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Il vecchio e il mare a Taranto. Lo studente e il pescatore.

Taranto vecchia ovvero la città sommersa

Simone Calienno studia Giurisprudenza e ha raccolto i ricordi di Pasquale, un pescatore sessantacinquenne di Taranto Vecchia che è disperato per l'abbandono al quale è destinato il molo di Via Garibaldi, e per il nostro mare che inizia a ribellarsi per gli eccessivi rifiuti.
Pasquale parla di quanto il mare sia inquinato e di quanto ciò ricada sulla pesca.
17 settembre 2016
Simone Calienno

Oggi ho parlato con Pasquale, pescatore sessantacinquenne di Taranto Vecchia. Fa questo lavoro da quando era ragazzino, e mi dice che il nostro mare prima era più pescoso. Non parla italiano, parla il dialetto - quello vero, non quello imborghesito della terraferma - e faccio fatica a capire alcune sue espressioni. Era come stare all'estero, insomma. Un viaggio a tre chilometri dal mio domicilio. Pasquale non è una persona colta, non ha studiato, ha una pensione di 500 euro al mese, un volto rugoso segnato dalle maree con due occhi così azzurri che sembrano quasi bianchi, e non ha più denti.  Vapore e mar piccolo

È Medaglia al Valor Civile per aver salvato una famiglia intrappolata in un'automobile finita in acqua. Con amarezza mi confessa che non riuscì a salvare una delle due figlie, la quale pagò col prezzo della vita la manovra azzardata del padre. Pasquale non ha più un timpano a causa del suo gesto eroico, e non capisce tutte le parole che dico. Alcune per lui sono troppo difficili, così cerco di semplificarle, dandomi al mio goffo dialetto imborghesito. Mi parla di quanto il mare sia inquinato e di quanto ciò ricada sulla pesca. Mi racconta di quando lavorava su una petroliera, del mondo che ha girato, di Venezia, dell'America, del pesce spada, delle mareggiate ioniche ed atlantiche, della sua barchetta con un modesto motore da 40 cavalli, delle mangiate di frutti di mare crudi, del tifo causato dalle cozze di alcuni anni fa. Ma è disperato per l'abbandono al quale è destinato il molo di Via Garibaldi, e per il nostro mare che inizia a ribellarsi per gli eccessivi rifiuti. Dallo sguardo infinito che racconta storie di uomini mai nati, si scorge lo sdegno per i suoi colleghi che fanno del mare una pattumiera, la rabbia per l'inquinamento industriale, l'indifferenza delle Amministrazioni degli ultimi anni. 

Pasquale non è felice, ma fra una sigaretta e l'altra sembra non esser capace di morire. È anche un gentiluomo: mi ha invitato a prendere un caffè nel magazzino dove lavora su Via Di Mezzo, ma non ho ben capito dov'è. Se i nostri destini vorranno, si incroceranno ancora.

Pasquale è una parte della parte del mondo della quale mai nessuno si ricorderà. Rappresenta la memoria storica di una civiltà sommersa, quasi totalmente estinta. Mi sembrava giusto lasciarne traccia, cosicché i posteri - attraverso queste parole - possano conoscere la storia di un uomo come un altro.

L'inquinamento nel Mar piccolo

Molti referenti istituzionali si sono soffermati sulle auto e su altri rifiuti "ingombranti" ritrovati nel Mar piccolo, quasi a voler accusare i tarantini dello stato di degrado, ma non bisogna dimenticare che in tutti gli studi effettuati finora dimostrano che nella laguna tarantina vi sono sostanze quali le diossine, il PCB che sono riconducibili all'Ilva e alla Marina Militare.
Il Mar Piccolo di Taranto: elaborazione di un modello concettuale finalizzato alla bonifica/messa in sicurezza del bacinoStudio a cura dell'Arpa Puglia e dell'Isprahttp://www.isprambiente.gov.it/files/eventi/eventi-2015/ricerca-siti-inquinati/Ungaro.pdf
Mappato il Mar piccolo: è una discaricahttp://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/video/mediagallery/5948/Mappato-il-mar-Piccolo--e.html

Nota a cura di Fulvia Gravame

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