Corte interamericana condanna l'Honduras per l'omicidio di attivista trans, Vicky Hernández, attivista del collettivo Unidad Color Rosa, uccisa durante le prime ore del 28 giugno 2009, mentre nel paese era in corso un sanguinoso colpo di stato.
Donne, uomini, giovani, lavoratori e lavoratrici, organizzazioni indigene, nere e contadine, sindacati, insegnanti, movimenti sociali e popolari, studenti. Migliaia di persone si sono mobilitate e hanno resistito.
Destituiti i magistrati della Sala costituzionale della Corte suprema di giustizia, i loro supplenti e il procuratore generale, rimpiazzati con persone di fiducia del presidente Nayib Bukele. Il relatore speciale dell'ONU per l'indipendenza dei giudici e avvocati ha condannato il provvedimento.
Secondo i principali sondaggi effettuati dopo l'inizio della campagna elettorale, il partito del presidente Nayib Bukele, Nuove Idee (Ni), non solo starebbe per stravincere le elezioni, ma si appresterebbe addirittura a ottenere la maggioranza qualificata dei due terzi (56 seggi).
Attualmente l’Honduras si colloca tra i peggiori paesi latinoamericani per disuguaglianza economica, con il 62% della popolazione che vive in condizioni di povertà e quasi il 40% in miseria. L'impatto della pandemia e degli uragani acuirà ulteriormente le disuguaglianze.
“Il femminicidio di Keyla Martínez si aggiunge alla lunga storia di abusi di potere e uso eccessivo della forza che, con o senza coprifuoco, hanno praticato funzionari pubblici, soprattutto poliziotti e militari, contro tutta la popolazione”, segnala il Centro dei diritti delle donne (Cdm).
L'idea che una accresciuta domanda pubblica di acciaio basata sul riarmo possa portare l'ILVA a superare la fatidica soglia del punto di pareggio fra costi e ricavi è semplicemente un abbaglio matematico. Abbiamo fatto i calcoli e il risultato è semplicemente grottesco.
Ma non è libero. Ora sconterà in Australia i restanti tre anni della pena in libertà vigilata, con supervisione e condizioni. La sua storia è grottesca e paradossale: denunciò i crimini di guerra dei soldati delle forze speciali australiani in Afghanistan. E lo hanno messo in carcere.
L'azione nonviolenta deve cercare la vittoria, ma il suo fallimento, sempre possibile, non le fa perdere senso: essa è di per se stessa una vittoria. "La natura stessa della resistenza nonviolenta - scrive Gandhi - è tale che i frutti del movimento sono contenuti nel movimento stesso".
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