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Domenica prossima PeaceLink in TV

Report diventa un libro: "Il mondo alla rovescia"

L'incapacità di pensare uno sviluppo sostenibile è la fonte di nuovi conflitti e nuove guerre. Occorre progettare tecnologie e stili di consumo che consentano di risparmiare, condividere, riutilizzare, redistribuire e non inquinare.
6 dicembre 2010 - Alessandro Marescotti

Domenica prossima Report si occupa di economia affrontando la delicata questione del PIL, il Prodotto Interno Lordo, e dell’attuale modello di crescita economico distorto. Nella parte conclusiva della puntata ci sarà anche PeaceLink, con le analisi del “formaggio alla diossina”, simbolo avvelenato di un’economia che ha massimizzato i profitti esternalizzando i costi umani e sanitari.

Report, il logo

Le questioni affrontate da Report toccano il futuro. Sul futuro convergono parole come risorse limitate, guerre, sostenibilità ambientale, giovani, lavoro, assenza di speranza. Se non affronteremo il nodo dell’economia non capiremo nulla del nostro futuro. Report ci invita a capire. Perché è dall’economia - e non da un semplice richiamo all’etica - che dipenderanno gli scenari più o meno armati dei prossimi anni. Perché le guerre non sono causate solo dalle armi e dagli eserciti ma soprattutto da questo tipo di sviluppo economico ipertrofico che cerca di garantire la sua sopravvivenza con le armi e gli eserciti. E se non cambieremo il modello di sviluppo non ci sarà pace. Ci attenderà invece un futuro di conflitti per spartire risorse limitare, in una corsa all’accaparramento che avrà sempre più il sapore di una resa dei conti finale. “Si salvi chi può” sarà il futuro grido di battaglia e non serviranno le esortazioni ai buoni propositi, le lezioni di educazione alla pace, le preghiere per invitare alla solidarietà e ad amare i poveri.

 

Se in una stanza ci sono dieci persone e sette sedie, e se quelle sedie tenderanno a rompersi… è così difficile immaginare che nasceranno conflitti?

 

Questo è il mondo che si para davanti a noi, un mondo nel quale diventerà sempre più importante lo studio dell’economia e dell’ecologia per condividere con intelligenza risorse scarse e per cambiare la qualità del modello di sviluppo, che non potrà essere più misurato con i parametri tradizionali come il PIL ma che dovrà essere basato sul concetto di sostenibilità. La pace avrà un nome in futuro: il suo nome sarà “sostenibilità”. Anche la guerra avrà un nome e si chiamerà “non sostenibilità”.

 

Il movimento pacifista dovrà diventare sempre più eco-pacifista. “Eco” dal punto di vista dello studio dell’economia ed anche dal punto di vista dell’ecologia. Senza un orizzonte economico ed ecologico ben preciso, il movimento pacifista rischia di essere messo definitivamente fuori gioco. Mentre l’unico modo per ritornare in campo è quello di costruire un’alternativa economica concreta, conciliando le esigenze di tutti con le risorse globali e rendendo l’economia sostenibile con la salute del pianeta e degli uomini.

 

“Il mondo alla rovescia” è un libro che ci aiuta a capire come costruire l’alternativa pacifica a questa distruttiva volata finale all’accaparramente delle ultime risorse rimaste nel Pianeta.

Il mondo alla rovescia (libro)

Il libro è stato scritto proprio da Michele Buono che firmerà la prossima puntata di Report. Assieme a Piero Riccardi, Michele Buono ha concentrato nel libro (non a caso delle “Edizioni per la decrescita felice” www.decrescitafelice.it) una seriedi interviste e informazioni per capire cosa sta diventando il futuro. E dove si sta costruendo l’alternativa a questo modello di sviluppo. Nel libro si trovano capitoli che attirano subito l’attenzione, ad esempio: “Come si calcola il gas serra partendo da quello che ho nel piatto”. Michele Buono e Piero Riccardi si occupano della cosiddetta “impronta ecologica” e sulla sostenibilità ambientale dei nostri stili di consumo e di vita in generale. Viene raccontata la storia dei “ribelli dell’energia” che a Schoenau, in Germania, hanno cominciato a pensare e a costruire un sistema elettrico in cui non si sprechi niente, basato su tanti microgeneratori. E così in un paese della Foresta Nera sono nati tanti impianti di produzione elettrica piccoli e decentralizzati, che minimizzano gli sprechi e convergono su una rete elettrica tutta propria. Viene poi raccontata la storia di un gruppo di giovani ingegneri e insegnanti tedeschi che ad Hannover hanno cominciato nel 1981 a costruire le prime “case passive”. Cosa è una “casa passiva”? E’ un’abitazione che praticamente non consuma energia fossile, progettata con materiali isolanti. La si ottimizza individuando le dispersioni mediante tecnologie particolari che fanno una termografia e così si vede se la casa è ben isolata, prima di stuccare, intonacare e coprire tutto.

Questa ribellione, cominciata per uscire dal nucleare e da un modello non sostenibile, ha creato un modello costruttivo di protesta. “Quei ragazzi – spiega Michele Buono - non si limitarono a dire di no e comprarono una vecchia scuola in campagna, un complesso di diciottomila metri quadrati, per fare esperimenti su come utilizzare in maniera efficiente l’acqua, i materiali, l’energia”.

 

Dalla protesta è nato così un modello di progettazione che oggi detta gli standard dell’efficienza energetica. E’ un modello che richiede il superamento dell’energia venduta da società per azioni in quanto “una spa deve produrre utili e li produce solo vendendo sempre di più”, come dice Hans Monninghoff, ingegnere e vicesindaco di Hannover, comune tedesco che controlla il pacchetto di maggioranza della rete elettrica della città.

 

Michele Buono passa in rassegna questi gesti concreti per “rivoltare il mondo” e non a caso il titolo del libro è “Il mondo alla rovescia”.

 

La cosa interessante di questo libro è che non si vagheggia un mondo che “va all’indietro” (una interpretazione frettolosa del concetto di “decrescita” potrebbe portare a questo fraintendimento). Emerge invece una prospettiva tecnologica ad alta concentrazione di intelligenza, progettualità e nuove tecnologie, e un esempio è ad esempio l’enegiebutler (letteralmente significa “il maggiordomo dell’energia”), un “apparecchio che renderebbe inutile la costruzione di nuove centrali regolando semplicemente la domanda”, spiega Britta Buchholz, ingegnere. E’ un sistema intelligente capace di dire agli elettrodomestici “adesso è il momento buono di funzionare”, evitando i picchi e mettendoli in funzione quando aumenta la disponibilità di energia residuale. Insomma “non tutti nello stresso momento” ma governando con il “traffico energetico” attraverso microreti intelligenti che partono dalle case per estenedersi ai quartieri e alle città, per mantenere in equilibrio domanda e offerta di energia ai livelli più bassi possibili.

 

Queste cose, che troviamo raccontate nel libro in modo semplice e chiaro, dovrebbero entrare nelle scuole e diventare oggetto di studio, ad esempio negli istituti tecnici dove si formano i periti di elettronica.

 

E’ da queste “ribellioni” concrete e progettuali che dipende un futuro meno energivoro, che non richieda guerre per il petrolio o per il gas, né eserciti che pattuglino i corridoi energetici in finte “missioni di pace”.

 

La puntata di Report di domenica prossima si muoverà su questo “filo rosso” dell’economia, banco di prova per un futuro che lasci risorse per tutti, specie per chi ancora vive con meno di un dollaro al giorno (ben un miliardo e 300 milioni di persone) e aspetta di poter vivere con dignità.

 

Quello che oggi invece abbiamo di fronte è un modello che accaparra risorse, le concentra e le spreca, con un impatto ecologico devastante. Viviamo nel modello produttivo del massimo profitto che ha fatto quadrare i suoi conti esternalizzando i costi, distruggendo le persone e l’ambiente. Domenica prossima vedrete Taranto, città “estrema” di una crescita economica folle dove tutto o quasi è stato sacrificato sull’altare di uno sviluppo che lascerà alle future generazioni un deserto di veleni, avendo contaminato cielo, acqua, terra e persino quel pezzo di formaggio “alla diossina” che vi mostrerò con l’Ilva sullo sfondo. Taranto è il paradigma di un modello di lavoro avvelenato e avvelenante, in cui si sono concentrate tutte le contraddizioni di uno sviluppo non sostenibile.

 

Ecco perché occorre “rovesciare il mondo”. Un rovesciamento ecologico che consenta di aumentare – anziché ridurre - le occasioni di felicità e di benessere per tutti. E in cui il lavoro nasca sul risparmio delle risorse, sulla riprogettazione finalizzata al riuso e sull’ottimizzazione intelligente dei servizi anziché sullo spreco e sull’idiozia della produzione e del consumo illimitato.

 

Intervistato da Michele Buono, Wolfgang Sachs, del Wuppertal Institut, ha dichiarato: “Come definire questo gioco dell’imperialismo energetico se non l’incapacità di vivere all’interno dei propri limiti? E questa incapacità sicuramente è la fonte di nuovi conflitti e nuove guerre”.

Sachs spiega che è venuto il momento di parlare di redistribuzione dei beni e delle risorse, venendo meno una prospettiva di crescita illimitata in cui riservare, ai soggetti deboli, le parti residuali degli incrementi.

Stiamo quindi andando verso un bivio: o un futuro di controllo armato del Pianeta e di guerra per le risorse o un futuro di giustizia, di risparmio e condivisione.

La seconda opzione è quella per cui dobbiamo lavorare.

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