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Riccardo Iacona ha puntato le telecamere di Raitre su un cancerogeno di nome PCB

Presa Diretta sul PCB a Brescia

E' andato in onda un servizio impressionante su Raitre. Il PCB è un distruttore del sistema endocrino ed è correlabile al diabete e ai tumori al fegato, alla mammella, alla tiroide. Quello che i telespettatori devono sapere è che il PCB che ha contaminato Brescia ha contaminato anche Taranto. A Brescia si fabbricava il PCB. A Taranto lo si usava. Il 90% del PCB fabbricato a Brescia finiva a Taranto in un fluido noto come "apirolio" e gli operai dell'acciaieria locale si lavavano le mani con quel liquido prima di mangiarsi il panino.
31 marzo 2013 - Alessandro Marescotti

Ci sono storie parallele di inquinamento. Taranto è stata inquinata non solo dalla diossina ma dai policlorobifenili, detti Pcb. Essi erano contenuti in un fluido che veniva chiamato “apirolio”. Un liquido cancerogeno. Sgrassava bene le mani. 

PCB a Brescia

E' andato in onda un servizio impressionante su Raitre sul PCB. Il PCB è un distruttore del sistema endocrino ed è correlabile al diabete e ai tumori al fegato, alla mammella, alla tiroide.

Quello che i telespettatori devono sapere è che il PCB che ha contaminato Brescia ha contaminato anche Taranto. A Brescia si fabbricava il PCB. A Taranto lo si usava. Il 90% del PCB fabbricato a Brescia finiva a Taranto in un fluido noto come "apirolio" e gli operai dell'acciaieria locale si lavavano le mani con quel liquido prima di mangiarsi il panino.

Quando ho visto il servizio di Riccardo Iacona ho subito pensato al signor Cataldo, un ex operaio dell'Italsider con cui ho parlato più volte. Paffutello, capelli bianchi, l'aria ingenua e sorridente, mi raccontava in modo assolutamente naturale che prima di mangarsi il panino si lavava le mani con l'apirolio, un liquido contenente PCB e che zampillava dai trasformatori che costellavano lo stabilimento siderurgico. "I traformatori avevano tanti tubicini che servivano a raffreddare e lì circolava l'apirolio. Ma perdevano sempre e noi operai andavamo sotto allo zampillo e ci lavavamo le mani, perché l'apirolio sgrassava bene".

Rimanevo sbalordito ad ascoltare il signor Catando che con la massima naturalezza mi raccontava che dopo essersi lavato le mani con l'apirolio si mangiava il panino con la mortadella e poi si faceva un riposino sui soffici strati di amianto: come se fosse un "materasso di lana" per operai, lo accoglieva per la pennichella. 

Gli operai dell'Italsider di Taranto si sono portati a casa l'apirolio, e quindi il PCB, fin nella camera da letto perché aveva una virtù particolare: lucidava benissimo le scarpe nere. E se lo portavano fin nella cucina perché alcuni recipienti per apirolio erano considerati recipienti adatti per metterci l'olio, dopo essere stati lavati.

Ma l'apirolio ha un problema: si volatilizza facilmente ed è mobilissimo. Finisce per contaminare gli ambienti chiusi.

Un chimico del CNR mi ha raccontato che è bastato un mezzo chilo di apirolio caduto per terra per contaminare la sala di un laboratorio. E hanno dovuto scrostare tutti gli intonaci del locale con una ditta specializzata che ha bonificato l'ambiente.

Un trasformatore portato con un camion in una strada di campagna a Taranto perdeva apirolio e la "scia" ha contaminato gli ulivi e le olive di PCB. Proprio perché si volatilizza e contamina l'ambiente in modo rapido.

"Fino alla fine degli anni '70 - racconta Francesco Maresca, ex sindacalista - non abbiamo saputo nulla sulla pericolosità dell'apirolio. Poi accadde una cosa incredibile. Alcuni operai videro venire dall'esterno dello stabilimento un uomo con una tuta protettiva, sembrava un astronauta e aveva in testa una specie di scafandro. Quest'uomo 'scafandrato' disse che doveva maneggiare l'apirolio. Lo stupore fu enorme perché fino a quel momento non ci era stata fornita una simile protezione né avevamo un'adeguata informazione". Maresca sentì esclamare alcuni operai: "Naaa... se fino ad ora ce lo siamo quasi bevuto!" Il  tutto detto in un colorito dialetto tarantino ("l'amm quase bevute").

C'è un'altra cosa che va detta: i limiti del D.M. 471/99 (1000 ng/Kg) sono stati innalzati con il dlgs 152/2006 (il "Testo Unico" sull'ambiente) di ben 60 volte (ora il limite è di 60000 ng/Kg) per i terreni residenziali e il verde pubblico. Se quindi fossero oggi in vigore i limiti adottati nel 1999 una parte considerevole dei terreni sarebbe da bonificare nelle aree di Brescia e Taranto. Non hanno bonificato neppure i terreni più avvelenati di Brescia, ma sono stati molto rapidi a mettere le mani avanti e a modificare il limite di legge...  

Note:

La puntata di Presa Diretta su Brescia
http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-c6c4ab2a-960a-4272-b710-1d209039cb8a.html

Brescia e Taranto, storie parallele, stessi veleni
http://www.peacelink.it/ecologia/a/37117.html

La ''maledizione'' del Pcb su Taranto
http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/25040.html

Taranto inquinata da PCB, ma "salvata" da una "manina occulta" che ha innalzato di 60 volte i limiti
http://ftp.peacelink.it/news/2007/10/msg00058.html

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