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La faccia scura di Google

Hackmeeting 2006: la comunità Ippolita anticipa il suo prossimo libro collettivo, dedicato alle molte cose che non si sanno del più diffuso motore di ricerca. L'ispirazione commerciale ne piega i criteri e gli usi, intrecciando le scelte individuali fino a definire un «profilo» di ciascun utente; una minaccia alla privacy di tutti noi
14 settembre 2006 - Fabio De Ponte
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Avete mai provato a fare la stessa ricerca su google.it e google.com (ciccando su «tutto il web»)? Bene, fatelo. Vi accorgerete che i risultati risulteranno diversi e lo saranno tanto di più se l'argomento è di importanza commerciale. Provate per esempio a digitare «Condoleezza Rice»: i risultati sono (quasi) identici. Adesso inserite «Mediaworld»: dal terzo link in poi i risultati sono differenti.
Non male, vero? Da quando è entrato nelle nostre vite, ci siamo abituati ad utilizzare Google come la soluzione ad ogni bisogno di informazione, dalla più spicciola e quotidiana alla più impegnativa e faticosa. Ma forse è venuto il momento di fermarsi un attimo e rifletterci su. Su questo argomento è concentrato «The dark side of Google», il nuovo libro della comunità Ippolita, una comunità scrivente dallo pseudonimo collettivo che ha già dato alle stampe «Open non è free» e «Il sapere liberato». Ricerche, analisi e riflessioni sul mondo del digitale e sul suo complesso rapporto con la distribuzione del sapere e del potere. Il libro è stato presentato all'Hackmeeting 2006, il raduno nazionale della comunità hacker, che quest'anno si è svolto a Parma.
Il nuovo testo uscirà per Feltrinelli entro gennaio, naturalmente sotto licenza Creative Commons: riproduzione e distribuzione consentita e incoraggiata. «Google si è affermato negli ultimi anni come uno dei principali punti di accesso alla rete di internet, ci siamo adattati progressivamente alla sua interfaccia sobria e rassicurante, alle inserzioni pubblicitarie defilate e onnipresenti». Ci lasciamo condurre nell'esplorazione del web, ma la sua guida non è affatto disinteressata. In primo luogo «Google non indicizza tutte le pagine. E' un errore crederlo, e un inganno dirlo. E' difficile da stabilire, ma saranno il 20-30% - azzardano gli autori - le pagine non indicizzate».
Ciononostante, il suo database rimane immenso. Come è possibile che restituisca i risultati della ricerca in una frazione di secondo? E' semplice, lo fa attraverso dei filtri. E' una scelta tecnica necessaria, per rendere efficiente il sistema. Ma introduce una livello di arbitrarietà molto ampio. E' attraverso questi filtri che le informazioni commercialmente più rilevanti possono risalire la classifica e quelle politicamente più scomode scomparire.
Poi c'è la questione della privacy: Google registra ogni ricerca ed è in grado di associare un profilo ad ogni utente, sia pure senza dargli un nome e un cognome. E ci sono tutti i servizi aggiuntivi come Gmail, Google News, Adwords, Gbuy, Google Desktop. Il motore di ricerca esamina automaticamente le e-mail e inserisce le pubblicità pertinenti accanto sulla pagina; Google News è in grado di consigliare degli articoli per noi interessanti in base al nostro profilo; Adwords non solo esamina il nostro sito per scegliere le pubblicità adatte, ma ne registra anche tutti i dati di traffico: chi lo visita, quanto lo visita, da quali siti arriva; Gbuy sa cosa abbiamo comprato e quando; Google Desktop scansiona l'hard disk del nostro computer (ma siamo noi a scegliere quali directory) per aiutarci a trovare i nostri documenti. E così è in grado di sapere ogni cosa: quali documenti sono presenti, quali foto, quale musica, quali film e dai log dei singoli programmi anche le nostre abitudini: se usiamo di più il computer per navigare su internet, ascoltare musica o guardare dei video, e con quale frequenza.
Non è chiaro in quale misura Google incroci tutti questi dati, ma sicuramente è suo interesse farlo: più dettagliato è il profilo dell'utente, maggiore la possibilità di proporgli pubblicità pertinente. E con Google Maps Mobile, attivabile sui telefonini dotati di Gps, potrà incrociare questi dati anche con i nostri spostamenti. Fantascienza? Teoria del complotto? No, il lavoro del motore di ricerca è proprio quello di esaminare una vastità di documenti per metterli in relazione tra loro. E' quello che gli chiediamo di fare per noi tutti i giorni. Ora, ammettiamo che attualmente Google si limiti ad incrociare questi dati a fini commerciali: cosa succederà quando Larry Page e Sergey Brin, ormai brizzolati, decideranno di vendere la baracca per godersi la sontuosa pensione? Chi erediterà questa infinità di dati e tutte le infrastrutture di registrazione, ricerca ed analisi?
Molti non sanno una cosa: la legge italiana sulla privacy venne approvata il 31 dicembre 1996 - l'ultimo giorno dell'anno - in fretta e furia perché era necessaria per l'adesione a Schengen. Il Garante della privacy ha anche un altro ruolo e nome: autorità di controllo sulla sezione nazionale del Sistema informativo Schengen, il cosiddetto Sis. In questo caso l'Europa ha visto lungo: prima di mettere in comune i database di tutte le polizie europee ha creato un organismo di tutela per evitare che uno strumento di coordinamento per la repressione del crimine si trasformasse in un sistema onnisciente di controllo. Forse è il caso di stare attenti a non regalare questo potere a una struttura commerciale.

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