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Politiche odiose all'esame militare

Ci vogliono gli analisti del Pentagono per sentir parlare senza troppi giri di parole del perché il mondo musulmano odia l'America: per gli «errori» della politica statunitense, che parla di «esportazione» della democrazia e concretamene sostiene le dittature locali (fin quando tornano utili)
2 gennaio 2005 - Raffaele Mastrolonardo
Fonte: Il Manifesto

La sapete l'ultima? Gli arabi non odiano i «nostri» valori. Quello che detestano, semmai, sono le «nostre» politiche. I «regimi moderati», invece, proprio quelli così amati dagli opinion maker di casa nostra, li considerano poco più che «tirannie» di cui si liberebbero volentieri. Se non fosse che siamo proprio noi, con le nostre azioni, a sostenerle. Se non sapevate queste cose - perché ultimamente avete dato retta a troppi commentatori nostrani - avete modo di scoprirle in un testo americano. Se invece le sapevate già, potete rallegrarvi dei nuovi compagni di vedute. Non è l'ultimo libro di Noam Chomsky a ridurre i tanto decantati valori a foglie di fico buone per una conversazione da bar o per un editoriale del Corriere della sera, ma un documento redatto da una commissione di esperti che lavora per il Pentagono, il Defense Science Board. Un panel ben inserito nel sistema e anche piuttosto in alto, che ha deciso di trasmettere alle alte sfere del governo Usa un'immagine realistica del mondo per correggere la «rabbia e lo scontento» globali diretti verso l'America. Il Report on Strategic Communication, questo il titolo dello studio, diventa così l'ultimo di una serie di recenti ricerche provenienti dall'interno del governo o da ambienti limitrofi (e tutte disponibili in Rete: vedi box) nelle quali gli Stati Uniti riflettono sui propri fallimenti strategici e comunicativi ed elaborano idee sulla futura propaganda a stelle e strisce. E dove, come spesso accade nei documenti interni, scompare il velo di ipocrisia che avvolge la retorica pubblica di capi di stato, diplomatici, politici e analisti di affari internazionali.

«La percezione dell'intimo appoggio americano alle tirannie del mondo mussulmano», si legge in una delle 102 pagine del Report, è forse il punto di maggiore vulnerabilità nella strategia Usa» (pag. 36). Le parole sono importanti. E negli uffici interni della difesa, a differenza che sui media compiacenti, le cose si chiamano con il loro nome e non con eufemismi che contribuiscono a una rappresentazione schizofrenica del mondo. Non si ricorre dunque alla trita formula di «regimi arabi moderati» ma si parla di «tirannie» che rispondono al nome di «Egitto, Arabia Saudita, Giordania, Pakistan e gli stati del Golfo», di governi impopolari e repressivi a cui gli Stati Uniti forniscono un «intimo appoggio».

Questo fatto, incidentalmente, spiega perché «nelle società mussulmane» - secondo i ricercatori del Defense Science Board - non c'è «nessun desiderio di essere liberati per opera degli Usa», dal momento che gli americani si trovano «nella posizione, strana dal punto di vista strategico, e potenzialmente pericolosa, di essere da lungo tempo sostenitori e alleati di questi regimi autoritari» che, «senza l'aiuto degli Stati Uniti [...] non potrebbero sopravvivere» (pag. 35).

Comprensibilmente, se questa è la situazione, sottolinea il rapporto, «quando i diplomatici americani parlano di portare la democrazia nelle società islamiche, questo fatto è visto come nient'altro che ipocrisia interessata» (pag. 40).

Ma la sensazione di igiene intellettuale che procura la lettura di alcuni passaggi del Report non finisce qui. A cadere sotto la mannaia del realismo degli uffici del Pentagono sono anche i famosi «valori», quelli che sarebbero sotto attacco da parte del mondo islamico da qualche anno a questa parte, secondo i Sartori, i Panebianco e i Della Loggia di casa nostra. «I mussulmani non odiano la nostra libertà ma piuttosto le nostre politiche», recita con franchezza il documento. «In altre parole, non ci odiano per i nostri valori, ma a causa delle nostre azioni», spiega il rapporto, e «la stragrande maggioranza [dei mussulmani] solleva obiezioni contro quello che giudicano un sostegno unilaterale a Israele e contro i diritti palestinesi». Ed è proprio per il contrasto tra valori professati e politiche implementate, conclude il Defense Science Board, che gli islamici considerano «la retorica Usa sulla libertà e la democrazia come ipocrita e le azioni americane come profondamente minacciose» (pag. 46).

Le politiche, dunque. Mentre la retorica dello scontro di civiltà, che tanto spazio occupa negli editoriali nostrani, scompare. Rivelandosi una volta di più, alla luce di questo Report, un fallimentare strumento di propaganda. Uno stratagemma utile per rimirare la nostra immagine in uno specchio compiacente che riflette solo termini astratti e positivi (democrazia, libertà, diritti) ma lascia i fatti, le politiche, le azioni e le loro spesso drammatiche conseguenze fuori dall'angolo di visuale.

Documenti come il Report on Strategic Communication fanno trasparire la crescente esigenza nelle alte sfere del governo Usa di conoscere meglio il mondo con cui ci si confronta, dando un'occhiata alle conseguenze delle azioni senza raccontarsi favole edificanti su buone intenzioni e nobili aspirazioni. Ammettendo, se necessario, che «gli sforzi statunitesi hanno fallito» e «possono avere ottenuto l'effetto opposto rispetto a quanto desiderato» e concludendo che «il diretto intervento americano nel mondo mussulmano ha paradossalmente elevato il prestigio e il sostegno per gli islamisti radicali, mentre in alcune società arabe ha ridotto il supporto verso gli Stati Uniti a livelli minimi» (pag. 40).

Solo guardando il mondo senza paraocchi edificanti saremo in grado di comprendere i nostri interlocutori, sembra suggerire il Defense Science Board a Donald Rumsfeld e compagnia. Le fiabe a finale già scritto, invece, quelle è meglio lasciarle ai professionisti dei «valori», agli specialisti dei vuoti discorsi sulle culture, ai presunti commentatori realisti del Belpaese.

Note:

Report on Strategic Communication, Defense Science Board, September 2004

http://www.fas.org/irp/agency/dod/dsb/commun.pdf

The Need to Communicate: How to Improve U.S. Public Diplomacy with the Islamic World, The Brookings Institution, January 2004.

http://www.brookings.edu/fp/saban/analysis/amr20040101.htm

Changing Minds, Winning Peace: A New Strategic Direction for U.S. Public Diplomacy in the Arab & Muslim World, Advisory Group on Public Diplomacy for the Arab and Muslim World, October, 2003.

http://www.state.gov/documents/organization/24882.pdf

Reclaiming America's Voice Overseas, The Heritage Foundation, May 2003.

http://www.heritage.org/Research/NationalSecurity/wm273.cfm

Strengthening U.S.-Muslim Communications, Report of the Center for the Study of the Presidency, July 2003.

http://www.thepresidency.org/pubs/US-MuslimCommunications.pdf

Managed Information Dissemination, Defense Science Board, September 2001.

http://www.acq.osd.mil/dsb/

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