Taranto Sociale

«Emissioni, occhi puntati sull'Enel»

Vendola «L'Ilva e l'Enel o hanno preso tanto e ora ci aiuteranno a risanare. Questo non significa guerra all'industria». «Svegliamoci e riappropriamoci dei nostri luoghi». E' l'appello di Nandu Popu dei «Sud Sound System»
23 novembre 2008
Lorena Saracino
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

- BARI — «Spero di tornare a vedere le nuvole bianche in quella città, non cieli rossi. Per me che scrivo in campagna è impensabile quell'inferno». Quando Nando Blasi, più noto come Nandu Popu portavoce dei Sud Sound System, ha pronunciato questa frase, ieri pomeriggio, nell'atrio della presidenza della Regione sul lungomare di Bari seduto accanto al presidente Nichi Vendola - non stava citando brani del nuovo lavoro del gruppo musicale cult salentino. Ma parlava di impegno sociale: quello di chi sta spendendo la propria faccia come testimonial - insieme a Caparezza - perchè i tarantini possano tornare a rivedere il vero colore del cielo. E la faccia, la sua, è di quelle scavate e pietrose come le chianche salentine. Quelle che nel dna conservano inconsapevolmente la saggezza antica dei vecchi pastori, attraversata però da un raggio di modernità che a queste latitudini prende il nome di ribellione: «Dobbiamo svegliarci. Dobbiamo essere vigili nella nostra terra.

Passando davanti all'Ilva, qualche giorno fa, mi sono detto: la stessa puzza di Cerano. Eppure, una volta, quella era la Magna Grecia. Ci trattano da ignoranti, capite? E forse hanno ragione. C'è stata noncuranza e non è vero che viviamo ancora sotto il sole». Non sarà un caso - e lo ha spiegato il presidente Vendola seduto accando agli assessori Losappio e Pelillo, al responsabile scientifico di Legambiente, Stefano Cianfani e al regista Alessandro Longiu che dopo l'Ilva, l'attenzione della Regione si concentrerà sull'Enel e sulla centrale del Brindisino. «Non abbiamo trattato l'Ilva con i guanti bianchi e il nostro prossimo cliente è l'Enel spiega Vendola - non avremo due pesi e due misure».

Controllo delle emissioni per l'Ilva secondo la normativa europea e riduzione del 30% dell'uso del carbone per Cerano. «Vedete, dobbiamo far crescere un dibattito molto alto sul futuro che ho già avviato con i rettori delle università di Puglia. Sulla riconversione produttiva. Il problema è ciclopico e deve essere affrontato a partire dai luoghi della ricerca e della conoscenza. L'Ilva e l'Enel che tanto hanno preso ai nostri territori ci aiuteranno a risanare».

Questo non significa, però, guerra all'industria. L'economia senza industria non ce la fa, Vendola lo sa bene. E' convinto, però, che esista un modo meno devastante di fare impresa. Quella del futuro per il governatore «è fatta di fonti rinnovabili, solare, eolico », settori nei quali - nonostante l'ostracismo del Governo attraverso il taglio delle risorse - la Puglia intende essere la prima regione italiana, anche mettendo in piedi fabbriche di componentistica in questi settori. «Solo così si può alzare la voce - spiega Vendola - e contare.

Non si può affrontare la crisi dei mercati finanziari rinviando la crisi ambientale, non c'è tempo. E le due cose si tengono insieme. Vorrei anzi sottoscrivere col ministro Prestigiacomo questo percorso, perchè serve una gigantesca opera di bonifica ». Quando l'arte sposa la politica, come ieri in Regione, sognare non costa. «L'arte - spiega Vendola - è una bussola che ci manda a dire che si può immaginare lo sviluppo senza ferire la bellezza». «E l'unione fa la forza», gli fa eco Nando Popu.

Ma non si tratta solo di sogni. Il governatore fa sul serio e vuole trasformare la battaglia a Taranto contro le emissioni nocive in una battaglia-simbolo contro la diossina e per l'"economia pulita". Di fronte, dall'altra parte, ha la più grande fabbrica d'acciaio d'Europa e il perenne ricatto di 25mila posti di lavoro a 1.600 euro al mese, se va bene, in un'area disperata. «Ci siamo permessi di alzare la voce non contro l'Ilva, non contro la fabbrica e il lavoro, non contro il Governo, ma contro l'idea che in una sola città e in una sola produzione si possa concentrare il 90% di tutta la produzione di diossina in Italia».

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