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Lettera aperta agli amici del sindacato ionico

Attenti al lupo che si veste d'agnello

Non è vero che l'AIA "è di fondamentale importanza per rimanere competitivi in un mercato sempre più difficile". E' vero esattamente il contrario: finora sono stati competitivi, facendo utili in quantità enorme, proprio perchè non hanno fatto nei tempi giusti, fissati dalle norme e rispettati dalla concorrenza, quanto avrebbe reso ambientamente autorizzabile lo stabilimento di Taranto
1 luglio 2011
Biagio de Marzo (Presidente Altamarea)

Ilva pronta ad investire un miliardo ma serve l'AIA" è il titolo dell'articolo di Michele Tursi sul Corriere del Giorno del 30 giugno.

Mettiamo a tacere, a fatica, l'indignazione per la mistificazione della realtà e facciamo riferimento solo a quanto riportato da un giornalista autorevole e solitamente ben informato; vediamo se riusciamo a dare un contributo di chiarezza agli amici del sindacato verosimilmente spiazzati dalle sorprendenti dichiarazioni dei dirigenti Ilva.

Il sindacato aveva chiesto l'incontro con l'azienda per discutere in merito: alle polemiche sull'Autorizzazione Integrata Ambientale e relativa Conferenza dei Servizi a Roma del 5 luglio prossimo; al rapporto sull'indagine effettuata con il benestare della Procura della Repubblica di Taranto sul siderurgico, rapporto redatto dal Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Lecce; allo sforamento delle emissioni di diossina dal famigerato camino E 312 rispetto al limite della legge regionale. Ilva

Sembra che su questi importanti temi ci sono state le solite argomentazioni aziendali che sminuirebbero le oggettive responsabilità tecniche aziendali, come se i disservizi che continuano a manifestarsi derivino dal destino anzichè dal processo siderurgico che è fatto di impianti, procedure, uomini, comportamenti, ecc.. Messi da parte quegli impicci fastidiosi, l'Ilva ha indossato la pelliccia d'agnello e ha chiesto aiuto ai sindacati nei confronti del "lupo cattivo" che non permette il rilascio dell'AIA, che "sbloccherebbe oltre un miliardo di euro di investimenti ed un finanziamento della Bei (Banca Europea per gli investimenti) per l'ambientalizzazione dello stabilimento".

Amici del sindacato, perchè non avete chiesto ad Ilva di andare a rileggersi il testo della norma europea che, oltre una decina di anni fa, ha istituito l'AIA per tutte le aziende europee? Lì dov'è scritto che l'AIA è stata inventata per assicurare l'abbattimento dell'inquinamento di origine industriale? Lì dove è fissato il 30 ottobre 2007 come data ultima entro la quale tutte le aziende europee dovessero essere dotate di quell'autorizzazione? Perchè non avete chiesto di spiegarvi perchè hanno aspettato il 28 febbraio 2007 ultimo giorno utile per presentare la richiesta di AIA, mettendoci 8 anni per capire che da lì non si poteva sfuggire? Nonostante che per un paio di anni avessero lavorato sotto la guida del Ministero dell'ambiente per capire cosa fare? Avreste così compreso che non è vero che l'AIA "è di fondamentale importanza per rimanere competitivi in un mercato sempre più difficile". E' vero esattamente il contrario: finora sono stati competitivi, facendo utili in quantità enorme, proprio perchè non hanno fatto nei tempi giusti, fissati dalle norme e rispettati dalla concorrenza, quanto avrebbe reso ambientamente autorizzabile lo stabilimento di Taranto.

E anche la faccenda della BEI non sta come l'hanno raccontata loro.

Alla BEI, che è fatta di persone serie, prima di concedere un investimento vogliono capire bene con chi hanno a che fare. Per questo pretendono che venga esibita l'AIA, condizione sine qua non per ottenere il finanziamento. Per quattro anni, dal 2007, hanno tergiversato sullAIA con l'acquiescenza del Ministero dell'ambiente, ed ora, pressati dall'urgenza di ottenere un finanziamento (per fare cosa?) chiedono aiuto. Ed anche voi stessi, amici del sindacato, dopo 10 anni vi accorgete che siete stati esclusi dal procedimento dell'AIA? Un pò di autocritica non guasterebbe prima di dichiarare che "FIM, FIOM e UILM hanno condiviso l'impostazione dell'azienda, convenendo sulla necessità di rilasciare l'AIA", senza aggiungere alcunchè sulle condizioni alle quali l'azienda deve sottostare. AltaMarea da anni sta sollecitando le condizioni alle quali subordinare il rilascio dell'AIA e sta ripetendo le proprie opinioni sulle condizioni da porre, sempre con l'obiettivo di tutelare la salute e gli interessi dei cittadini che subiscono i guai di un insopportabile inquinamento di origine industriale e dei cittadini lavoratori che quei guai subiscono ancor di più perchè a diretto contatto con quegli impianti.

In AltaMarea molti hanno conosciuto quella fabbrica e la durezza del lavoro dipendente a qualunque livello, anche la durezza del lavoro dei dirigenti sindacali. Noi sappiamo da che parte stare, spesso poco capiti, anche da voi. Ma, come diceva qualcuno, non è mai troppo tardi.

 

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