Perché Kiev non abbatte più i missili russi

Il tallone d’Achille dell’Ucraina: consuma più missili di quanti non ne producano gli Stati Uniti

A inizio agosto 2026, dopo un grande attacco notturno, l’Ucraina non ha abbattuto nessun missile balistico russo, un fatto senza precedenti. La Russia produce circa 1.440 missili balistici all’anno, contro i 650 missili intercettori Patriot PAC-3 prodotti annualmente dagli USA.
27 settembre 2026
Redazione PeaceLink
La Russia sta colpendo acciaierie (tra cui il grande stabilimento di ArcelorMittal), porti e centrali elettriche ucraine.

Perché oggi e non ieri?

Perché Kiev non ha più missili intercettori per abbattere i missili russi.

Nel 2026 le forniture occidentali di missili Patriot sono crollate di due terzi, le scorte sono quasi esaurite e Mosca produce missili balistici più velocemente di quanto gli USA fabbrichino gli intercettori.


Il dato che cambia tutto

La causa principale, secondo Kiev, è la guerra in Medio Oriente, che ha assorbito grandi quantità di missili Patriot e altri sistemi di difesa aerea prodotti negli USA e in Europa.

Secondo il presidente Volodymyr Zelensky, nel 2026 gli alleati hanno fornito all’Ucraina solo un terzo degli intercettori rispetto al 2025.

Le conseguenze sono drammatiche: a inizio agosto 2026, dopo un grande attacco notturno, l’Ucraina non ha abbattuto nessun missile balistico russo, un fatto senza precedenti.

La questione ha una portata enorme.

Le statistiche di luglio mostrano un divario inquietante: l’Ucraina ha intercettato l’87% dei droni e missili da crociera, ma solo il 15% dei missili balistici.


La matematica della guerra aerea

Il problema è semplice: la Russia produce circa 1.440 missili balistici all’anno, contro i 650 missili intercettori Patriot PAC-3 prodotti annualmente dagli USA.
Lockheed Martin, l’unico produttore di PAC-3, fabbrica 500–600 missili all’anno in un unico stabilimento in Arkansas, mentre l’Ucraina ne ha consumato 700 in quattro mesi durante l’inverno 2025–2026.

Secondo stime del Congressional Budget Office, le scorte USA di PAC-3 sono scese da oltre 2.300 a circa 800, e i tempi di ricostituzione richiederanno anni.
Nel frattempo, la Russia ha adattato i missili da addestramento RM48U per condurre attacchi quotidiani, sfruttando la finestra di vulnerabilità ucraina. Mosca dispone di enormi quantità di missili, accumulati in decenni di produzione sovietica e russa. Molti di questi missili sono vicini alla fine della vita operativa o sono surplus rispetto alle esigenze attuali.


La scelta impossibile di Kiev

Con scorte limitate, le difese aeree ucraine devono scegliere cosa proteggere: città, centrali elettriche, porti o siti industriali.
Gli impianti come l’acciaieria ArcelorMittal di Kryvyi Rih sono diventati bersagli “accettabili” da colpire, perché meno protetti rispetto alle aree urbane o alle infrastrutture energetiche critiche.

Come ha spiegato il Corriere della Sera, la chiusura dell’acciaieria di Kryvyi Rih non è solo una notizia industriale: è il segnale che la guerra economica russa sta colpendo siti industriali strategici, trasformando l’Ucraina da paese produttore di acciaio a paese dipendente dagli aiuti esteri.


Le contromisure

Di fronte alla carenza di Patriot, l’Ucraina sta cercando alternative:

  • modernizzare i vecchi S-300 sovietici, con un programma congiunto USA-Ucraina per produrre 100–300 intercettori all’anno entro fine 2026;
  • produrre in proprio i sistemi di difesa aerea, ma i tempi sono lunghi e la tecnologia necessaria è complessa;
  • richiedere urgenti forniture alla NATO, ma le scorte degli alleati sono anch’esse sotto pressione.

Il problema è che queste misure arriveranno troppo tardi per proteggere l’industria ucraina nel breve termine.


Il calcolo strategico di Mosca

La Russia non sta colpendo a caso: sta sfruttando una finestra di vulnerabilità che potrebbe durare mesi, forse anni.

Come ha spiegato il New York Times, il nuovo targeting system russo mira a colpire non solo i carri armati sul fronte, ma la locomotiva che trasporta le munizioni, la fabbrica che le produce e l’acciaieria che fornisce l’acciaio.


La carenza di locomotive

La Russia ha danneggiato o distrutto più di 500 locomotive ucraine dall'inizio dell'invasione su vasta scala.

Secondo quanto dichiarato a settembre 2026 dal ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha, oltre la metà di questi danneggiamenti si è concentrata nel corso del 2026. In precedenza, a fine agosto, il bilancio fornito dalle autorità di Kiev indicava quota 492 locomotive colpite.

Il diverso scartamento dei binari rappresenta uno dei più grandi ostacoli logistici per il supporto al trasporto ferroviario in Ucraina.
L'Unione Europea utilizza lo scartamento standard (1.435 mm), mentre la rete ferroviaria ucraina eredita lo scartamento largo di tipo sovietico (1.520 mm). Questa differenza di 85 millimetri impedisce fisicamente alle locomotive dei Paesi UE di circolare sui binari ucraini, poiché le ruote deraglierebbero immediatamente.
Per far viaggiare una locomotiva europea in Ucraina bisognerebbe sostituire l'intero blocco delle ruote e degli assi (i carrelli), un'operazione complessa, costosa e spesso tecnicamente impossibile per via delle diverse dimensioni dei telai.
I paesi confinanti con l'Ucraina che usano lo scartamento largo (come le Repubbliche Baltiche) non hanno continuità territoriale diretta (bisogna passare per la Bielorussia).
Nel marzo 2026, l'Ucraina ha siglato un accordo con la Spagna (paese leader in questa tecnologia) per implementare carrelli merci a scartamento variabile automatico. Questo permetterà ai vagoni di adattarsi alla larghezza dei binari in movimento durante il passaggio della frontiera, senza fermate.
Tuttavia, applicare tale tecnologia a una locomotiva a trazione pesante è estremamente complesso per via delle forze e dei pesi enormi scaricati sugli assi durante il traino.

L'obiettivo strategico della Russia

La grave carenza di missili intercettori sta mettendo a durissima prova la capacità dell'Ucraina di difendersi, esponendo il Paese a pesanti raid russi e a una progressiva perdita di terreno strategico. Gli analisti militari e le stesse fonti istituzionali confermano che la strategia di logoramento di Mosca, avviata intensamente a partire dal 2023, ha raggiunto l'obiettivo di svuotare progressivamente i magazzini della contraerea ucraina.
La situazione si è fatta particolarmente drammatica nell'estate del 2026, con attacchi russi che hanno violato in modo sistematico le difese di città chiave come Kiev, registrando percentuali di intercettazione vicine allo zero per i vettori balistici come gli Iskander e gli Zircon, come riportato da Il Foglio.
Senza scorte per i sistemi avanzati come i Patriot, i missili e i droni russi riescono a colpire sistematicamente la rete elettrica. Il Paese si trova a fare i conti con la distruzione di quasi la totalità delle proprie centrali termoelettriche intatte. In inverno la popolazione sarà al buio e senza riscaldamento.
La vulnerabilità dei cieli si riflette anche sulla tenuta delle linee di difesa al fronte, dato che la logistica viene sempre più degradata dagli attacchi russi. L'ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov ha evidenziato come il Paese stia lentamente perdendo terreno, avvertendo la necessità di profondi cambiamenti strutturali per evitare la sconfitta definitiva.
L'esercito russo continua a esercitare una spinta costante su settori chiave a est dove le forze ucraine affrontano i pesanti bombardamenti delle cosiddette "bombe plananti".

La resilienza militare dell'Ucraina

 
L'Ucraina continua a dimostrare una resilienza militare notevole, grazie al supporto delle informazioni satellitari condivise tramite il centro NATO JATEC. L'ultima iniziativa degna di rilievo è la Vivaldi. L'Operazione Vivaldi è il nome in codice di una controffensiva a sorpresa lanciata dall'esercito ucraino nel settembre 2026 nel nord della regione di Donetsk, nell'area strategica di Lyman. Le forze ucraine hanno liberato oltre 125 chilometri quadrati di territorio precedentemente infiltrato dalle truppe russe. Kiev ha ripreso il pieno controllo di insediamenti chiave nell'area di Lyman, tra cui Shandryholove, Derylove e Drobysheve. L'attacco ha preso di contropiede il Cremlino, bloccando l'offensiva russa nel settore settentrionale del Donbass e costringendo Mosca a ridispiegare le truppe per difendere le proprie retrovie.
A differenza di altre controffensive del passato (come quella del 2023), Kiev ha mantenuto un silenzio radio e mediatico totale per circa quattro mesi durante la preparazione e le prime fasi dell'attacco. Agli analisti geopolitici e agli esperti di intelligence su fonti aperte (OSINT) è stato esplicitamente chiesto di non divulgare dati sui movimenti delle truppe.
La condivisione di intelligence satellitare ed elettronica da parte dei singoli Paesi membri della NATO (Stati Uniti in primis) e l'uso di infrastrutture commerciali satellitari sono stati fondamentali per il successo dell'attacco. 
I satelliti spia e gli aerei da ricognizione (come i droni RQ-4 Global Hawk o i velivoli AWACS della NATO che pattugliano lo spazio aereo polacco e del Mar Nero) raccolgono dati radar e termici. Questi dati permettono di monitorare i movimenti logistici russi nelle retrovie fino a 120 km di profondità. In tal modo è stato possibile identificare le falle nelle difese russe a nord di Lyman, permettendo al Terzo Corpo d'Armata ucraino di infiltrarsi in totale sicurezza. Colpendo i nodi logistici russi fino a 120 km di profondità, l'Ucraina ha impedito ai rinforzi di Mosca di raggiungere l'area.

L’Ucraina possiede quindi un potenziale militare ancora capace di lanciare contrattacchi; qualcuno usa la parola più impegnativa di "controffensiva" ma la regola del rapporto di 3 a 1 per le operazioni offensive è un principio fondamentale della strategia bellica tradizionale. E l'Ucraina non dispone di una superiorità numerica sul campo di 3 a 1, a differenza dei russi. Continuano ad esserci diserzioni e estese sacche di renitenza alla leva che rendono le forze armate ucraine molto problematiche.

Molti analisti scettici preferiscono catalogare le azioni come la Vivaldi come "contrattacchi operativi" o offensive limitate, proprio perché non supportate dai grandi numeri delle offensive.

L'Ucraina gode del supporto della NATO e riesce a produrre in proprio anche missili a medio raggio per colpire in profondità.

Non ha inoltre perso la capacità tecnica di abbattere i missili: ma, come abbiamo visto, ha perso le scorte per farlo.

Finché gli alleati non saranno in grado di aumentare drasticamente le forniture di intercettori, Mosca continuerà a colpire il cuore industriale ucraino, trasformando la guerra economica in un’arma decisiva.

L'Ucraina non riesce a sfruttare i circa quaranta F-16 ricevuti, di cui solo la metà operativi, e i quattro o cinque Mirage francesi. Nonostante la grande enfasi posta in passato sui caccia per riequilibrare le sorti della guerra, il risultato è di gran lunga inferiore alle aspettative. Gli F-16 in Ucraina non vengono mandati all'attacco per bombardare le truppe russe o a pattugliare la linea del fronte, dove i radar e i sistemi missilistici S-400 russi li abbatterebbero facilmente. Svolgono invece un più modesto compito difensivo: intercettare i massicci attacchi russi di missili da crociera e droni. Operano prevalentemente di notte e nei cieli interni dell'Ucraina occidentale e centrale, agendo come una vera e propria estensione mobile dello scudo aereo nazionale. La cosa che va sottolineata è che gli F-16 devono nascondersi per poter sopravvivere.


Il secondo tallone d'Achille

Ma il tallone d'Achille dell'Ucraina non è solo quello militare: c'è anche quello economico, come abbiamo visto per le locomotive. E' come se avesse due talloni d'Achille. Il secondo tallone l'Achille è a Odessa.

Al momento il Mar Nero, infatti, non è più uno sbocco commerciale per l’Ucraina. Odessa e i porti del “Grande Odessa” (Chornomorsk, Pivdenny) sono di fatto bloccati per il traffico commerciale su larga scala. Gli attacchi russi su porti, silos e navi hanno reso il Mar Nero troppo pericoloso per le grandi navi mercantili, e il flusso di esportazioni è crollato rispetto ai mesi precedenti.
Secondo il Council on Foreign Relations, a fine settembre 2026 i porti del Grande Odessa risultavano sospesi o con traffico fortemente ridotto. Il ministro dell’Economia ucraino ha stimato che il blocco de facto, unito ai danni alle infrastrutture, costerà all’Ucraina circa 1,5 punti di PIL nel 2026 e metterà a rischio 40 miliardi di dollari di export.
Per compensare, Kiev sta spingendo su:

  • porti danubiani (Reni, Izmail) e collegamenti fluviali verso la Romania;
  • corridoi terrestri verso l’UE (Polonia, Romania, Slovacchia, Ungheria); ma c'è la questione delle locomotive di cui abbiamo parlato prima;
  • piccoli porti sul Mar Nero ancora operativi, ma con volumi marginali.

Tuttavia, come sottolineano UE e analisti, queste rotte non possono sostituire pienamente i porti del Mar Nero per grandi volumi di cereali e semi oleosi.

In sintesi, la vulnerabilità economica rappresenta un pericolo strategico speculare a quello militare: se il fronte economico dovesse cedere, l'Ucraina non sarebbe più in grado di sostenere lo sforzo bellico a prescindere dalle forniture di armamenti.

Il bilancio dello Stato ucraino è fortemente supportato dai finanziamenti e dai prestiti internazionali (Unione Europea, Stati Uniti e Fondo Monetario Internazionale). Senza questa costante iniezione di liquidità occidentale, Kiev si troverebbe nell'impossibilità di pagare i salari pubblici, le pensioni e di mantenere attivi i servizi essenziali.

Alla vigilia dell'invasione russa, l'Ucraina contava circa 41 milioni di abitanti (escludendo la Crimea). Oggi, nel 2026, la popolazione residente nei territori stabilmente controllati dal governo di Kiev è crollata a circa 28-33 milioni di persone. Questo calo vertiginoso porta l'Ucraina ad essere il Paese con il più rapido tasso di contrazione demografica al mondo, avendo perso circa il 40% della sua forza lavoro attiva rispetto ai livelli del 2021.

Questa emorragia umana si traduce in un blocco strutturale per la ripresa ucraina. Anche ipotizzando una fine rapida delle ostilità, le stime del Centre for Economic Strategy evidenziano che solo tra 1,3 e 2,2 milioni di rifugiati intendono fare immediato ritorno in patria. La stragrande maggioranza si sta integrando nei mercati del lavoro europei. Senza il rientro di milioni di donne e professionisti, l'Ucraina rischia di non avere la massa critica di contribuenti e lavoratori necessaria a finanziare la ricostruzione e a pagare il welfare dei milioni di pensionati rimasti.

Secondo i dati del Ministero della Giustizia ucraino, il numero dei decessi annui ha superato di quasi tre volte quello delle nascite, a causa delle perdite al fronte e dello stress psicofisico sulla popolazione civile rimasta.[1]

Nel Paese si registra un tasso di fecondità crollato a livelli tra i più bassi al mondo (circa 0,7-0,9 figli per donna). Il clima di incertezza e la separazione delle famiglie bloccano i progetti riproduttivi.

Se si guarda sul lungo periodo, la crisi appare ancora più sistemica: l'Ucraina ha perso quasi la metà della sua popolazione attiva rispetto ai 52 milioni di abitanti registrati al momento dell'indipendenza nel 1991. [1]

Questi dati evidenziano il prezzo pagato dall'Ucraina con la guerra in termini di devastazione dell'economia, di perdita di un terzo della popolazione globale, di distruzione delle infrastrutture e di fortissima dipendenza dai sussidi esteri. Non pochi analisti si chiedono se è strutturalmente sostenibile questo a lungo termine, indipendentemente dall'esito militare finale.

Zelensky

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