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I Democratici in condizione terminale. I Repubblicani guadagnano una vittoria disastrosa; Chi si può incolpare questa volta?

6 novembre 2004 - Di Alexander Cockburn e Jeffrey St. Clair (trad. Melektro)


La crociata che George Bush ha invocato nel 2001 contro il terrorismo internazionale ha raccolto ieri i suoi frutti in un contesto presidenziale che è risultato avere tinte più domestiche, questo grazie a tutti quei Cristiani che si sono affollati a votare in numero ben maggiore che nel 2000 per combattere contro tali manifestazioni di post-modernità quali il matrimonio gay.

Ci sono molte ragioni per spiegare quella che è stata una generale e schiacciante vittoria repubblicana. Queste variano dalla disastrosa scelta di John Edwards come compagno di corsa di Kerry alle delusioni sulla presunta potenza dell’organizzazione elettronica (che avrebbe dovuto essere demolita la primavera scorsa dopo l’implosione di Howard Dean), fino alle fatali deficienze dello stesso Kerry.

La strategia del Partito Democratico, per come era stata formulata dal presidente del Democatic National Council, Terry McAuliffe, è consistita di una fede nel mero potere dei contanti delle multinazionali, oltre che della isterica demonizzazione di Bush e di Nader, della quale il miglior rappresentante è finito essere Michael Moore, che ha iniziato l’anno sostenendo il Generale Wesley Clark e lo ha concluso a fare da sgraziato pifferaio per il candidato Kerry. I Democratici sono giunti al Rubicone del 2 Novembre colmi di fantasie, dallo sconosciuto voto dei telefoni cellulari, al voto dei giovani (che in verità è rimasto identico a quello del 2000), fino al potenziale di galvanizzazione attribuito a Bruce Springsteen e ad Eminem.

Settimana dopo settimana Kerry e i suoi propagandisti hanno messo in mostra una sordità ineguagliata nei confronti del tono politico. L'arrogante elitista di Boston aveva probabilmente perso per sempre il sostegno della maggior parte del Midwest Americano già agli inizi dell’estate quando aveva proclamato che i leader stranieri speravano che vincesse. Gli applausi dei Francesi a Cannes per il 9/11 di Michael Moore erano parsi come il suono del cemento che si asciugava sul corpo di probabilità che Kerry aveva di conquistare il Midwest. I dollari di Soros erano sembrati come fiori deposti sulla tomba. Dopo che la miliardaria Portoghese-Americana Teresa Heinz Kerry aveva detto alla metà di Ottobre che Laura Bush non aveva mai lavorato, la sensazione era palpabile dappertutto.

Se mai c’era stata una premonizione visuale sulla schiacciante maggioranza popolare che avrebbe conquistato George Bush questa era venuta guardando le fotografie delle coppie gay, festanti dopo le nozze fuori del municipio di San Francisco. L'America è un paese molto Cristiano. Nella regolare indagine nazionale condotta dall'Università di Chicago nel 2002, il 53 per cento della popolazione adulta aveva identificato sé stessa come protestante, il 25 per cento come cattolica, il 3 per cento come cristiana di altra denominazione, il 3 per cento come aderente ad "altre religioni", il 2 per cento come ebrea e il 14 per cento come non "religiosa". Questi numeri parlano di un gran numero di cristiani e benché molti di loro potessero sentire una matura tolleranza per l’orientamento sessuale di Mary, la figlia di Lynn e Dick Cheney, una pesante percentuale ha poi ritenuto con forza che fosse troppo eccessivo concedere ai singoli stati la sanzione dei matrimoni dello stesso sesso.

Nello stato dell’Ohio il voto presidenziale è venuto accompagnato da un'iniziativa di voto per vietare i matrimoni gay ed è stata con tutta probabilità proprio quella che ha aiutato Bush a sormontare le rovine fumanti dell'economia di quello stato e la crescente impopolarità della guerra.

Le sorprese di Ottobre? Nessun candidato né è mai stato maggiormente caricato di George Bush. Solamente nelle ultime due settimane, i titoli dei giornali hanno riportato le notizie sui marine degli Stati Uniti che sono stati uccisi a Baghdad e di altre truppe Statunitensi che si sono levate in ammutinamento per protestare contro la mancanza di sufficiente apparecchiatura per proteggere le proprie vite. Il fratello del presidente Neil è stato smascherato come venditore di influenza sulla base delle connessioni della sua famiglia. I numeri dell’economia hanno continuato ad essere pessimi come lo sono poi stati per tutto l'anno. E questa è stata soltanto la glassa sulla torta. Potete pure darvi all’esplorazione degli ultimi quindici mesi e a malapena trovereste un titolo o un articolo che porta buone nuove per Bush. La Storia è piena di rivoluzioni che furono causate da un aumento del prezzo di pane. Quest’anno il prezzo del principale liquido dell'America – il petrolio -- sul quale ogni famiglia dipende, è triplicato.

Ma Kerry e i Democratici non sono mai stati capaci di avvantaggiarsi e di capitalizzare su alcuno di questi titoli, un fallimento che era già cominciato al tempo in cui i Democratici nel Congresso, compreso lo stesso Kerry, avevano dato il loro benestare alla guerra con l’Iraq e che era continuato lo scorso Agosto quando Kerry aveva gettato via in maniera definitiva sia la questione della guerra che quella delle Armi di Distruzione di Massa. Quando ha poi tentato un cambiamento di rotta all’Università di New York lo scorso 20 Settembre la sua iniziativa è parsa tardiva e perfino allora la sua posizione aveva continuato ad essere incoerente. Non è stato capace di offrire una via d’uscita, ma piuttosto più tunnel e niente luce.

Così è stata l’andatura di Kerry praticamente su ogni questione. L’outsourcing è una questione molto importante nella cintura industriale del paese, tuttavia su questo Kerry è stato costretto ad ammettere di avere votato per i patti commerciali e di sostenerli ancora adesso. Tutto ciò che ha offerto, oltre all’attacco al deficit (che funziona con il mercato delle obbligazioni ma non con la gente che ha due lavori), è stata un po’ di rappezzatura del codice di imposta, che allarma tutti quei milioni di Americani che giocano alla lotteria e che credono che se non stanno ancora guadagnando più di 200.000 dollari all'anno, presto lo faranno.

Edwards non ha aggiunto assolutamente niente al biglietto presidenziale Democratico. Almeno Dan Quayle aveva riportato indietro l'Indiana nel 1988 e nel 2002. Nessuno stato del sud è invece entrato nella colonna di Kerry. Gore fece meglio in Florida e nella Virginia dell'Ovest. Dick Gephardt certamente avrebbe portato a casa il biglietto Democratico Missouri e probabilmente lo Iowa e quindi la Casa Bianca.

I Repubblicani hanno giocato, sul terreno, per la vera base del loro partito e sono riusciti a portarla alle urne. La campagna di Kerry ha invece condotto una vera e propria guerra da 30.000 piedi, bombardando la popolazione con vaghi allarmi e in qualche modo pensando che l’ABB – Anybody But Bush (Chiunque ma non Bush) avrebbe finito per far pendere il voto dalla loro parte. Esisteva effettivamente una consistente animosità popolare nei confronti di Bush ma i Democratici non sono mai stati mai capaci di capitalizzare su questo. Il meccanismo cruciale di qualunque partito politico consiste nell’organizzazione, nella sua capacità di radunare i suoi sostenitori nel grande giorno. Ma in questa zona cruciale il Partito Democratico si trova in una avanzata condizione di sfacelo. Il SEIU (Service Employees International Union) ha dovuto sprecare 70 milioni di dollari dei fondi dei suoi membri allo scopo di attaccare Ralph Nader. Una grottesca quantità di energia è stata usata nel tentativo di sopprimere il voto per Nader. Lo hanno soppresso di sicuro ma questo successo non gli ha fatto guadagnare niente, tranne, forse, la definitiva distruzione del Partito Verde.

Questo è un pessimo giorno per i Democratici tanto quanto lo era stato quello del 1980 quando i Repubblicani avevano fatto piazza pulita. Che cosa faranno adesso i Democratici? Potete già sentire il Consiglio di Direzione Democratico – Democratic Leadership Council – che mette in moto il suo messaggio che i Repubblicani li si batte soltanto aggirandoli a destra. L’alibi di Nader è andato. Il Partito Democratico e i suoi leader non hanno nessuna parte dove guardare se non nello specchio. Farebbero bene ad esaminare le critiche che gli sono state fatte da Nader, ma scommettiamo che non lo faranno.

Note:

-- Pubblicato su CounterPunch il 3 Novembre 2004 --

Traduzione di Melektro - A Cura di Peacelink

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