Quando quattro bombe H caddero sulla Spagna
Erano le 10:22 del mattino del 17 gennaio 1966. A 9.450 metri di quota, sopra le acque del Mar Mediterraneo nei pressi della costa di Almería, nella Spagna meridionale, un bombardiere strategico B-52G dell'aviazione militare statunitense si stava avvicinando a un aerocisterna KC-135 per un rifornimento in volo di routine. Era la procedura standard dell'Operazione Chrome Dome: i bombardieri americani volavano 24 ore su 24, 365 giorni l'anno, armati di bombe termonucleari, pronti a colpire l'Unione Sovietica in qualsiasi momento.
Il giorno in cui il Mediterraneo sfiorò la catastrofe nucleare
Quella mattina, qualcosa andò storto. I due aerei si scontrarono. Il KC-135 fu distrutto nell'impatto: tutti e quattro i membri del suo equipaggio morirono. Il B-52G si spezzò in volo: tre dei sette aviatori a bordo perirono, i restanti quattro si salvarono con il paracadute. Ma il problema più grave era il carico: quattro bombe termonucleari B28FI, ciascuna con una potenza fino a 1,1 megatoni — circa 70 volte la bomba di Hiroshima.
Le bombe caddero sulla Spagna.
"Era il caos più totale. C'erano rottami ovunque nel villaggio. Una grossa parte del bombardiere si era schiantata nel cortile della scuola." — John Garman, agente di polizia militare, testimone oculare (New York Times, 2016)
L'Operazione Chrome Dome: deterrenza a tutti i costi
Per capire Palomares, bisogna capire la logica della Guerra Fredda che la rese possibile.
L'Operazione Chrome Dome fu un programma dell'USAF (United States Air Force) attivo dal 1961 al 1968, concepito dal generale Curtis LeMay e dal comandante dello Strategic Air Command (SAC) generale Thomas S. Power. L'obiettivo era garantire agli Stati Uniti la capacità di secondo colpo nucleare (second strike capability): anche se l'URSS avesse distrutto con un attacco preventivo tutte le basi americane, i bombardieri già in volo avrebbero potuto rispondere con un attacco devastante.
Le rotte coprivano l'Artico canadese, l'Alaska, la Groenlandia e il Mar Mediterraneo. Decine di B-52 armati di bombe H volavano costantemente sopra territori abitati da milioni di persone civili — in Canada, Danimarca, Spagna, Italia — senza che queste popolazioni ne fossero informate.
Come ha scritto Wikipedia nella voce dedicata, l'operazione fu immortalata con ironia macabra nel film di Stanley Kubrick del 1964 "Il dottor Stranamore" e con inquietante realismo in "A prova di errore" di Sidney Lumet — entrambi usciti due anni prima che la finzione diventasse realtà a Palomares.
📖 Approfondimento: Operazione Chrome Dome — Wikipedia IT
Le quattro bombe: cosa erano davvero
Le bombe a bordo del B-52G non erano generiche "bombe nucleari": erano B28FI Mod 2 Y1, bombe termonucleari a due stadi (fissione + fusione), in servizio nell'USAF dal 1958 al 1991.
| Sistema | Tipo | Introdotto | Ritirato | Potenza max | Sostituito da |
|---|---|---|---|---|---|
| Mk-28 / B28 (USA) | Bomba a gravità termonucleare | 1958 | 1991 | ~1,1 megatoni | B61, B83 |
Fonte: Hansen, Chuck (1995). Swords of Armageddon. V-457; Sandia National Laboratories (2017), OSTI.gov
La B61 — la bomba nucleare americana oggi presente nelle basi italiane di Aviano e Ghedi Torre, e attualmente in fase di modernizzazione nella variante B61-12 — non esisteva ancora nel 1966: fu introdotta nel 1967, un anno dopo Palomares. È importante non confondere i due sistemi.
Approfondimento sulle bombe nucleari USA in Italia: Lecce aderisce al Complaint Day (PeaceLink, 2006)
La caduta: tre bombe sulla terra, una in mare
Quando il B-52G si spezzò, le quattro bombe furono disperse nell'aria. Tre caddero sulla terraferma, nei pressi del villaggio di Palomares, sulla costa sud-orientale della Spagna. Una quarta precipitò nel Mar Mediterraneo.
Le bombe sulla terraferma:
- Due detonarono parzialmente: l'esplosivo convenzionale (necessario per innescare la reazione nucleare) esplose all'impatto, ma la testata termonucleare non si attivò. L'esplosione però disperse plutonio su circa 2 km² di terreno agricolo, inclusi i campi di pomodori e ortaggi di Palomares.
- Una terza rimase relativamente intatta.
La bomba in mare: Un pescatore locale, Francisco Simó Orts, vide la bomba scendere col paracadute nel Mediterraneo e ne indicò la posizione approssimativa alle autorità. Le ricerche durarono 80 giorni, coinvolsero oltre 30 navi della Marina USA e 3.000 uomini. La bomba fu recuperata intatta il 7 aprile 1966 grazie al sommergibile di ricerca DSV Alvin — lo stesso che anni dopo avrebbe esplorato il relitto del Titanic.
Come documentato da PeaceLink già nel 2004, il Mediterraneo è stato teatro di numerosi incidenti nucleari durante la Guerra Fredda, molti dei quali mai pienamente risolti:
"17 gennaio 1966, un bombardiere B-52 che trasportava 4 bombe all'idrogeno si scontrò a mezz'aria con un aereo cisterna KC-135 vicino a Palomares, in Spagna. Delle quattro bombe H a bordo, due con materiale altamente esplosivo detonarono nell'impatto con il suolo, rilasciando materiali radioattivi, incluso il plutonio, sopra i campi di Palomares." — Il mare è una pattumiera nucleare (PeaceLink, 2004)
La contaminazione: un crimine ambientale durato decenni
Nelle settimane successive all'incidente, circa 1.600 militari statunitensi affluirono a Palomares per le operazioni di bonifica. Furono rimossi e spediti negli USA circa 1.750 tonnellate di suolo radioattivo. Ma la bonifica fu incompleta.
Per decenni, i veterani americani che avevano partecipato alle operazioni si ammalarono — spesso di tumori correlati all'esposizione alle radiazioni — senza che il governo americano riconoscesse ufficialmente il nesso causale.
La popolazione locale di Palomares visse per anni nell'incertezza sanitaria. Il governo spagnolo, allora sotto la dittatura di Francisco Franco, accettò la versione americana degli eventi e minimizzò i rischi, anche per non compromettere i rapporti con Washington.
Le conseguenze politiche: la fine di Chrome Dome
L'incidente di Palomares ebbe conseguenze diplomatiche immediate:
- La Spagna vietò i voli americani con armi nucleari sul proprio territorio
- L'incidente, insieme al successivo disastro di Thule del 1968 (Groenlandia, dove un B-52 si schiantò con quattro bombe H a bordo), portò alla fine dell'Operazione Chrome Dome nel 1968
Eppure, nonostante la gravità dell'evento, Palomares non ha ancora un monumento ufficiale che commemori l'accaduto. Solo una strada porta il nome "17 gennaio 1966".
2015–2025: la bonifica incompiuta
Nel 2015, quasi cinquant'anni dopo l'incidente, USA e Spagna firmarono un accordo per completare la decontaminazione dell'area. Ma al 2025 la bonifica non è ancora terminata: parte del suolo contaminato da plutonio rimane a Palomares, e la questione è ancora aperta sul piano diplomatico, sanitario e ambientale.
Questo dato — la persistenza della contaminazione radioattiva a distanza di quasi 60 anni — è forse il più eloquente per comprendere cosa significhi davvero un incidente nucleare: non è un evento che finisce con l'esplosione, ma una ferita che rimane aperta per generazioni.
Il collegamento con l'Italia: le bombe nucleari nel Mediterraneo
L'incidente di Palomares non riguarda solo la Spagna. Le rotte dell'Operazione Chrome Dome passavano anche sopra il Mediterraneo centrale e l'Italia. Come documentato da PeaceLink, la base navale di Taranto era — e in parte è ancora — un nodo strategico del sistema di comando militare americano nel Mediterraneo:
"Taranto è diventata un nodo terminale del sistema di comando e di spionaggio del Pentagono e della Marina Militare americana." — Pacifisti, navigate nel Pentagono (PeaceLink, 2003)
E le bombe nucleari americane sono ancora oggi presenti in Italia. Secondo documenti citati da PeaceLink, nelle basi di Aviano (PN) e Ghedi Torre (BS) sarebbero stoccate circa novanta testate nucleari — bombe B61, novecento volte più potenti di quella di Hiroshima:
"In virtù di un trattato segreto — Stone Ax — mai comunicato al Parlamento, le basi di Aviano e di Ghedi custodiscano in totale novanta testate, novecento volte più potenti di quella di Hiroshima." — Lecce aderisce al Complaint Day (PeaceLink, 2006)
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