Sudan: una pace da costruire

Newsletter numero 13

15 luglio 2008
Fonte: Campagna Sudan http://www.campagnasudan.it

logo Indice I fatti Sudan, 1 / Scontri alla frontiera con l'Etiopia: almeno 19 i morti Sudan, 2 / Il Parlamento approva la nuova legge elettorale Sudan, 3 / Bashir estromette Pagan Amum dal governo Darfur, 1 / Uccisi sette caschi blu dell'Unamid Darfur, 2 / La Cpi accusa Bashir di genocidio e crimini contro l'umanità Il commento Bisogna arrestare Bashir? I documenti Msf / I dilemmi umanitari in Darfur Small Arms Survey / Insicurezza in Equatoria Centrale e Orientale Il G8 sul Sudan e sul Darfur La Campagna Sudan Il nuovo sito Chi siamo I fatti (Fonti: Ansa, Afp, Al Jazeera, Ansa, Ap, Bbc, Misna) Sudan, 1 / Scontri alla frontiera con l'Etiopia: almeno 19 i morti Sarebbero 19, tra le quali anche «civili innocenti», le vittime di scontri armati tra truppe etiopiche e reparti della polizia del Sudan avvenuti il 7 luglio all’interno del territorio sudanese a pochi chilometri dalla frontiera con l’Etiopia presso una base della polizia di frontiera nella regione montagnosa di Jabal Hantoub. Secondo un portavoce dell’esercito di Khartoum, Osman Al-Agbash, l’incursione non è da collegarsi a tensioni con l’Etiopia, un paese con il quale Khartoum ha rapporti relativamente buoni. Nelle ultime settimane però alcuni funzionari etiopici sono fuggiti in Sudan e Khartoum ha negato l’estradizione verso Addis Abeba. Sudan, 2 / Il Parlamento approva la nuova legge elettorale Il 7 luglio il Parlamento ha approvato con 350 voti a favore, 14 contrari e due astenuti la nuova legge elettorale: le novità principali sono l'inserimento del sistema proporzionale, il 25% dei seggi dedicato alle donne (le quali però dovrebbero avere un listone apposito e rimanere quindi in qualche modo fuori dai partiti, situazione che ha sollevato non poche proteste da parte delle donne impegnate in politica) e lo sbarramento al 4% per i partiti che intendono entrare in parlamento. Il 60% dei 450 deputati verrà eletto con il sistema maggioritario mentre il restante 40% su base proporzionale. Si compie così una tappa fondamentale nel processo che dovrebbe portare alle prime elezioni (previste entro un anno) dopo la fine del conflitto tra Nord e Sud e dopo la firma dell'accordo complessivo di pace, a inizio 2005. Sudan, 3 / Bashir estromette Pagan Amum dal governo Il presidente del Sudan Omar el Bashir ha sospeso dal governo Pagan Amum, segretario generale dell'Splm, da dicembre 2007 ministro per gli affari di Gabinetto. Pagan Amum aveva dichiarato alla stampa che il Sudan era «uno stato corrotto che aveva fallito». Il vicepresidente Salva Kiir si è dichiarato contrario alla decisione di Bashir, di cui è venuto a conoscenza a cose fatte. Inoltre il caso di Amum verrà giudicato da un'apposita commissione formata da membri provenienti solo dal Ncp, il partito di Bashir. Aumenta la tensione tra i due partiti che compongono il governo di unità nazionale. Darfur, 1 / Uccisi sette caschi blu dell'Unamid Sette peace-keeper – cinque ruandesi, un ghanese e un ugandese - della forza congiunta Onu-Unione Africana (Unamid) sono stati uccisi l'8 luglio nel Darfur settentrionale (nell'area di Umm Hagiba, a circa 100 chilometri a nord di un campo dell'Unamid) in seguito a un attacco di uomini pesantemente armati. I feriti sono almeno 22 e numerosi dispersi. È lo scontro a fuoco più grave da quando i caschi blu africani sono stati dispiegati in Darfur (gennaio 2008). Non è chiara l'identità degli assalitori. Ali Al-Sadiq, portavoce del ministro degli esteri sudanese, ha incolpato i ribelli dell'Sla-Unity. L'Unamid invece – che in un primo momento aveva lasciato trapelare che l'attacco fosse opera di milizie paragovernative - non si è espressa ufficialmente e ha aperto un'inchiesta per accertare la verità. Darfur, 2 / La Cpi accusa Bashir di genocidio e crimini contro l'umanità Il 14 luglio il procuratore capo della Corte penale internazionale (Cpi), Luis Moreno Ocampo ha depositato la richiesta di un mandato d’arresto nei confronti del presidente del Sudan, Omar el Bashir. Sono dieci i capi d’accusa contestati, dal genocidio (in Darfur) ai crimini di guerra e contro l’umanità. «Le prove della procura» dice una nota diffusa dalla Cpi «dimostrano che Bashir ha pianificato e portato avanti un progetto mirato a distruggere i gruppi etnici fur, massalit e zaghawa» in Darfur. I motivi erano «soprattutto politici; il suo alibi era contrastare la ribellione; il suo interno era il genocidio». Il commento Bisogna arrestare Bashir? Secondo l'accusa della Corte penale internazionale il presidente del Sudan, Omar el Bashir, è il principale responsabile di decine di migliaia di morti in Darfur. Il procuratore della Cpi, l'argentino Luis Moreno-Ocampo, ne chiede l'arresto. È la prima volta che la Cpi accusa di crimini così grave un capo di stato in carica. Secondo Moreno-Ocampo le «forze e gli agenti» che agivano sotto il controllo di Bashir hanno ucciso almeno 35 mila civili e causato la morte di decine di migliaia di sfollati, tra 80.000 e 265.000, «senza avere bisogno di proiettili, usando le armi dello stupro, della fame e della paura. Efficaci e silenziose». Il procuratore sostiene di avere le prove, raccolte in tre anni di indagini, avviate sulla base di una richiesta del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Per Moreno-Ocampo «Bashir è il comandante in capo. Ha usato l’intero apparato dello Stato, ha usato l’esercito, ha arruolato la milizia. Riferiscono tutti a lui e tutti obbediscono. Il suo controllo è assoluto». L'accusa è pesantissima. Bashir ha reagito in modo altrettanto pesante. «Sin dall’inizio abbiamo detto che non aderiamo alla Corte» la quale «non ha giurisdizione nel Sudan», ha commentato il presidente alla tv sudanese. Per Bashir le accuse a lui rivolte sono solo «bugie». A suo modo coerente, finora il governo del Sudan si è sempre rifiutato di consegnare alla Corte altri due ricercati accusati di crimini in Darfur: Ahmed Harun, che continua a essere sottosegretario agli Affari umanitari e Ali Kushayb che continua a comandare milizie in Darfur. Le prime reazioni internazionali alla decisione di Ocampo, peraltro attesa, sono di estrema cautela. «Se Bashir sarà incolpato e arrestato ci sarà un vuoto di potere in Sudan e ciò aprirà la strada a un colpo di Stato militare e a un'anarchia generalizzata come è avvenuto in Iraq», ha detto il ministro degli Esteri della Tanzania, Bernard Membe, parlando a nome del presidente di turno dell'Ua, il capo di Stato della Tanzania. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon ha assicurato che le operazioni di mantenimento della pace in Sudan continueranno e ha chiesto al governo di Khartoum di «garantire la sicurezza di tutto il personale delle Nazioni Unite e i loro beni». Però le Nazioni Unite ritireranno tutto lo staff non essenziale dal Darfur e proprio in luglio la missione Unamid ha subito la perdita più grave, e se quella ingaggiata tra i caschi blu e gli assalitori non era una battaglia, poco ci manca. Da Washington il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, dice di essere «profondamente inquieto», ma non farà niente fino alle elezioni di novembre. Sarà il suo successore ad affrontare – se lo vorrà – il nodo Darfur. Poi ci sono gli operatori umanitari in Sudan e in Darfur. Tutti costoro si trovano in una situazione assai complessa: da un lato spesso hanno sostenuto quantomeno l'idea di una Corte penale internazionale e hanno auspicato che i crimini compiuti in Darfur potessero essere fermati, giudicati e condannati. Dall'altro non pochi di loro, sostengono che la decisione di Ocampo potrebbe avere effetti deleteri in Sudan. Non pochi inoltre temono anche per la continuità del proprio lavoro. Sembra quasi che il punto centrale del problema non sia stabilire se Bashir sia colpevole o innocente rispetto alle accuse ma quanto piuttosto se questa decisione, in pacificazione del Paese sia rispetto al conflitto in corso in Darfur sia per il prosieguo dell’implementazione dell’Accordo Globale di pace tra Nord e Sud del Paese. Sulla richiesta di arrestare Bashir dovrà esserci ora il pronunciamento della Camera per le istanze preliminari della Cpi, il quale arriverà entro i prossimi due o tre mesi. Nel frattempo in Darfur e anche a Khartoum tutto potrebbe accadere. (Diego Marani) I documenti Msf / I dilemmi umanitari in Darfur Fabrice Weissman, ricercatore senior per una fondazione legata a Medici senza frontiere, ha pubblicato all’inizio di luglio un rapporto (intitolato Humanitarian dilemmas in Darfur) in cui illustra le criticità e le nuove sfide della più grande operazione umanitaria al mondo. Esse sono «principalmente dovute sia alle trasformazioni dello scenario politico/militare sia a disfunzioni dello stesso sistema di aiuti». Dalla metà del 2004, data a cui l’autore fa risalire il pieno avvio dell’impianto umanitario attuale, il contesto si è parzialmente trasformato, portando a un «lieve miglioramento della situazione sanitaria generale, che tuttavia rimane estremamente fragile». Ma se da un lato le persone non stanno più morendo in massa in Darfur «dall’altro il numero di profughi continua a crescere e ci sono sacche dove si registra un eccesso di mortalità». Anche perché la violenza cresce in Darfur, in conseguenza - negli ultimi due anni - alla profonda interconnessione tra almeno quattro conflitti. Quello tra governo centrale e movimenti ribelli, quello tra Sudan e Ciad, quello interno ai movimenti ribelli, quello interno alle truppe paramilitari reclutate tra le popolazioni nomadi. «A questo si deve aggiungere l’aumento degli episodi di brigantaggio a cui sono soggette particolarmente le organizzazioni umanitarie, ma che non hanno risparmiato il personale inviato dal governo sudanese». Tutto ciò ha creato una situazione estremamente confusa dove il governo ha reale autorità solo nelle città, mentre le aree rurali sono un «mosaico di micro-stati difesi da milizie tribali». (a cura di Mauro Plate) Small Arms Survey / Insicurezza in Equatoria Centrale e Orientale Lo Small Arms Survey ha pubblicato il 14 giugno un documento sull'estrema insicurezza negli stati dell'Equatoria Centrale e Orientale (nel Sud Sudan). Il rapporto di 47 pagine dal titolo Violent Legacies: Insecurity in Sudan’s Central and Eastern Equatoria, punta l’attenzione sulla crescente tensione nelle due aree, che vedono il moltiplicarsi di gruppi armati e di conflitti tribali per la ripartizione delle risorse. Il difficile sviluppo delle aree equatoriali, l’alta presenza di rifugiati, il fallimento dei tentativi di disarmo di una popolazione civile sempre più spaventata e in possesso di piccole armi, si aggiungono alla precarietà della situazione politica, alla spartizione contestata dei territori, alla violenza perpetrata da tutte le parti coinvolte negli scontri. (a cura di Cristiana Paladini) Il G8 sul Sudan e sul Darfur Nella dichiarazione finale dell'incontro annuale degli otto Grandi, che si è svolto quest'anno in Giappone nel primo fine-settimana di luglio, si è parlato anche di Sudan e Darfur: «Noi ribadiamo la nostra profonda preoccupazione per la situazione umanitaria, la condizione dei diritti umani e della sicurezza che continuano a deteriorarsi in Sudan. Noi facciamo pressione affinché tutte le parti si impegnino a rinnovare il loro impegno nel processo di pace. Continuiamo il nostro supporto alla missione Unamid e chiediamo agli Stati di fornirle assistenza; chiediamo con insistenza al Governo del Sudan di collaborare nel raggiungere il suo pieno dispiegamento. Per quanto riguarda il Darfur, chiamiamo tutte le parti coinvolte ad adempiere i loro doveri previsti dalle varie risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; in caso contrario promuoveremo azioni adeguate all'interno dello stesso Consiglio di sicurezza. Ci appelliamo al Sudan e al Ciad affinché rispettino e mettano in pratica gli accordi di pace già firmati. Noi ci appelliamo anche alle parti coinvolte affinché realizzino in modo completo e in buona fede l'Accordo di pace complessivo del 2005 e ribadiamo il nostro supporto per la missione Unmis». La Campagna Sudan aveva scritto una lettera ai G8 prima del vertice. [cfr. Newsletter 12, del 1 luglio 2008]. La Campagna Sudan Il nuovo sito Vi invitiamo a visitare il nuovo sito della Campagna Sudan – www.campagnasudan.it - che sarà on line dal 16 luglio. Il nuovo sito rispecchia i nuovi obiettivi della Campagna e illustra le sue molteplici attività sia in Sudan sia in Italia: vi terrà aggiornati anche sulle notizie dal paese, attraverso questa newsletter, pubblicata ogni 2 settimane, cui è possibile iscriversi dalla home page del sito. Inoltre saranno scaricabili: documenti per approfondire processi di pace, diritti umani, storia, politica ed economia del Sudan; materiali e kit informativi realizzati dalla Campagna anche a scopo didattico; foto e dettagli dei progetti realizzati e in corso. Inviateci commenti suggerimenti e segnalazioni; ci piacerebbe che il sito potesse crescere e migliorare con il contributo di tutti coloro che si occupano di Sudan in Italia. Page 7 Chi siamo La Campagna italiana per il Sudan è una campagna nazionale di informazione, sensibilizzazione ed advocacy che opera dal 1994. Raggruppa organizzazioni della società civile italiana (Acli Milano e Cremona, Amani, Arci, Caritas ambrosiana, Caritas italiana, Mani Tese, Ipsia Milano, Missionari e missionarie comboniane, Nexus, Pax Christi) e lavora in stretta collaborazione con enti pubblici e privati italiani e con varie organizzazioni della società civile sudanese. In Italia la Campagna ha fatto conoscere la situazione del Sudan e ha sostenuto i processi volti al raggiungimento di una pace rispettosa delle diversità sociali, etniche, culturali, religiose della sua popolazione. Il sito che illustra l'attività della Campagna è in via di rifacimento; per informazioni sulle sue attività passate www.campagnasudan.it Contatti: Cristina Sossan, segreteria Campagna Sudan, telefono 02-7723285, segreteria@campagnasudan.it . Questa Newsletter, aggiornata al 15 luglio 2008, è a cura di Diego Marani. Si ringraziano Cristiana Paladini, Mauro Platè e le Acli di Cremona per la collaborazione.

Note: Contatti: Cristina Sossan, segreteria Campagna Sudan, telefono 02-7723285, segreteria@campagnasudan.it . Questa Newsletter, aggiornata al 15 luglio 2008, è a cura di Diego Marani. Si ringraziano Cristiana Paladini, Mauro Platè e le Acli di Cremona per la collaborazione.

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