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Microsoft alla conquista dell'Africa

Copyright contro software libero
Francesco Iannuzzelli31 marzo 2003 - Francesco Iannuzzelli

Il continente africano è ricco di risorse e di possibilità per chi vuole fare affari con i paesi in via di sviluppo; per questo motivo le multinazionali del nord del mondo non si fanno certo scrupoli a sfruttarlo, approfittando del loro potere economico e della collaborazione forzata (o indotta...) dei governanti dei paesi africani.

Un particolare caso in questo scenario di nuovo colonialismo economico è rappresentato dalla Microsoft, colosso statunitense dei programmi per computer, che si è resa famosa negli ultimi anni per la sua politica spregiudicata e aggressiva, attuata in nome del proprio esclusivo profitto.
Microsoft ha costruito il suo potere sul software proprietario, chiuso, inaccessibile e spesso mal funzionante, che richiede notevoli risorse tecniche e che viene concesso in licenza d'uso agli utenti dietro un pagamento sostanzioso.
Curiosamente, proprio nel libero mercato che secondo i suoi teorici dovrebbe favorire la qualità e la diffusione dei prodotti, il software della Microsoft, eccessivamente costoso e di qualità spesso mediocre, ha avuto una diffusione enorme, arrivando di fatto al monopolio negli ambiti più di massa dell'informatica moderna.

Senza entrare nel dettaglio di come ciò sia successo, è interessante vedere però come la Microsoft si stia dedicando ora ai mercati dei paesi in via di sviluppo con un atteggiamento simile.
In Africa, così come in tante altre parti del sud del mondo, ci sono delle grandi opportunità per le multinazionali dell'Information Technology, in quanto i paesi in via di sviluppo devono affrontare anche questo aspetto, che spesso accompagna settori cruciali come l'educazione, l'informazione, l'assistenza sanitaria e più in genere la pubblica amministrazione.
Al tempo stesso, nel contesto spesso caotico dello sviluppo africano, non esistono o non vengono prese in considerazione le stesse restrittive normative commerciali imposte nel nord del mondo, come quelle sul copyright, che sono alla base della politica commerciale della Microsoft.

L'atteggiamento di Microsoft in Africa si potrebbe sintetizzare con il classico modo di dire del bastone e della carota. Solo che in questo caso anche la carota ha qualcosa di sospetto.

Il bastone consiste nella tremenda pressione commerciale e politica che la Microsoft è in grado di esercitare sugli stati africani, per imporre loro l'adozione del proprio software e il pagamento delle licenze d'uso.
In stretta collaborazione con il Wipo (World Intellectual Property Organisation, che è una diretta emanazione del WTO) la Microsoft ha imposto negli ultimi anni delle modifiche legislative che tenessero conto del copyright in campo software; ciò è successo in particolare negli stati che stanno affrontando per primi lo sviluppo informatico, e cioè Sudafrica, Kenya, Nigeria e alcuni altri.
Di fronte al rischio di multe spropositate e di mancati accordi commerciali, questi stati hanno così acconsentito che venissero introdotte delle norme insensate in un paese in via di sviluppo, norme riguardanti il copyright del software e le sanzioni a cui va incontro chi copia software anche solo per uso personale. Microsoft ha però "benignamente" concesso una specie di sanatoria, nella forma di un limitato periodo di tempo (a volte solo un mese) durante il quale regolarizzarsi ottenendo uno sconto.

La carota servita al tempo stesso è la donazione di software Microsoft in alcuni ambiti specifici, in particolare nelle scuole.
Ad esempio la Microsoft ha proposto allo stato sudafricano la donazione di software per 32.000 scuole, e iniziative simili sono state proposte in altri stati africani.
E' chiaro l'obiettivo di condizionare l'apprendimento delle tecnologie informatiche, facendo in modo che tutti, in particolare i giovani, si abituino ai programmi della Microsoft e non prendano in considerazione le alternative. Con delle prevedibili ripercussioni sul mondo del lavoro, una volta che gli studenti usciranno da scuola. Si tratta quindi di business, e non di una offerta disinteressata.

La politica di Microsoft si sta facendo ancor più aggressiva da quando ha cominciato ad affermarsi anche nel continente africano l'alternativa del software libero.
Software spesso gratuito, in ogni caso molto più economico di quello della Microsoft, software aperto, dove chiunque può mettere le mani per imparare o per modificarlo, e quindi dal grande valore educativo; software che non necessita computer particolarmente potenti, e che può essere configurato in modo da richiedere manutenzione minima. E software libero, che non implica un vincolo economico o politico con chi lo vende.
In pratica l'ideale per una popolazione che potrebbe trovarsi ad usare computer riciclati, con pochi esperti disponibili, ancor meno soldi per pagarsi un'assistenza tecnica, e soprattutto vogliosa di imparare tecnologie che le offriranno possibilità di lavoro e di diffusione libera dell'informazione.

L'alternativa, nella forma dei sistemi operativi open source come GNU/Linux, sta prendendo piede in Africa, pur tra mille difficoltà, ma riscuote successo appunto perché è quella più adatta per questo genere di difficoltà.
La "lotta" tra software proprietario e software libero non rappresenta quindi un dettaglio tecnologico, ma anche politico e sociale, perché l'Information Technology sarà sempre più presente in Africa in ambiti di importanza cruciale come l'educazione e l'informazione, e in questi ambiti e' fondamentale l'indipendenza economica e formativa.

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