere ad una modifica dell'ordinanza sindacale, per consentire la coltivazione di produzioni no-food e dare il via libera perciò al piano Enel da 8 milioni di euro, che per 10 anni ristorerebbe il reddito dei 73 aziende agricole bloccate. Quindi si smusserebbe il conflitto sociale.

Secondo e più importante motivo, quello di una possibile adesione di Enel al famoso Accordo di programma quadro nazionale per le bonifiche a Brindisi, che l'azienda aveva invece impugnato davanti al Tar, proponendone la sospensiva.
Enel recentemente ha chiesto la ministero di poter utilizzare propri terreni all'interno del perimetro di Cerano, al fine di costruire l'impianto sperimentale da 70 milioni di euro per la cattura dell'anidride carbonica col metodo dell'ossicombustione del carbone.

Ma da Roma è giunto un no secco: prima le bonifiche. Considerando che l'adesione all'accordo consente di scaricare dai costi di bonifica le somme degli investimenti programmati, forse ad Enel conviene fare un passo in tal senso. Anche perché i dati delle indagini commissionate dall'azienda - mai notificati ai governi territoriali - non hanno certo la valenza legale e convenzionale di quelli del-l'Arpa, che ha agito su mandato istituzionale. L'inquinamento dei terreni di Cerano è antropico, e in quella zona si sono svolte solo due attività: quelle agricole e quelle di trasporto del carbone.

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