L'IRAN E LA STAMPA

Chi ha paura degli spiriti liberi

Informazione, donne, giovani, giudici e elezioni di giugno
Hengameh Shahidi Parla la giornalista che ha raccontato agli iraniani la guerra in Iraq. «Le cose peggiorano, nessuno difende i giornalisti arrestati»
28 dicembre 2004
Marina Forti (Tehran)
Fonte: Il Manifesto

Il locale non è grande ma è luminoso e accogliente, gusto moderno, una grande vetrata rialzata sulla strada, manifesti di film e mostre alle pareti. Ai tavoli giovani donne e uomini parlano con animazione tra cappuccini, tè profumati, insalate e crepes. Incontro qui Hengameh Shahidi, presentata da amici come «l'unica giornalista iraniana che abbia coperto le guerre in Afghanistan e in Iraq». Lei è giovanissima, porta il chador ma lo tiene un po' indietro, una bella fascia turchese incornicia la fronte, trucco raffinato, abiti di semplice eleganza: difficile immaginare un chador tanto vezzoso. Ha lavorato un po' per la tv di stato, un po' per vari giornali. «Volevo andare in Iraq durante l'invasione - racconta - ma nessuno si è assunto la responsabilità né le spese. Tutti però dicevano "se mandi i pezzi li pubblichiamo". E così sono andata senza visto, per una via di contrabbandieri attraverso il Kurdistan e sono arrivata a Baghdad pochi giorni dopo la caduta». I reportage dalla guerra le sono valsi un premio e l'invito a diventare consigliera dell'organizzazione ufficiale per la gioventù (sarà per questo che porta il chador?). Faccio appena a tempo a chiedermi se sto parlando con una giornalista «nel sistema» quando lei dice che «la situazione sta peggiorando, per chi scrive». Lei stessa, spiega, ha smesso di tenere il web-log che aveva cominciato dopo l'esperienza in Afghanistan: «È un momento brutto, molti si autocensurano per evitare problemi. Quando i giornalisti finiscono in galera nessuno li difende. Molti ormai hanno lasciato la penna». È una scelta di disoccupazione, però. «C'è chi continua, per vivere. Li chiamiamo i "giornalisti d'agenzia": ti limiti a copiare le notizie ufficiali, così non corri rischi. Poi c'è chi è andato all'estero: li guardano come traditori, ma se avessero avuto spazio qui non sarebbero partiti». Le cose peggiorano, insiste: «Non era mai successo che arrestassero delle donne». Si riferisce alle due giornaliste internet arrestate in ottobre, insieme a una ventina di altri giornalisti e bloggers (una è stata rilasciata giorni fa). Del resto, non era mai successo che non un solo giornale esplicitamente riformista fosse in edicola. «Anche i giornalisti "d'agenzia" ormai sono in difficoltà. Potrebbero colpire chiunque». Se continua così, dice Hengameh Shahidi, «anche chi è a favore del sistema diventerà contro, passerà a un giornalismo clandestino. Ovunque la libera espressione viene repressa, l'opposizione diventa underground». Ecco la risposta al mio interrogativo: lei è tra le persone che in Iran si definiscono «dentro il sistema» nato dalla rivoluzione islamica, come del resto gran parte del movimento riformista, che ha cercato di cambiare i rapporti di potere «dall'interno»; ma è anche una delle tante persone che ha visto fallire le riforme, si chiede che fare.

«Faccio parte della Commissione per i diritti della donna, e neppure noi siamo riusciti ad avere spiegazioni sugli arresti. Non resta che chiedere alle istituzioni internazionali per i diritti umani. Se la pressione esterna può servire? Certo. L'Unione europea, Reporters sans frontieres... La pressione serve. Non contro il governo, che non c'entra con gli arresti: è il sistema giudiziario il problema».

Shahidi è convinta, come molti, che il fiato sul collo dei giornalisti sia legato alle elezioni presidenziali di giugno: «Se la prendono con i giovani perché temono il loro spirito libero. Reprimono attivisti, intellettuali, organizzazioni non governative. Si prepara un giro di vite più forte: i conservatori non vogliono che nel 2005 nasca un altro Khatami, un candidato scelto dai giovani».

Articoli correlati

  • Il messaggio pacifista di Rodari alle Olimpiadi Milano-Cortina
    Editoriale
    Ma c'è stata la censura della RAI

    Il messaggio pacifista di Rodari alle Olimpiadi Milano-Cortina

    "Ci sono cose da non fare mai, né di giorno né di notte, né per mare né per terra: per esempio, la guerra". Con queste parole, semplici e dirette come solo Gianni Rodari sapeva scrivere, si è conclusa la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.
    8 febbraio 2026 - Redazione PeaceLink
  • Solidarietà a Sigfrido Ranucci
    Editoriale
    PeaceLink esprime profonda solidarietà, vicinanza e amicizia

    Solidarietà a Sigfrido Ranucci

    Gli siamo accanto in questo momento come cittadini. Ma anche come volontari che fanno informazione e che credono nel potere della verità, nel giornalismo come esercizio del diritto alla conoscenza e come fondamento della democrazia.
    17 ottobre 2025 - Redazione PeaceLink
  • La massiccia campagna israeliana per censurare i post pro Palestina su Facebook/Instagram: le prove
    CyberCultura
    Meta Leaks: un informatico militante nello stile di Julian Assange ci offre rivelazioni scottanti.

    La massiccia campagna israeliana per censurare i post pro Palestina su Facebook/Instagram: le prove

    Svelato uno dei trucchi che usa Israele per soffocare il grido disperato dei palestinesi e i nostri commenti al riguardo -- ovvero, la manipolazione dell'Intelligenza Artificiale. Di riflesso, l'articolo ci mette in guardia contro un nostro uso acritico di IA nella vita quotidiana.
    22 agosto 2025 - Patrick Boylan
  • Vietato distribuire volantini nel centro storico di Specchia
    Sociale
    Un'ordinanza in provincia di Lecce sta facendo discutere

    Vietato distribuire volantini nel centro storico di Specchia

    Con questa ordinanza verrebbe vietata anche una iniziativa di volantinaggio e sensibilizzazione dei turisti sui temi della pace e del rispetto dei diritti umani. Si promuove un'idea di turismo ridotto a svago passivo, privo di confronti con la realtà sociale e che limita persino la democrazia.
    30 giugno 2025 - Alessandro Marescotti
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.8.31 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)