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Un gruppo di indios incontattato nel Parco Nazionale del Manu, in Perù, è stato fotografato in una zona turistica.

Amazzonia : una tribù che aveva scelto di rimanere isolata

Survival International di Lima ha pubblicato alcune foto di una famigliola composta da adulti e bambini, seminudi, sulle rive di un fiume. Sono i Mashco Piro una delle ultime 15 tribù che vivono isolate dal resto del mondo, come altre 67 tribù, oltre il confine, nell'Amazzonia brasiliana.
2 febbraio 2012 - Ernesto Celestini

La notizia arriva da una zona del Perù dove, oltre a una quindicina di tribù che vivono da sempre isolate e chiuse nella loro cultura della foresta, esistono anche moltissime specie animali e vegetali uniche al mondo. Village indigène dsns le Parc du Manu, au Perou

Ma proprio in questi territori, spesso all’interno di Parchi Nazionali Protetti, negli ultimi anni si sono insediate almeno 180  imprese per la ricerca di gas naturale e   petrolio. Naturalmente dopo aver ottenuto regolari concessioni firmate da governi che permettono lo sfruttamento di quei territori che dovrebbero essere di proprietà dei gruppi nativi e che sono stati per secoli abitati da questi popoli. Foresta del Parco Nazionale del Manu

Speriamo che l’avvistamento di questa famigliola della tribù Mashco Piro sia solo una casualità dovuta a un eccesso di curiosità che li ha portati tanto lontano dai loro abituali territori. Speranza però che potrebbe svanire se si considerano le gravi modifiche ambientali che provoca il loro lavoro di disboscamento delle società minerarie che hanno già spinto in passato molti altri popoli indigeni a lasciare le loro terre e le loro usanze per trasferirsi nelle città, e diventare “desplazados”, uomini fuori luogo sempre, sia nell'ambiente urbano dove sono costretti a vivere, sia nella cultura differente di cui non comprendono né le regole né i principi.

Dal 2004 ad oggi in Perù sono arrivate 64 imprese per la ricerca e l'estrazione di gas e petrolio, malgrado le rivolte indigene insorte contro le violenze subite per non aver abbandonato le loro terre come imposto dalle imprese e previsto dalla legge (che evidentemente nessuna persona che vive in una civiltà incompatibile con quella dominante può conoscere, comprendere o accettare) .

Nel 2006, in Perù è stata approvata la “Legge per la protezione dei popoli incontaminati in isolamento volontario” (Legge 28736). Ma già un anno dopo il presidente, Alan Garcia, emise un decreto in cui affermava che le zone riservate alle tribù indigene in "isolamento volontario" (cioè non-ancora-contattate o estremamente isolate) potevano essere sfruttate se vi fossero state individuate risorse naturali. Si trattava ovviamente di una "furbata", per permettere alle società petrolifere l'estrazione di petrolio e gas in violazione dei diritti indigeni.

E' proprio per questi comportamenti comuni a tutti i governi dei paesi amazzonici che, entro due anni dai primi contatti con il mondo "evoluto" quasi la metà degli indigeni muore, perché la natura che li circonda perde il suo equilibrio e non si trova più cibo. Gli indigeni non sanno trovare un atro modo di vivere, non hanno protezioni e sono estremamente sensibili a contrarre malattie che in questa regione non sono mai esistite e non hanno nessuna resistenza ai virus più comuni, come il raffreddore.

Lo scorso Agosto 2011 è stata approvata la “Ley de Consulta Previa” che ratifica che i popoli indigeni o originari potranno chiedere di essere consultati sulle misure legali, progetti e programmi che potranno incidere direttamente sui loro diritti, siano essi fisici , di identità, della qualità della vita o dello sviluppo.

Ma le multinazionali continuano a occupare terre, applicando le loro leggi e ignorando, spesso per l'ignavia dei governi, le leggi nazionali, tanto che alcuni gruppi per la tutela dell'ambiente e dei diritti umani hanno individuato nella impresa mineraria “Vale” , che opera nell’Amazzonia brasiliana, poco distante dal Parco Nazionale del Manu, come la peggior multinazionale del mondo e, lo scorso 27 gennaio, durante il Forum Economico Mondiale di Davos, le è stato ufficialmente consegnato il premio Public Eye Award

Leggendo però quanto dichiarato a "El Tiempo" questa volta l’avvistamento dei Mashco Piro non sembra dovuto a problemi di convivenza con le multinazionali petrolifere. Carlos Soria, del Servizio Nazionale delle Aree Naturali Protette (Sernanp), ha dichiarato che normalmente queste popolazioni vivono sulle rive del Rio Pinque, all'interno del Parco Nazionale del Manu, che si trova tra le regioni di Cuzco e di Madre de Dios, nella zona sud est del Perù. Foresta dell'Amazzonia peruana

Negli ultimi mesi però sono aumentati di avvistamenti di questi popoli indigeni che si sono spinti fino a zone dove transitano molte barche di passeggeri e turisti.      Potrebbero essersi spinti tanto lontano per la necessità di procurarsi armi o che siano alla ricerca di nuovi posti per raccogliere uova di tartaruga o per pescare.      

Tutti questi popoli indigeni che vivono lontano dalla "civiltà occidentale" non sono violenti, a meno che non si sentano minacciati come avvenne nel novembre scorso quando, sembra, un gruppo di Mashco Piro uccise Nicola 'Shaco'  Flores, un uomo di 65 anni che parlava la loro lingua, che da anni lasciava loro qualche macete o vestiti da vendere, regalare o scambiare.

Questa gente non ha mai intenzione di aggredire, sono abituati a guardare da lontano, ad osservare per capire e assicurarsi che non vengano attaccati o minacciati ma restano sempre nascosti nell'ombra, tra gli alberi. Sono popoli che hanno una concezione dei valori, del tempo e della vita estremamente lontana da quella del mondo "occidentale -evoluto" e il loro avvicinamento non è un sintomo delle difficoltà a continuare a vivere nel loro isolamento o la mancanza di cibo causato dal disboscamento di zone vicine o dall'estinzione di alcune specie animali.

Preferiamo pensare, come che sia vero quello che racconta il funzionario del Sernanp nella sua intervista ed accettare le sue raccomandazioni turistiche : "Non è mai consigliabile cercare di prendere contatti con queste comunità, che si sforzano di continuare a vivere fuori dal mondo esterno. Altro danno che può essere recato, senza volerlo, è lasciare cibi, oggetti, vestiti in regalo, come fanno tante volte turisti del luogo o stranieri con l'intento di avvicinarli o di dare un aiuto."

"La volontà degli Indiani di essere lasciati soli deve essere rispettata"  ha scritto Survival International. Sicuramente la rispetteranno i turisti sarà molto più difficile farla rispettare anche alle multinazionali che si arricchiscono con i loro alberi ed il loro petrolio.

Il Parco Nazionale del Manù    Map o River Madre de Dios

Il Parco Nazionale del Manù, si trova nella zona sud est del Perù nelle province di Manu e Paucartambo tra le regioni di Cuzco e di Madre de Dios, ha una superficie di oltre 1 milione e mezzo di ettari e una vegetazione che varia da 150 m a 4200 m sul livello del mare. In basso c'è la foresta tropicale dove vive una varietà impareggiabile di specie animali e vegetali dove sono state identificate almeno 850 specie di uccelli rari e altre forme animali come la lontra gigante e l'armadillo gigante che sono stati spesso avvistati nel parco.
Il Parco comprende le terre alle pendici orientali delle Ande e l'Amazzonia peruviana all'interno del bacino del Rio delle Amazzoni e protegge quasi tutto lo spartiacque tra il Rio Manù e la maggior parte degli affluenti del Rio Alto Madre de Dios. Lungo i fiumi si sono formate delle pianure alluvionali che si alternano alle colline che danno vita ad un paesaggio ondulato, che copre gran parte del parco. Data l'estensione del parco si possono incontrare diversi tipi di clima e vegetazione che determinano le "foreste pluviali tropicali"- le " foreste pluviali tropicali di montagna”- le “Praterie (Puna)”. Lago Salvador, Parque Nacionale del Manu


Malgrado le tante specie vegetali che esistono in questo parco la flora non è stata ancora completamente classificata, infatti negli ultimi 10 anni sono state identificate ben 1.147 specie di nuove piante  . Si possono vedere almeno 200 diverse specie di alberi e le liane pendono in tutta la foresta ma altra cosa sorprendente di queste foreste è l'abbondanza di Ficus, di cui si contano almeno 18 specie. Le conoscenze scientifiche nella zona dove si trova il Parco sono ancora limitate e non è possibile stimare quali e quante siano le specie vegetali soggette a reali rischi di estinzione .
Sono stati identificati almeno 800 specie di uccelli che si possono avvistare in tre zone differenti nelle pianure della zona sud del parco. Ci sono poi almeno 200 specie di mammiferi tra cui 13 specie di scimmie, oltre 100 specie di pipistrelli, 12 specie di rettili, oltre 77 specie di anfibi.
Nel Parco vivono quattro diversi gruppi indigeni: i Machiguenga, i Mascho-Piro, i Yaminahua e gli Amahuaca e in maggioranza appartengono ai gruppi linguistici delle famiglie: Arawak e Pano. Ragazza Yamunahua, Parco Nazionale del Manu Il gruppo più numeroso è composto dai Machiguenga, che vivono in tribù sparse in tutta l'area (eccetto che sugli altipiani e le parti superiori del Rio Manu) mentre la tribù di Mashco Piro che vive nella selva è formata da 800 a 1000 persone. Gli indios della foresta sono nomadi, ed vivono di un'economia di sussistenza basata sulla raccolta delle radici che crescono nei terreni alluvionali lungo le sponde dei fiumi e dei laghi, sulla caccia che praticano lungo i corsi d'acqua e nella foresta, sulla pesca e sulla raccolta di uova di tartaruga.  In agricoltura si utilizza la tecnica dell'incendio di un pezzo di foresta o di un villaggio abbandonato, per coltivare il terreno al massimo tre volte e poi lasciarlo incolto per almeno cinque anni prima di essere coltivato di nuovo. In questo modo gli indios riescono a ridurre il consumo della foresta al minimo e per questo comportamento sono una parte essenziale del sistema naturale del parco, dove possono utilizzare liberamente tutte le risorse naturali, essendo il loro stile di vita perfettamente compatibile con gli obiettivi di protezione del sistema ecologico del parco.  La maggior parte dei 70.000 abitanti del parco sono indios, non ci sono città e la popolazione di lingua quechua è raggruppata in 30 comunità rurali che vivono nella zona alta delle Ande, al confine con la provincia di Paucartambo.

Note:

Fonte: UNESCO / CLT / WHC
http://www.eltiempo.com/mundo/latinoamerica/indigenas-en-peru-que-nunca-han-sido-contactados_11042201-4

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