Morte e vita dei migranti
Certamente molte persone vengono salvate, mentre si allontanano dai loro paesi di nascita o da quegli altri in cui sono già straniere, sfruttate e discriminate. Spesso vengono salvate appena in tempo, come accaduto il 16 di questo mese al largo della costa libica. E' difficile che manchino i morti. Anche stavolta è andata così. Hanno lasciato tra i vivi un fratello o un amico, con cui avranno parlato mille volte di futuro. Stavolta, nella stiva della barca rintracciata dalla nave Geo Barents (di Medici Senza Frontiere), sono i più giovani ad essere stati sacrificati. Sono quelli costretti in genere dai trafficanti a occupare i posti veramente rischiosi. Hanno respirato carburante. Dieci di loro sono soffocati. E i vivi avranno nuove ferite profonde da curare.
Ma non si deve rischiare di non capire: se la volontà di raggiungere l'Europa ha molte cause (guerre e terrorismo, catastrofi climatiche e fame, stupri e persecuzioni per condizioni politiche e personali) e spesso alla fuga non c'è alternativa, l'inflizione di quest'ultimo feroce supplizio dipende direttamente da decisioni dei nostri governi, come quella di non coordinare i soccorsi nel Mediterraneo, pur tenute sotto tono nel mentre ci si mette nelle mani di tiranni e di criminali.
Parliamo di governi dei Paesi più avanzati del mondo, forti di progressi quasi inverosimili in campi della conoscenza, della medicina, della tecnologia, e di secoli di storia da cui trarre insegnamento. Soluzioni immediate accettabili, per aiutare oggi alcune decine di migliaia di persone, sono possibili. Continuare a costringere i Paesi più poveri ad accogliere in emergenza milioni di persone, o renderle merce di scambio e di ricatto, senza affrontare invece uno dei fenomeni più colossali - accanto a quello dell'aumento della temperatura sulla Terra - di questi anni, in modo serio e trasparente, potrebbe condurre presto a condizioni di insicurezza, di ingiustizia e di crudeltà irreversibili. Qui dalla nostra nave Europa nessuno potrà dire che non era possibile rendersene conto.
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