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La relazione della Federazione Internazionale rivela condizioni di lavoro sempre più rischiose

Il 2004 anno terribile per i media morti o assassinati 129 giornalisti

Cresce il numero dei reporter assassinati per le loro indagini
18 gennaio 2005

BRUXELLES - Il 2004 è stato un anno drammatico per i giornalisti. Il numero dei reporter morti è il più alto mai registrato, 129, dei quali più di un terzo hanno perso la vita in Iraq. I dati sono stati resi noti dalla Federazione Internazionale dei giornalisti (IfJ). "Il 2004 è stato sotto ogni punto di vista l'anno peggiore di sempre per il numero di morti tra giornalisti e lavoratori nel campo dei media in genere", ha commentato Aidan White, segretario generale della Federazione.

White ha osservato che la crescente influenza dei giornalisti sull'opinione pubblica li rende più vulnerabili, poiché la gente si sente in qualche modo minacciata dalle denunce dei media. "Alcune tra le vittime sono state deliberatamente assassinate da sicari - si legge nella relazione della Ifj - altri sono stati colpiti in scontri a fuoco tra soldataglie nervose, prive di regole e senza alcuna disciplina".

Resta che quello di 129 è il numero più alto di morti tra i giornalisti mai registrato dalla Federazione, che ha sede a Bruxelles. Inoltre la Ifj sta ancora verificando alcuni dati e teme che il bilancio possa aggravarsi. All'inizio di gennaio un'altra associazione, Reporter senza frontiere, ha diffuso un bilancio di 53 giornalisti morti, ma i criteri usati erano molto più ristretti e tra le vittime non venivano compresi gli autisti o i traduttori, che di solito aiutano i giornalisti.

La IFJ sottolinea che è l'Iraq il paese dove si sono avute più vittime, in tutto 29 reporter e 18 lavoratori dei media. Di seguito ci sono le Filippine, dove sono morte 13 persone impegnate in attività di informazione, tra le quali nove giornalisti radiofonici assassinati per le loro denunce di corruzione, traffici illeciti e di droga.

Il segretario dell'Ifj ha anche sottolineato che le condizioni in cui lavorano soprattutto coloro che svolgono indagini sono sempre più rischiose. L'aumento dei morti in Nepal, Colombia, Brasile, Messico e Nicaragua mostra che sono cresciute le uccisioni mirate. "In questi casi non si tratta di giornalisti che si sono trovati accidentalmente nel posto sbagliato al momento sbagliato - ha detto White - ma di persone che sono state individuate e poi assassinate".

White ha puntato il dito anche contro le indagini superficiali sulle morti di alcuni giornalisti, ad opera di militari. In particolare ha citato un processo del Pentagono del 2003, sulle uccisioni in un hotel di Bagdad del cameraman della Reuters Taras Protsiuk e del giornalista televisivo spagnolo Jose Couso. Secondo il segretario dell'Ifj il processo è stato "poco convincente" e "non ha soddisfatto nessuno tranne, naturalmente, gli autori delle indagini, che hanno sollevato se stessi da ogni responsabilità".

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