Gli equivoci regressivi del mito spartano
Sto leggendo che a Taranto arriverà a ottobre la Spartan Race. Una competizione che rievoca ed esalta lo spirito militare degli spartani, che propone i percorsi di guerra dei marines e che vorrebbe far avvicinando i ragazzi allo spirito dell'addestramento militare.
Chi si è entusiasmato per quei percorsi militari è finito in Vietnam (o in Afghanistan) a fare la guerra con indomita convinzione, tornando a casa pazzo, violento, senza gambe e braccia.
Sparta sta inoltre diventando sempre più un modello di riferimento inquietante per i nuovi movimenti di estrema destra.
Ma veramente qualcuno pensa che questa corsa sponsorizzata in stile militare sia l'alternativa per Taranto? Così ci facciamo colonizzare dalle americanate che esaltano la forza fisica e l'addestramento militare alla Rambo.
Mi rivolgo a coloro che avevano meritoriamente proposto una interessante riscoperta delle radici storiche, anche spartane, della nostra città perché si oppongano a questa evoluzione di gusto pacchiano. Siamo in presenza di una manifestazione che considero davvero rozza e regressiva per come è vissuta a Taranto.
Inoltre è una manifestazione commerciale legata a sponsor multinazionali che è esportata in tutte le città del mondo e che quindi non valorizzerebbe Taranto ma la omologherebbe in un marchio commerciale globale, molto apprezzato dai cultori di una certa visione del mondo che non mi appartiene.
Io preferisco l'atletica leggera e le olimpiadi, nate per far gareggiare in uno spirito di pace. Quando furono create le olimpiadi, venivano fermate le guerre. E la prestanza fisica non era calata nelle sembianze dell'addestramento militare.
Così come aborrisco ogni sfilata militare, allo stesso modo mi sento lontanissimo culturalmente e ideologicamente dalla Spartan Race e dalla retorica guerriera che in vari casi la accompagna. E Taranto è fra questi.
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