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Il caso diossina non fa paura, vendite ok

Peacelink non molla: assicurazioni da copione

La Procura di Taranto valuta il problema. Presto al lavoro un pool di magistrati L'allarme diossina non ha creato problemi alla vendita di mozzarelle e formaggi. «La situazione non desta nessun allarme di tipo sanitario»: lo sottolinea il dirigente dell'Arpa Puglia, Giogio Assennato a proposito di tracce di diossina e di Pcb trovate nei giorni scorsi in un prodotto proveniente da uno dei due allevamenti che si trovano a poca distanza dallo stabilimento Ilva. La denuncia è stata fatta nei giorni scorsi da Peacelink ed è stata confermata dalle analisi fatte dall'istituto zooprofilattico di Teramo.
23 marzo 2008 - Cesare Bechis
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

Latte alla diossina TARANTO — I consumatori hanno fiducia. Almeno per ora, a Taranto, non c'è alcun contraccolpo nei supermercati, nei negozi e al farmer market: la vendita di latticini e prodotti derivati continua come sempre, anzi alla vigilia dei giorni di festa è aumentata. L'allarme diossina non ha creato panico e fuga da mozzarelle e formaggi e la comunità dimostra un atteggiamento maturo e consapevole.

Fino ad oggi, d'altra parte, le analisi hanno rivelato un solo caso di presenza di diossina e policlorobifenili nel latte prodotto dagli animali di un allevamento vicino Statte, a pochi chilometri da Taranto. Si tratta, inoltre, di latte a consumo interno al gregge e non destinato alla vendita ai caseifici.

Le autorità hanno decretato il «vincolo sanitario» e quegli animali non possono essere neanche macellati. Il titolare dell'allevamento di capre e pecore, Cosimo Quaranta, è la prima vittima di questa situazione a causa dei veleni che i suoi animali hammo mangiato insieme all'erba brucata.

Nel 2001 altre denunce
«Non vogliamo fare allarmismo ma è nostro dovere mettere a disposizione delle autorità e della comunità le informazioni di cui disponiamo». Così Peacelink risponde alle rassicurazione delle autorità regionali, definite «da copione», sul latte e formaggi alla diossina. «Nel sito web della Fao (Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite) - fanno sapere gli attivisti dell'associazione ambientalista - , c'è una pagina relativa a 450 analisi del latte in Puglia effettuate nel 2001.

I dati non sono molto confortanti e li vogliamo rendere noti e commentare per gli ovvii collegamenti con la presente attualità». I dati cui si riferisce Peacelink «sembrano contraddire le dichiarazioni ottimistiche dei livelli politici». La ricerca cui si fa riferimento è stata fatta nel 2001 da ricercatori dell'Università di Bari, Istituto di Chimica. «Al fine di determinare il livello di contaminazione da PCB, POC e HCB (diossine, ndc), è stata condotta un'indagine su 450 campioni di latte (bovino, ovino, caprino e di bufala) provenienti da diverse aziende agricole pugliesi.

La presenza di questi contaminanti nel latte non è desiderabile, poiché questo alimento è di largo consumo ed è un importante nutrimento soprattutto per i neonati».

Nazareno Dinoi
«Noi qui all'Ipercoop - dice il direttore - non abbiamo registrato alcun calo nelle vendite dei prodotti legati al latte. I clienti, evidentemente, hanno fiducia sia in noi che nei produttori locali dai quali ci serviamo. Il caso lo considerano isolato».

Stesso clima di fiducia al farmer market di corso Umberto, il primo aperto in Puglia per la vendita diretta dal produttore al consumatore. Il banco dei prodotti caseari è affollato come ogni giorno. «Guardi - dice un cliente - per ora non c'è alcuna ragione per spaventarsi. Abbiamo letto che il caso è isolato e ci è stato spiegato che quel latte non entra nel circuito esterno. Per ora abbiamo fiducia e continuiamo a mangiare mozzarelle e formaggi ».

Non variano le reazioni in un negozio di alimentari di via De Cesare, in pieno centro cittadino. «Fino ad oggi le abitudini dei nostri clienti non sono cambiate - racconta il titolare - e non vediamo segnali di preoccupazione verso il consumo di latte e formaggi. Vedremo se cambierà qualcosa nei prossimi giorni in presenza di eventuali novità».

Nel frattempo continua l'attività dell'azienda sanitaria locale. Vuole acquisire, attraverso ispezioni e ulteriori analisi sui campioni prelevati in altri allevamenti di Massafra, Montemesola e Crispiano, elementi per valutare complessivamente la situazione. E anche la procura di Taranto vuole approfondire il problema.

Nei prossimi giorni ci sarà una riunione operativa per mettere a punto un piano d'azione mediante, se necessario, la creazione di un gruppo di magistrati che dovranno lavorare sull'ipotesi di disastro colposo. La contaminazione eventuale di terreni, pascoli e foraggi rientra in questa categoria di reati. Intanto da Confagricoltura Taranto arrivano alcune precisazioni.

«Il latte bovino è in regola e non c'entra nulla con quello ovino - spiega il direttore Carmine Palma mettendo in guardia dalle semplificazioni e dai rischi d'allarmismo - e bisogna chiarire che il latte bovino delle nostre aziende è sottoposto a rigorosi controlli di qualità. Altro discorso è quello delle zone di pascolo, come nella vicenda di Statte: pascolare vicino all'Ilva non doveva essere possibile già prima, non solo adesso che si è scoperto che qualcosa non va».

Sulla stessa linea Luca Lazzaro, presidente dei Giovani di Confagricoltura. «Si tratta di un caso circoscritto - afferma - per cui diciamo no all'allarmismo, che può solo creare gravi e gratuiti danni alla zootecnia. Non possiamo accettare che l'agricoltura finisca sul banco degli imputati quando si sa da tempo che Taranto è area ad alto rischio ambientale: ma tutto ciò è rimasto sulla carta, compresi i controlli delle istituzioni competenti».

Allevamento a ridosso dell'ILVA Una vicenda che, insomma, rischia di far male ad un intero settore: «Noi - continua Lazzaro - subiamo questa situazione, eppure la nostra agricoltura è sana. Le nostre aziende seguono buone pratiche agronomiche e zootecniche per cui oggi è possibile tracciare ogni singolo prodotto e, quindi, rintracciare persino il capo da cui proviene il latte o il derivato.

È importante ribadire che contemporaneamente al campione di Statte incriminato, ne è stato verificato un altro di un'azienda vicina, ma sottoposta a controlli di qualità e certificazioni, e in questo latte non è risultato nulla di anomalo. I consumatori possono stare tranquilli nell'acquistare il latte tarantino».

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