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Ecco i diritti ambientali che partiti e associazioni ambientaliste ci hanno nascosto. Uno scandalo italiano

Il fallimento dell'ambientalismo italiano

Il 15 giugno 2007 invio a "Mosaico di Pace", il mensile per cui scrivo, un articolo che denuncia come partiti e associazioni ambientaliste non abbiamo promosso alcuna campagna di mobilitazione nazionale per esercitare i nuovi diritti contemplati nell'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). A distanza di sei mesi la situazione è la stessa: un desolante deserto.
8 dicembre 2007 - Alessandro Marescotti

Provate a fate un giro sul sito http://aia.minambiente.it e cliccate su "Area libera consultazione". Non lo trovate? Scendete in giù, ancora giù... vedete in basso a sinistra la finestrella azzurra a sinistra? Bene, cliccate lì.
Anche tu puoi controllare le emissioni


Appare...

PERCORSI GUIDATI

* Cerca l'impianto per territorio
* Cerca l'impianto per categoria di attività
* Cerca l'impianto per tipo di procedura

Cercate l'impianto per territorio e andate sulla vostra regione. Qualcuno vi aveva mai detto che potevate consultare quei dati e che potevate fare delle contestazioni scritte per ottenere le prescrizioni delle migliori tecnologie?
Qualcuno vi aveva mai detto che era un vostro diritto reclamare impianti meno inquinanti?

Nel mondo ambientalista qualcosa è andato storto. Davvero una brutta storia.

Ad esempio mentre i dirigenti nazionali di Legambiente si davano da fare ad entrare nel Partito Democratico, nessuno di loro si preoccupava di fare una campagna di informazione sui diritti di intervento nell'AIA.

Ma nella "Cosa Rossa" c'è qualcuno che ha scelto di informare i cittadini e di mettere le istituzioni al loro servizio? Certo non lo ha fatto Nichi Vendola che, pur governatore della Regione Puglia, non ha fatto pronunciato una sola sillaba.

Bocche cucite anche fra i sindacati.

E così su 139 impianti sottoposti alla procedura nazionale di AIA sono arrivate sul tavolo del Ministero dell'Ambiente solo 6 relazioni di osservazioni relative a solo 4 impianti.
Ed ecco i risultati:
Italia Nostra: 1 relazione con osservazioni
Legambiente: 1 relazione con osservazioni
AIL: 1 relazione con osservazioni
Comitati locali: 2 relazioni con osservazioni.
E infine: anche un cittadino (un ingegnere volonteroso) risulta aver inviato una relazione, a testimonianza che la normativa europea dà diritti al "pubblico" e non solo alle associazioni.
Occorre vedere gli interventi delle associazioni per le AIA regionali (ad esempio il Wwf del Friuli ha inviato osservazioni ben fatte per l'impianto di Servola).
Nel mondo sindacale solo la Uil di Taranto è intervenuta sull'Ilva associaziosi alle osservazioni di un comitato locale e apponendo il proprio timbro.

Praticamente siamo di fronte ad un fallimento di proporzioni storiche per il tradizionale mondo ambientalista. Per non parlare di quello politico-partitico e sindacale.

Andate sui siti nazionali di Legambiente e Wwf, troverete tante campagne, ma sulle emissioni industriali e sui diritti europei dell'AIA non trovate nulla.
Le grandi associazioni sono rimaste in silenzio, inattive. Proprio mentre entrava in vigore un importante diritto europeo di accesso e partecipazione ambientale che avrebbe messo in seria difficoltà l'industria più inquinante.

Va notato che - se vi sono state quelle poche relazioni pervenute al Ministero dell'Ambiente - ciò è frutto di uno sforzo prodotto unicamente dagli attivisti locali. Ma lo staff dirigente delle grandi associazione è stato un palcoscenico di "belle statuine" che non ha mosso un dito per informare i cittadini.

Punta il dito su ogni voce, chiedi: questo perche'?
LODE DELL'IMPARARE



Impara quel che è più semplice! Per quelli

il cui tempo è venuto

non è mai troppo tardi!

Impara l'abc; non basta, ma

imparalo! E non ti venga a noia!

Comincia! devi sapere tutto, tu!

Tu devi prendere il potere.

Impara, uomo all'ospizio!

Impara, uomo in prigione!

Impara, donna in cucina!

Impara, sessantenne!

Tu devi prendere il potere.

Frequenta la scuola, senzatetto!

Acquista il sapere, tu che hai freddo!

Affamato, afferra il libro: è un'arma.

Tu devi prendere il potere.

Non avere paura di chiedere, compagno!

Non lasciarti influenzare,

verifica tu stesso!

Quel che non sai tu stesso,

non lo saprai.

Controlla il conto,

sei tu che lo devi pagare.

Punta il dito su ogni voce,

chiedi: e questo, perché?

Tu devi prendere il potere.



Bertolt Brecht

E ora, che si può fare?

La frittata è stata fatta, ma solo per metà. Non dategliela vinta ai vostri inquinatori.

Anche se fuori tempo massimo, i cittadini possono rivendicare il diritto di partecipare. Possono preparare, durante le vacanze di Natale, alcune relazioni con osservazioni.

A Natale, se volete spendere bene i vostri euro per l'ambiente, utilizzateli non per gli ambientalisti di professione che hanno fatto le "belle statuine" ma per inviare le vostre raccomandate al Ministero dell'Ambiente con le vostre osservazioni sugli impianti inquinanti delle vostra zona. Fatevi aiutare da qualche ingegnere, da qualche chimico, da qualche medico. Buttate giù una relazione chiara e precisa individuando tutto ciò che le aziende non hanno eventualmente indicato: emissioni inquinanti, misure per prevenirle, tecnologie migliori per abbattere i fumi, ecc. Fatelo, fatelo! Non aspettate altri: fatelo voi, anche come semplici cittadini, ne avete diritto! Tanto, se non lo fate voi, non lo faranno gli ecologisti a stipendio garantito degli staff nazionali.

Agite, fatelo subito: se non ora... quando?
Fra tre mesi i giochi saranno chiusi definitivamente per voi e per i vostri polmoni.

Vi diranno che è complicato: ma allora perché si va a scuola? Perché abbiamo la rete? Se son si usa cultura e rete a che cavolo serve tutto ciò?

Agite, collegatevi al sito http://aia.minambiente.it e cliccate sull'azienda più vicina a voi. leggete tutta la documentazione e controllate - legge alla mano - che abbiamo elencato tutti gli inquinanti e tutte le soluzioni tecniche per ridurli.

Fatelo subito: mandate un'email ai vostri amici e create un gruppetto di lavoro.

Vi diranno che avete la sindrome di Nimby. Ma non ci fate caso: siete solo malati di democrazia.

Alessandro Marescotti

Note:

Articolo inviato il 15/6/07 a Mosaico di Pace

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Cittadinanza attiva

Fai il ficcanaso: usa il decreto 59/05 sulle emissioni inquinanti

Quanto può emettere il camino dell'industria che ti inquina? Chi autorizza i valori massimi? Anche tu puoi intervenire: usa i nuovi diritti ambientali

In quest'articolo parleremo di inquinamento e cittadinanza attiva.
Vi hanno mai detto che una legge prevede la consultazione della cittadinanza quando si rilasciano le autorizzazioni alle emissioni? Sì, proprio così. E stiamo parlando delle emissioni inquinanti nell'aria, nell'acqua e nel suolo.
A me questa cosa nessuno l'aveva mai detta. Neppure le grandi associazioni ambientaliste: mi sarò sicuramente distratto. Ma l'ho scoperta per caso l'altro giorno, sfogliando un giornale. C'era scritto: “Avviso pubblico di avvio procedimento per il rilascio di Autorizzazione Intergrata Ambientale, ai sensi dell'art. 5, comma 7 del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59”. L'avviso era di una grande multinazionale. Pubblicato a sue spese, riguardava il rilascio di un'autorizzazione a Porto Marghera. La cosa mi ha insospettito. Sapevo che nel 2007 vengono rinnovate molte autorizzazioni alle emissioni. E bisogna stare con gli occhi aperti. Infatti ci può sempre essere la manina del tecnico compiacente disposto a scrivere una cifra al posto di un'altra. Quanto può emettere quel camino? La manina misteriosa scrive: 10 microgrammi a metro cubo di diossine. E' una quantità
contenuta o esagerata? Poi scopri che è un valore 25 mila volte più alto rispetto ad un camino di un impianto simile autorizzato a mille chilometri di distanza: è successo veramente. E intanto ti respiri la diossina. Fai i conti, moltiplichi quel dato per i metri cubi e scopri che con quel parametro ti becchi il 90% di tutta la diossina italiana: “a norma di legge”. Perché l'autorizzazione è stata data e tu ti sei fatto imbrogliare. Anzi: non lo sapevi neppure. E anche se dopo protesti stai gridando al vento perché chi emette 10 microgrammi di diossina a metro cubo si è fatto costruire una autorizzazione su misura per avvelenarti a norma di legge.
Ma come puoi mettere il naso in queste cose già così complicate? Sono segrete? Sono pubbliche? Si può andare a parlare con qualcuno?
Bene: ci soccorre una direttiva europea. Precisamente la 96/61/CE del Consiglio, del 24 settembre 1996, sulla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento, poi modificata dalle direttive 2003/35/CE e 2003/87/CE.
Quell'Europa ­ di cui tanti uomini di partito si riempiono la bocca ­ partorisce una normativa
bellissima. E poiché sancisce diritti di accesso all'informazione e di consultazione delle
popolazione... ecco che quegli stessi uomini di partito chiudono la bocca invece di aprirla. Tacciono.
O perché sono ignoranti (come lo ero io fino a pochi giorni fa) o perché non hanno alcun interesse a far conoscere i nuovi diritti ambientali. Che tristezza, che vergogna. E veniamo allora a quell'avviso sul giornale che mi aveva insospettito. Il decreto legislativo (D.Lsg. 59/05) recepisce proprio le direttive che consentono di mettere il naso nelle autorizzazioni alle emissioni. Caspita: roba da gran ficcanasi! E' il diritto di partecipare, di svolgere quel ruolo di cittadinanza attiva senza il quale non riesci a smascherare il ruolo della manina criminale.

Riepiloghiamo dunque: il Decreto Legislativo 18 febbraio 2005, n. 59 serve alla “Attuazione
integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento".

Letta tutta d'un colpo, questa cosa mi fa sentire bene. Sono per un attimo anche io “orgoglioso di essere europeo”. Nell'articolo 5 del suddetto decreto si può leggere una cosa importantissima: “Entro 30 giorni dalla data dell'annuncio (su quotidiano provinciale o regionale) i soggetti interessati possono presentare il forma scritta, all'autorità competente, osservazioni sulla domanda”.
Sempre in quell'articolo si legge che la domanda di autorizzazione alle emissioni deve essere accessibile al pubblico. E qui il “pubblico” può chiedere e ottenere che venga messa su Internet in modo che tutti possano collegarsi e capire che tipo di impianto è, che materie prime usa, quali sono le fonti di emissione e il loro impatto sull'ambiente, quali tecnologie sono proposte per prevenire o ridurre le emissioni, ecc.
Come si può notare questa normativa sull'autorizzazione alle emissioni sancisce il diritto di
partecipazione della cittadinanza in quanto tratta questioni che riguardano la salute e l'ambiente.
All'articolo 14 si legge che il Ministero dell'Ambiente “garantisce sistematica informazione del pubblico sullo stato di avanzamento dei lavori”. E' una normativa che segue sostanzialmente quella sulla Valutazione di Impatto Ambientale dei nuovi impianti, la quale prevede la partecipazione del “pubblico”. Segue inoltre la legge Seveso II che riguarda i rischi di incidente rilevante, anch'essa contenente (art. 23) norme per la consultazione del “pubblico”. In queste tre normative il pubblico può conoscere, partecipare, scrivere osservazioni.
Si rimane quasi estasiati a contemplare quali progressi stia facendo la democrazia. Poi vai sul sito della Regione Puglia e cosa scopri? Che nessuno ti informa che hai il diritto di partecipare e di fare le tue osservazioni sulle autorizzazioni alle emissioni. Il sito, anziché spiegare ai cittadini come partecipare al procedimento, dà informazione alle aziende che possono scaricare i moduli per le autorizzazioni. E di che partito è l'assessore che rende alle aziende un tale servizio? Di Rifondazione Comunista.

Alessandro Marescotti

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