L'azione civile inibitoria contro l'inquinamento dello stabilimento ILVA di Taranto
Genitori Tarantini in prima linea nella battaglia legale contro l'ILVA
Il 6 febbraio si terrà una importante udienza presso il tribunale di Milano relativa all'inquinamento causato dallo stabilimento ILVA di Taranto.
L'associazione Genitori Tarantini, insieme ad altri dieci adulti e un bambino, ha promosso un'azione inibitoria per chiedere l'interruzione dell'attività inquinante dell'area a caldo dello stabilimento siderurgico.
Nello stesso giorno, si discuterà anche l'ammissibilità della class action risarcitoria presentata da 136 cittadini tarantini.
Le associazioni unite di Taranto, tra cui Genitori Tarantini, Comitato Liberi e Pensanti, Peacelink, Lavoratori metalmeccanici organizzati, Anta e Sindacato Generale di Classe, hanno espresso cauto ottimismo in vista di queste importanti decisioni.
Dopo decenni di inquinamento e danni alla salute, queste azioni legali rappresentano una speranza concreta per un futuro di salute e lavoro sostenibile a Taranto, anche grazie alle recenti sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione europea e della CEDU.
L'impegno degli avvocati dell'associazione Genitori Tarantini
Gli avvocati dell'associazione Genitori Tarantini hanno svolto un ruolo fondamentale nel promuovere queste azioni legali, lavorando per tutelare la salute dei cittadini e l'ambiente di Taranto. La loro competenza e dedizione sono state cruciali per portare avanti questa battaglia legale e ottenere importanti risultati. Gli avvocati sono Ascanio Amenduni e Maurizio Rizzo Striano e si stanno offrendo gratuitamente in questa azione civile.
Il tipo di azione legale
L'azione intrapresa è un'azione civile inibitoria. L'azione inibitoria civile ha una funzione preventiva, che significa:
- non attende che il danno si concretizzi completamente, ma interviene per impedirlo;
- si basa sul principio di precauzione, fondamentale nel diritto ambientale: se c’è un rischio grave e plausibile per la salute e l’ambiente, le attività inquinanti possono essere fermate prima che causino danni irreparabili;
- non è necessario dimostrare un reato, ma solo la presenza di un pericolo grave e attuale.
La Corte di Giustizia UE, nella sua pronuncia del 25 giugno 2024, ha confermato questa impostazione, stabilendo che in presenza di rischi ambientali e sanitari gravi, le attività devono essere sospese.
L'udienza del prossimo 6 febbraio rappresenta pertanto un momento cruciale per il futuro di Taranto.
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