Netanyahu seppe in anticipo dell’attacco di Hamas
L'incubo del 7 ottobre 2023 continua a tormentare Israele tanto nella memoria quanto nella costruzione del suo futuro: a un mese dalle elezioni politiche del 27 ottobre, un'inchiesta pubblicata da due giornalisti di Ha'aretz riscrive in parte la verità di quanto accaduto quel giorno e inchioda il primo ministro Benjamin Netanyahu alle sue responsabilità. Secondo l'indagine di Shlomi Eldar e Ruth Yuval il presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohammed bin Zayed al Nahyan telefonò al premier israeliano circa dieci giorni prima dell'attacco per avvertirlo che Hamas stava preparando un'operazione su vasta scala. Netanyahu, sempre secondo Ha'aretz, rassicurò l'interlocutore e non informò né l'esercito né i servizi segreti di quanto discusso durante la telefonata. Come prevedibile, le rivelazioni – frutto di una ricerca durata un anno e mezzo e i cui risultati sono contenuti nel libro "Hostages: 843 Days of Abandonment" – arrivano in un momento delicatissimo per Israele. Nei mesi passati altre inchieste giornalistiche avevano rivelato che dall'Egitto erano arrivati avvertimenti chiari su ciò che stava per accadere il 7 ottobre, ma nulla finora era stato tanto potente e potenzialmente compromettente quanto l'articolo pubblicato ieri. L'ufficio del primo ministro ha smentito con veemenza, definendo l'indagine una "menzogna assoluta", ma l'opinione pubblica israeliana è in subbuglio e l'opposizione è già passata all'attacco: se perderà le elezioni, Netanyahu dovrà fare i conti con quella commissione d'inchiesta che da tre anni continua a rinviare.
Le informazioni contenute nel libro di Yuval e Eldar forniscono inoltre sostanza a un'accusa, sostenuta da tempo dai familiari degli ostaggi, che Netanyahu abbia messo la sua sopravvivenza politica davanti alla vita dei loro cari. Secondo le ricostruzioni fornite dai giornalisti, la sera stessa del 7 ottobre il primo ministro del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani chiamò l'allora direttore del Mossad David Barnea riferendogli di aver appena sentito la leadership di Hamas a Doha e di averla minacciata di espulsione se gli ostaggi civili non fossero stati rilasciati immediatamente. Hamas, disse, era pronta a liberarli tutti subito, e il Qatar offriva la propria mediazione. Barnea rispose seccamente che Israele non era disposto a parlare con Hamas – se voleva liberare i civili, lo facesse e basta. Al Thani, spiazzato, tentò allora la via di Washington, chiamando l'allora segretario di Stato Antony Blinken. Ma pur attraverso la mediazione di quest'ultimo, l'unica cosa che ottenne il premier qatariota fu un altro diniego: Netanyahu non era interessato a trattare, voleva solo la guerra e l'eliminazione di Hamas. Nonostante questa consapevolezza, la Casa Bianca – come successivamente rivelato da diversi funzionari – non esercitò la pressione necessaria per costringere gli israeliani a trattare e non condizionò mai la fornitura di armi a Tel Aviv al raggiungimento di un'intesa. Sul piano diplomatico, inoltre, gli Stati Uniti opposero per sei volte il veto alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu che chiedevano un cessate il fuoco a Gaza e il rilascio degli ostaggi, nonostante il sostegno degli altri quattordici membri del Consiglio.

Articoli correlati
Una proposta di azioneDalla Guerra Cognitiva alla Resistenza Digitale
Inchieste giornalistiche internazionali hanno svelato che un finto centro studi statunitense è stato creato appositamente per influenzare le risposte delle intelligenze artificiali a favore della narrazione israeliana sulla guerra a Gaza.29 agosto 2026 - Redazione PeaceLink
Hampshire (Inghilterra) dal 20 al 24 luglioUna fiera d'armi travestita da spettacolo aereo
A Farnborough espongono Elbit, Rafael e il Ministero della Difesa italiano. Londra vieta solo russi e iraniani.15 luglio 2026 - Francesco Iannuzzelli
Investimenti, armi, diritto internazionaleCome i Paesi Bassi finanziano l'economia di guerra israeliana
Un'inchiesta in sei puntate del centro di ricerca olandese SOMO ricostruisce il ruolo dei Paesi Bassi come principale snodo finanziario di Israele nel mondo12 luglio 2026 - Francesco Iannuzzelli
Anche dopo la tregua, riferisce l’ONU, sono stati uccisi oltre 260 bambini, uno al giornoI bambini di Gaza presi di mira: la Commissione ONU parla di genocidio
Il nuovo rapporto della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite accusa Israele di aver deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi, configurando il crimine di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.23 giugno 2026 - Redazione PeaceLink
sociale.network