Libia, l’infinita scelleratezza delle guerre occidentali
Il principe Harry fu protagonista, poco più di 8 anni fa, di un vero e proprio caso politico che fu al centro delle cronache britanniche per settimane. Il rampollo della casa reale inglese aveva deciso di voler andare a combattere in Iraq, ma la regale nonna e gli altissimi vertici militari si opposero decisamente. Dopo settimane e settimane di fiumi d’inchiostro dedicati (in Iraq erano quotidianità, così come ancora oggi ma ormai non “fa notizia”, attentati, bombardamenti, centinaia se non migliaia e migliaia di morti ma l’inchiostro non era attirato particolarmente…) fu trovato una sorta di reale compromesso: lo “scalpitante eroe” fu inviato in Afghanistan dove però non ebbe la possibilità di essere “parte attiva” nei combattimenti. Ricordate la retorica sulla civiltà minacciata, sulla Patria bella da difendere, sui nostri ragazzi che andavano a combattere “per tutti noi” e tutte quelle belle parole. Decine di migliaia di soldati vennero mandati al fronte, migliaia morirono per la Patria e le “missioni di Pace”. Erano vite che furono sacrificate, e mai lor signori dissero che sarebbe stato meglio fossero rimasti a casa piuttosto che andare a morire in Iraq o Afghanistan. Per il figlio della real casa invece si fece di tutto perché non partisse … E’ un piccolo episodio (infinitamente minore rispetto a tantissimi altri) ma che svelò, se ce ne fosse ancora bisogno quanto alla vuota retorica sulla Patria, sul militarismo bello e glorioso, su democrazie, libertà e giustizie da esportare sulla punta delle baionette, in realtà non hanno mai creduto fino in fondo, sapendo benissimo di aver creato un mostro sporco e cruento, orrendo e disumano. Ma, come scrisse Ernest Hemingway, le guerre sono “provocate e iniziate da precise rivalità economiche” per il profitto di alcuni (che il celebre scrittore definì testualmente maiali) e quindi il mostro viene periodicamente alimentato.
La Libia non è da meno. In questi anni i pacifisti, gli antimilitaristi e gli antimperialisti hanno ben denunciato e documentato gli interessi economici e geopolitici che hanno portato a bombardarla Francia, USA ed altri Stati. Italia compresa, nonostante la “vicinanza” di Berlusconi a Gheddafi e i vari trattati degli anni precedenti. Trattati che hanno avuto conseguenze drammatiche, brutali e disumane anche su migliaia e migliaia di migranti. Ma se le Borse e le lobby sono ben ascoltate dal Palazzo, analogo trattamento sicuramente non viene riservato agli ultimi e agli impoveriti. Nel 2011 precisi interessi portarono a cambiare posizione su Gheddafi, riguardiamo oggi “Come un uomo sulla terra”. Tutto quello non esisteva per i Potenti e le loro corti…
Su PeaceLink abbiamo ampiamente criticato http://www.peacelink.it/editoriale/a/33892.html la gravità dell’appoggio di Berlusconi, Napolitano e PD ai bombardamenti in Libia, nuovo gravissimo strappo all’articolo 11 della Costituzione italiana e al diritto internazionale, e denunciatone l’infinita scelleratezza e follia http://www.peacelink.it/pace/a/33494.html. Erano settimane con una dinamica non molto diversa da oggi: l’Italia scoprì che in Afghanistan si moriva ancora, che la guerra stava massacrando migliaia e migliaia di persone e che le roboanti promesse di democrazia e civiltà di Bush e della pomposa comunità internazionale erano state cancellate dai fatti. Lo scoprì solo con la morte di un soldato italiano. Oggi televisioni, giornali, politici, sapientoni e sapientini che quotidianamente pullulano su schermi, quotidiani, settimanali, mensili et similia hanno scoperto che la Libia è un paese totalmente destabilizzato (come accadde alla Somalia nel 1994…) dopo il rapimento dei 4 lavoratori italiani, che si muore e si viene uccisi, che le brutalità della guerra non sono mai cessate e la Pace è un miraggio sempre più lontano. Sono passati 4 anni e la Libia ha fatto capolino solo quando ci si è voluti “lamentare” del mancato stop alle partenze dei migranti verso l’Italia e l’Europa (nostalgici dei tempi andati denunciati da “Come un uomo sulla terra”?!). Ma ben poco in Occidente i “Potenti” della Terra possono lamentarsi. Quattro anni fa hanno voluto piegare ancora una volta il diritto e i trattati internazionali a ben altro che il “bene comune”, hanno sostenuto e armato (compresa l’Italia, che quasi certamente ha inviato armi sequestrate a trafficanti d’armi, detenute per anni nelle “riservette” della Maddalena e che una sentenza del Tribunale di Torino del 2006, mai applicata, imponeva venissero distrutte) i cosiddetti “insorti di Bengasi” senza porsi nessuna domanda su fondamentalismo islamico, tagliagole, bande armate, brutali criminali o altro.
Il meccanismo è sempre lo stesso, che sia l’ISIS, la Libia, i migranti in fuga da schiavismo, guerre, sfruttamento, miseria, fame le cui responsabilità conducono dritti dritti ai centri del potere economico, finanziario, militare e politico mondiale con sede nel ricco, opulento e “civile” Occidente. E poi voler apparire come le “vittime” e i “buoni samaritani” che vogliono risolvere i problemi dell’umanità e portare il bene in ogni angolo della Terra. Ma, come già scritto sopra, è solo propaganda e retorica. La Libia di oggi (così come l’Afghanista, l’Iraq e prima ancora la Somalia) racconta l'arroganza, l'ipocrisia, la stupida e cieca violenza di un Occidente che si definisce civile e democratico e pretendere di insegnare agli altri popoli il progresso e la libertà. Nessun’altra specie animale ha ideato qualcosa anche solo lontanamente paragonabile alla guerra. E' falso e ipocrita invocare il progresso, la civiltà, lo sviluppo, la democrazia, la libertà se realmente si pensa ancora che sia utile massacrare, uccidere, spargere sangue. L’unica verità della guerra è che uccide, la guerra è morte, dalla guerra nasce solo altra guerra. Oltre al fiorire di secondi, terzi e quarti fini economici, geo-politici, di dominio e di possesso.
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