Il Primo Ministro era Per Albin Hansson, leader socialdemocratico

La Svezia e la cooperazione con il Terzo Reich durante la seconda guerra mondiale

13 settembre 2026
Redazione PeaceLink
Il dibattito storico sulle responsabilità del Partito Socialdemocratico svedese (SAP) e del governo di Per Albin Hansson durante la seconda guerra mondiale rappresenta una delle questioni più complesse e tormentate della storiografia scandinava contemporanea. Nel dopoguerra, la Svezia ha a lungo alimentato il mito pubblico di una neutralità virtuosa e puramente umanitaria. Tuttavia, a partire dagli anni '90, l'apertura degli archivi di Stato e una nuova generazione di storici hanno squarciato questo velo, aprendo una dura riflessione sulle "ombre" e sui compromessi morali della sinistra svedese con il Terzo Reich.
La Svezia e la Germania Nazista (1939-1945)

Informazioni generali

  • Stato: Regno di Svezia (Konungariket Sverige)
  • Forma di governo: monarchia costituzionale con Governo di coalizione nazionale (guidato dai Socialdemocratici)
  • Primo Ministro: Per Albin Hansson (in carica dal 1932 al 1946); era il leader storico del Partito Socialdemocratico dei Lavoratori di Svezia (SAP)
  • Re: Gustavo V di Svezia
  • Status formale: neutralità ufficiale (dichiarata il 1° settembre 1939)
 

 

Contesto storico e strategia geopolitica

 
Dopo l'invasione nazista di Danimarca e Norvegia (aprile 1940) e la sottomissione della Finlandia, la Svezia si trovò completamente isolata e circondata dalle forze dell'Asse. Per evitare l'invasione e mantenere l'indipendenza, il governo Hansson adottò la politica del "realismo pragmatico" (realpolitik): piegare le regole della neutralità per assecondare la Germania finché questa era in vantaggio, per poi riequilibrarle a favore degli Alleati dopo il cambio delle sorti del conflitto (1943).
 

 

I pilastri della cooperazione con il Terzo Reich (1940–1943)

 
Ambito Azione / Impatto Note Storiche
Economico Esportazione di ferro e cuscinetti a sfera Il ferro svedese di alta qualità estratto a Kiruna copriva circa il 40% del fabbisogno bellico tedesco. L'azienda SKF forniva cuscinetti a sfera vitali per l'industria meccanica e aeronautica nazista.
Militare Transito Ferroviario (Permittenttrafik) Oltre 2 milioni di soldati tedeschi e 100.000 vagoni di materiale bellico transitarono sulla rete ferroviaria svedese da e per la Norvegia occupata.
Militare Passaggio della 163ª Divisione (1941) Durante l'Operazione Barbarossa, la Svezia permise il transito della 163ª Divisione di fanteria della Wehrmacht (completamente armata) per supportare la Finlandia contro l'URSS.
Diplomatico / Civile Compromessi istituzionali e burocratici La stampa svedese subì forme di autocensura per non irritare Hitler. Il Ministero degli Esteri svedese raccomandò persino alle parrocchie luterane di applicare le leggi razziali tedesche per evitare matrimoni tra cittadini del Reich ed ebrei in Svezia.
Ideologico Volontariato nelle Waffen-SS Circa 180-200 cittadini svedesi si arruolarono volontariamente nelle forze d'élite naziste (es. Divisione SS Nordland).
 

 

La svolta e il supporto agli Alleati (1943–1945)

 
A partire dalla fine del 1943, complici le sconfitte tedesche a Stalingrado e in Nord Africa e le forti pressioni di Stati Uniti e Regno Unito, la Svezia cambiò rotta:
  • Blocco commerciale: ridusse progressivamente le esportazioni di ferro fino ad azzerarle del tutto nell'autunno del 1944.
  • Intelligence: i crittografi svedesi (guidati dal matematico Arne Beurling) decifrarono il dispositivo tedesco Geheimschreiber e passarono informazioni cruciali sui movimenti navali e logistici del Reich agli Alleati.
  • Operazioni umanitarie:
    • accolse e salvò l'intera comunità ebraica danese (circa 8.000 persone) in fuga dalle deportazioni nel 1943;
    • il diplomatico svedese Raoul Wallenberg salvò la vita a decine di migliaia di ebrei ungheresi a Budapest rilasciando passaporti protettivi svedesi;
    • il conte Folke Bernadotte organizzò l'operazione dei "Bus Bianchi" della Croce Rossa nei primi mesi del 1945, liberando oltre 15.000 prigionieri dai campi di concentramento nazisti.
 

 

Giudizio storico e storiografia

 
Per decenni, nel dopoguerra, la Svezia ha promosso l'immagine pubblica di uno "Stato umanitario" e neutrale. Tuttavia, a partire dagli anni '90, l'apertura degli archivi ha evidenziato le profonde ombre di quel periodo.
Oggi gli storici concordano sul fatto che la Svezia non fu uno Stato collaborazionista ideologico (come il regime di Vichy in Francia), ma che la sua sopravvivenza fu pagata a caro prezzo: alimentando materialmente la macchina da guerra nazista e prolungandone, di fatto, la capacità di combattere.

Il dibattito fra tesi opposte

 
Il cuore del dibattito storiografico ruota attorno a due interpretazioni contrapposte.
 
1. La tesi del "realismo pragmatico" e del male minore
I difensori dell'operato di Hansson e la storiografia ufficiale socialdemocratica sostengono che la "politica di condiscendenza" verso Hitler fu un atto di puro realismo politico (realpolitik), privo di qualsiasi simpatia ideologica.
  • La sopravvivenza dello Stato sociale: secondo questa visione, l'obiettivo prioritario del governo era proteggere il popolo svedese dall'orrore dell'occupazione nazista (subita dalle vicine Danimarca e Norvegia) e preservare il Folkhemmet (la "casa del popolo"), l'embrione del celebre modello di welfare state che i socialdemocratici stavano faticosamente edificando.
  • Il compromesso per la democrazia: cedere temporaneamente sul transito delle truppe tedesche e sulla vendita del ferro fu il prezzo, cinico ma necessario, per mantenere l'indipendenza nazionale e una democrazia funzionante in un'Europa quasi interamente sottomessa al fascismo.
 
2. La tesi della "complicità morale" e dell'opportunismo economico
 
Al contrario, i critici e la storiografia revisionista (tra cui spiccano le ricerche di storici come Maria-Pia Boëthius) accusano la leadership socialdemocratica di aver superato i limiti della neutralità, sfociando in una forma di collaborazionismo strutturale e opportunistico. Vediamo due accuse di fondo.
  • Alimentazione della macchina da guerra nazista: la Svezia socialdemocratica non si limitò a sopravvivere, ma trasse enormi profitti economici dal commercio con la Germania. Senza il ferro svedese e i cuscinetti a sfera della SKF, l'industria bellica di Hitler non avrebbe potuto sostenere lo sforzo bellico con la stessa intensità.
  • La "neutralità asimmetrica": l'accusa più grave riguarda il totale sbilanciamento a favore del Reich tra il 1940 e il 1943. Il governo non solo chiuse un occhio sulle violazioni della propria sovranità, ma applicò una censura interna sulla stampa e, in alcuni casi emersi recentemente, tollerò che la burocrazia dello Stato e la Chiesa luterana assecondassero le richieste razziali tedesche per non irritare Berlino.

Quali conclusioni trarre? Bandiera del National Socialist Workers Party (of Sweden)

 
Oggi il dibattito non si focalizza più sul se la Svezia abbia aiutato la Germania – dato storico ormai ampiamente acclarato – ma sulla valutazione etica di quella scelta. La storiografia moderna tende a privare la Svezia socialdemocratica dell'aura di superiorità morale di cui si era fregiata nel secondo Novecento, descrivendola invece come un attore politico che, pur di salvare se stesso, scelse la via del cinismo con il regime nazista.

Articoli correlati

  • L'ipocrisia della Svezia su Snowden e Assange
    Storia della Pace
    La fine di un mito in cambio di un posto nella NATO

    L'ipocrisia della Svezia su Snowden e Assange

    In passato ha ospitato dissidenti e disertori di tutto il mondo. Ma quando nel XXI secolo il velo è stato sollevato sui crimini e sulla sorveglianza di massa del governo USA, la Svezia ha scelto di allinearsi all'alleato transatlantico tradendo i suoi storici ideali.
    6 settembre 2026 - Redazione PeaceLink
  • Neonazisti nelle forze armate tedesche
    Europace
    Le indagini sono ancora in corso

    Neonazisti nelle forze armate tedesche

    All'inizio del 2026, un grave scandalo ha coinvolto l'esercito tedesco, in particolare il 26° Reggimento Paracadutisti di Zweibrücken, coinvolgendo accuse di neonazismo, violenze, abusi sessuali e uso di droga. Intanto cresce il partito di estrema destra Afd.
    13 maggio 2026 - Redazione PeaceLink
  • Con l'appoggio dell'estrema destra passa il nuovo patto militare fra Stati Uniti e Svezia
    Disarmo
    Ieri il parlamento di Stoccolma ha approvato il controverso patto DCA

    Con l'appoggio dell'estrema destra passa il nuovo patto militare fra Stati Uniti e Svezia

    La Società svedese per la pace e l'arbitrato ha criticato duramente l'accordo, sottolineando che, a differenza di patti simili firmati con Norvegia e Danimarca, il DCA svedese non contiene riserve contro l'introduzione o lo stazionamento di armi nucleari.
    19 giugno 2024 - Redazione PeaceLink
  • La Svezia entra la Nato e già si parla delle armi nucleari
    Disarmo
    L'opposizione e la società civile esprimono timori, oggi si vota

    La Svezia entra la Nato e già si parla delle armi nucleari

    Il ministro della Difesa svedese nega la possibilità di ospitare armi nucleari, mentre il primo ministro lascia aperta la possibilità in caso di guerra. Parte della società civile, compresi 92 intellettuali e accademici, richiedono un referendum sull'accordo. Le preoccupazioni dei pacifisti.
    18 giugno 2024 - Redazione PeaceLink
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 3.9.4 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)