Peacelink non molla: assicurazioni da copione
TARANTO — I consumatori hanno fiducia. Almeno per ora, a Taranto, non c'è alcun contraccolpo nei supermercati, nei negozi e al farmer market: la vendita di latticini e prodotti derivati continua come sempre, anzi alla vigilia dei giorni di festa è aumentata. L'allarme diossina non ha creato panico e fuga da mozzarelle e formaggi e la comunità dimostra un atteggiamento maturo e consapevole. Fino ad oggi, d'altra parte, le analisi hanno rivelato un solo caso di presenza di diossina e policlorobifenili nel latte prodotto dagli animali di un allevamento vicino Statte, a pochi chilometri da Taranto. Si tratta, inoltre, di latte a consumo interno al gregge e non destinato alla vendita ai caseifici. Le autorità hanno decretato il «vincolo sanitario» e quegli animali non possono essere neanche macellati. Il titolare dell'allevamento di capre e pecore, Cosimo Quaranta, è la prima vittima di questa situazione a causa dei veleni che i suoi animali hammo mangiato insieme all'erba brucata.
Una vicenda che, insomma, rischia di far male ad un intero settore: «Noi - continua Lazzaro - subiamo questa situazione, eppure la nostra agricoltura è sana. Le nostre aziende seguono buone pratiche agronomiche e zootecniche per cui oggi è possibile tracciare ogni singolo prodotto e, quindi, rintracciare persino il capo da cui proviene il latte o il derivato. È importante ribadire che contemporaneamente al campione di Statte incriminato, ne è stato verificato un altro di un'azienda vicina, ma sottoposta a controlli di qualità e certificazioni, e in questo latte non è risultato nulla di anomalo. I consumatori possono stare tranquilli nell'acquistare il latte tarantino».
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