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Chi volle la legge sulla diossina in Puglia

Oggi l'avvocato dell'ex presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha chiesto l'assoluzione del suo assistito rivendicandone i meriti ambientali, fra cui quello di aver voluto la legge regionale sulla diossina e di aver richiesto un'autorizzazione ambientale più rigorosa. E' vero o no?
9 marzo 2021
Alessandro Marescotti (Presidente di PeaceLink)

Emilio Riva e Nichi Vendola

La legge regionale sulla diossina è stata voluta da Vendola, come ha detto oggi il suo avvocato?

Ad una attenta verifica emergono le seguenti evidenze.

1) La prima denuncia della presenza di diossina a Taranto è effettuata da PeaceLink nell'aprile del 2005. Viene dichiarato che a Taranto c'era l'8,8% della diossina industriale europea inventariata nel registro EPER. Dopo quella denuncia, amplificata dal canale regionale della RAI TV, non perviene a PeaceLink alcuna reazione da parte del Presidente della Regione Nichi Vendola.

2) Nel 2006 sono le associazioni ambientaliste a farsi carico di una richiesta alle istituzioni di acquisto di strumenti per la misurazione della diossina, che erano del tutto assenti sul territorio tarantino.

3) Nel 2007 è PeaceLink a diffondere un dossier sulla diossina che documentava come l'ILVA fosse responsabile del 90,3% della diossina industriale nazionale inventariata nel registro INES. A quella denuncia, amplificata dai media locali e nazionali, segue la prima campagna di misurazione dell'Arpa Puglia.

4) Nel febbraio 2008 è PeaceLink che fa analizzare un pezzo di pecorino nel quale emerge una forte concentrazione di diossina, oltre i limiti di legge. Da lì parte un esposto alla Procura della Repubblica da cui nascono le indagini della Procura di Taranto ("Ambiente Svenduto") e poi alcune manifestazioni che culminano nella marcia a Taranto di ventimila persone organizzate da Altamarea e svoltasi il 29 novembre 2008. In quella occasione viene richiesta a gran voce alla Regione Puglia una legge regionale sulla diossina, legge che era stata già richiesta a Vendola nel febbraio 2007. Quelle richieste erano cadute nel vuoto e da colloqui con la segreteria del Presidente giunse un diniego a promuovere un intervento normativo da parte della Regione, diniego motivato dal fatto che la Regione non avesse le competenze per varare una normativa di contenimento della diossina, come invece avveniva in Friuli Venezia Giulia.

5) Dopo il successo della manifestazione di Altamarea a Taranto, percepita da tutti come la marcia contro la diossina, è Sinistra Democratica a richiedere a Vendola, con il consigliere regionale Michele Ventricelli, la legge regionale sulla diossina. Sinistra Democratica faceva parte della maggioranza in Regione e sfruttò l'onda della grande manifestazione di Altamarea per fare una proposta. Sinistra Democratica elabora nel novembre del 2008 una bozza di testo chiedendo un aiuto tecnico a PeaceLink (che inserisce nella legge l'articolo sul "campionamento continuo").

6) Vendola sulla diossina non potè dire di no a un alleato di governo e, va chiarito, non intraprese nel 2008 alcuna iniziativa per promuovere quella legge: trovò tutto già scritto sul suo tavolo dopo la manifestazione di Altamarea.

7) Della legge sulla diossina non venne tuttavia mai attuato con Vendola il campionamento in continuo della diossina, che avrebbe garantito un controllo costante, giorno per giorno e non solo durante i giorni di controllo preannunciato.

8) Dalla legge, al momento dell'approvazione una manina sconosciuta fece sparire un dettaglio tecnico importante sulla percentuale massima di ossigeno che i fumi controllati dovevano avere, per evitare che durante i controlli non vi fosse una aggiunta di aria fresca al fine di diluire la diossina e abbassarne la concentrazione; se fosse rimasta nella legge la prescrizione della percentuale del 15,5% di ossigeno nei fumi del camino E-312, l'ILVA non avrebbe rispettato il limite di 0,4 ng/m3 nei tempi previsti dalla legge.

9) La Regione Puglia non ottenne un'autorizzazione più rigorosa; infatti l'AIA del 2011 fu così deludente che provocò le ire di tutti gli ambientalisti, compresa Legambiente; l'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) si rivelò un fallimento nonostante l'impegno profuso dalle associazione ambientaliste tarantine dal 2007 al 2011, quattro anni in cui avevano sperato nel supporto di Comune di Taranto , Provincia di Taranto e Regione Puglia.

10) L'AIA del 2012 fu invece più restrittiva non per merito della Regione Puglia ma per via dell'iniziativa della magistratura che voleva sequestrare gli impianti perché inquinanti, e quindi fu sotto l'onda di quella pressione che l'AIA adottò prescrizioni che nel 2011 non erano state adottate (e neppune proposte dalla Regione Puglia), come la copertura dei parchi minerali o la cottura del carbone a ritmi rallentati in cokeria.

  

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