Perché si diventa razzisti?
Uno studio condotto da ricercatori della Duke University e della Princeton University, pubblicato sul 3° volume 2011 del Journal of Psychology, suggerisce una lettura del razzismo in chiave di disagio esistenziale. Una sorta di delirio disumanizzante dinanzi ad altri individui, considerati disgustosi.
Il razzismo è un disagio psicologico che proietta il proprio malessere sugli altri.
Si disumanizza la vittima, la si priva di ogni pensiero e sentimento.
I razzisti possono essere pertanto facilmente pilotati politicamente. Gli altri esseri umani divengono i responsabili del disagio percepito. Questo avvenne in Rwanda quando la popolazione di etnia Tutsi veniva identificata come “gli scarafaggi”, oppure nella Germania di Hitler che identificava negli ebrei una massa di “parassiti”.
Crisi isteriche di massa si verificarono a metà del Trecento e all'inizio del Seicento (gli "untori" di cui parla Manzoni).
Oggi la storia si ripete con gli immigrati in una fase di forte crisi economica che pone a seria prova la tenuta psicologica delle persone. E i più fragili rischiano di diventare razzisti, cercando nel leader di turno la compensazione per la propria inettitudine morale.
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