La fine di un mito in cambio di un posto nella NATO

L'ipocrisia della Svezia su Snowden e Assange

In passato ha ospitato dissidenti e disertori di tutto il mondo. Ma quando nel XXI secolo il velo è stato sollevato sui crimini e sulla sorveglianza di massa del governo USA, la Svezia ha scelto di allinearsi all'alleato transatlantico tradendo i suoi storici ideali.
6 settembre 2026
Redazione PeaceLink
Per decenni, la Svezia ha coltivato con cura l’immagine di faro morale d’Europa. Terra d’asilo per i dissidenti di tutto il mondo, rifugio storico per i disertori americani durante la guerra del Vietnam e paladina indiscussa dei diritti umani. Eppure, davanti alla più grande crisi del giornalismo e dei diritti digitali del XXI secolo – incarnata dai destini di Julian Assange ed Edward Snowden – questo specchio dorato è andato in frantumi, rivelando il volto pragmatico e spietato della Realpolitik.
 
Il paradosso svedese non è una semplice svista burocratica, ma il sintomo di una profonda ipocrisia sistemica. Se Snowden o Assange avessero violato i segreti di Pechino o Mosca, Stoccolma avrebbe fatto a gara per offrire loro asilo politico, celebrandoli come eroi della libertà. Ma quando il velo è stato sollevato sui crimini e sulla sorveglianza di massa del governo degli Stati Uniti, la Svezia ha scelto di allinearsi all'alleato transatlantico, barattando i propri storici valori con la sua collocazione nella NATO.

La Svezia come trappola: il caso Julian Assange

 
La vicenda svedese di Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, resta uno dei capitoli più controversi della giustizia contemporanea. Nel 2010, la magistratura svedese aprì un'inchiesta nei suoi confronti per presunti reati sessuali. Assange si è sempre dichiarato innocente e pronto a rispondere ai magistrati svedesi, a una sola, categorica condizione: ricevere la garanzia formale che la Svezia non lo avrebbe estradato negli Stati Uniti, dove lo attendeva l'incriminazione per aver diffuso i crimini di guerra americani in Iraq e Afghanistan.
La Svezia si rifiutò categoricamente di fornire questa rassicurazione, trincerandosi dietro l'indipendenza formale della magistratura. Questo rifiuto spinse Assange a chiedere asilo nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra, dando inizio a un calvario giudiziario durato oltre un decennio. Anni dopo, la stessa magistratura svedese ha archiviato definitivamente le indagini per ben tre volte, ammettendo l'impossibilità di procedere. L'inchiesta svedese, nei fatti, ha funzionato come il perfetto grimaldello politico: ha logorato la reputazione di Assange e ha spianato la strada al tentativo di estradizione americano, naufragato solo recentemente grazie a una strenua resistenza legale e a un accordo di patteggiamento globale.

Porte chiuse ed espedienti legali: il rifiuto a Edward Snowden

 
Se il trattamento riservato ad Assange è stato offensivo, la freddezza mostrata nei confronti di Edward Snowden nel 2013 è stata la conferma definitiva del cambio di rotta svedese. Quando l'ex tecnico della NSA svelò al mondo il programma di sorveglianza di massa globale, la Svezia fu tra i primi Paesi a cui Snowden si rivolse per chiedere asilo politico.
La risposta di Stoccolma fu un muro di gomma burocratico. Il governo svedese si limitò a far sapere che, secondo le proprie leggi, una richiesta d'asilo può essere esaminata solo se il richiedente si trova fisicamente sul suolo nazionale. Un cinico sofisma legale: Snowden era bloccato nella zona di transito dell'aeroporto di Mosca proprio perché il governo statunitense gli aveva revocato il passaporto. Offrirgli un visto umanitario per permettergli di atterrare a Stoccolma sarebbe stato un gesto di coraggio politico. Un coraggio che la Svezia, preoccupata di non compromettere i propri legami di intelligence con Washington (culminati poi con l'ingresso formale nella NATO), non ha voluto avere.

Il teatro dell'assurdo: il Right Livelihood Award

 
Il culmine di questa schizofrenia istituzionale è andato in scena nel 2014. In quell'anno, una fondazione svedese ha conferito a Snowden il Right Livelihood Award, universalmente noto come il "Premio Nobel Alternativo", proprio per il suo coraggio nel denunciare la violazione dei diritti civili.
 
La cerimonia di premiazione si è tenuta all'interno del Parlamento svedese. La Svezia si è trovata così in una situazione surreale: da un lato le sue élite culturali e civili celebravano Snowden in collegamento video da Mosca, dall'altro lo Stato svedese manteneva le porte sbarrate, pronto ad arrestarlo e a consegnarlo all'FBI qualora avesse osato mettere piede sul territorio nazionale.

La Svezia spiava in segreto per la NATO quando era "neutrale"

La Svezia ha collaborato a lungo con l'intelligence occidentale e della NATO prima della sua adesione ufficiale, avvenuta il 7 marzo 2024.
Prima del 2024, la Svezia "spiava" per la NATO e l'Occidente agendo come una pedina strategica fondamentale, pur mantenendo una facciata di neutralità. Il fulcro di questa attività non era lo spionaggio vecchio stile con agenti sotto copertura, ma una massiccia operazione di signals intelligence (SIGINT), ovvero l'intercettazione elettronica delle comunicazioni russe. La Svezia spiava per la NATO prima di entrare nella NATO e Snowden lo aveva scoperto
Nel 2008, il Parlamento svedese ha approvato una legge controversa (la legge FRA) che dava all'agenzia di spionaggio elettronico il potere legale di intercettare tutto il traffico dati e telefonico che attraversava i confini svedesi via cavo. Questa enorme mole di dati sui movimenti e le comunicazioni russe veniva regolarmente condivisa con la NSA americana e con la NATO.
La Svezia pattugliava costantemente i cieli sopra il Mar Baltico, in particolare vicino all'enclave russa altamente militarizzata di Kaliningrad. Lo faceva utilizzando aerei da ricognizione dedicati, come i Gulfstream IV (noti in Svezia come Korpen), equipaggiati con avanzati sistemi di intercettazione elettronica. Questi aerei captavano i segnali dei radar russi, le comunicazioni radio militari e i sistemi di difesa aerea, trasmettendo i dati ai partner occidentali.
Un'inchiesta giornalistica svedese ha svelato che la Svezia e gli Stati Uniti (tramite la NSA) avevano siglato un accordo bilaterale top secret fin dal 1954, rinnovato regolarmente. La Svezia forniva l'accesso fisico ai dati russi in cambio di tecnologie di spionaggio americane di ultima generazione. Di fatto, l'intelligence svedese fungeva da filiale distaccata ma integrata nel sistema di sicurezza della NATO.
Edward Snowden ha rivelato il coinvolgimento dell'intelligence svedese in programmi di sorveglianza di massa in Europa, in collaborazione con i servizi britannici e americani. [1]
I documenti trafugati dall'ex informatico della NSA e pubblicati da testate come The Guardian hanno mostrato che la Svezia (attraverso il FRA, l'agenzia per le radiocomunicazioni della difesa) avrebbe condiviso flussi di dati e partecipato a sistemi di intercettazione delle comunicazioni.

La finzione della neutralità militare

 
Ecco come funzionava lo spionaggio svedese per l'Occidente (pre-2024) nascosto sotto la parvenza della neutralità militare.
 
Ambito Dettagli Operativi e Strategici Fonti e Approfondimenti
Il Braccio Operativo La FRA (National Defence Radio Establishment), l'agenzia svedese per la signals intelligence (SIGINT), gestiva le intercettazioni tecnologiche dalla sua base principale sull'isola di Lovön, vicino a Stoccolma. Scopri il ruolo dell'agenzia sul Sito Ufficiale FRA e la sua organizzazione su Wikipedia FRA.
La Base Legale La controversa Legge FRA (FRA Act) del 2008 ha obbligato i provider di telecomunicazioni a reindirizzare tutto il traffico internet e telefonico transfrontaliero verso specifici nodi d'intercettazione dello Stato. Leggi l'analisi legale e le critiche ai diritti sulla privacy su AboutIntel (FRAgile liberty).
L'Accordo Segreto (NSA) Un patto segreto bilaterale con gli Stati Uniti (NSA), risalente originariamente al 1954 e aggiornato nel 2011, garantiva a Washington l'accesso diretto ai dati svedesi sui "target russi ad alta priorità" in cambio di tecnologia avanzata. Consulta l'inchiesta giornalistica su SVT (Sveriges Television) e i file emersi su SecurityWeek o Sveriges Radio.
Evoluzione Diplomatica Dal 1994, la Svezia ha progressivamente integrato le sue attività con l'Alleanza Atlantica attraverso il programma Partnership for Peace, fino alla formale adesione avvenuta il 7 marzo 2024. Ripercorri la cronologia ufficiale sul Sito del Governo Svedese e gli annunci dell'Alleanza su NATO Official Portal.
 

 
I servizi segreti svedesi sono stati però scoperti nel loro "doppio gioco" grazie ai file di Snowden nel 2013. I documenti trapelati grazie al whistleblower Edward Snowden hanno confermato che la NSA considerava la Svezia un "partner leader" nel monitoraggio della leadership russa, della politica interna e delle reti di comunicazione dell'Est. [1, 2]

La fine del mito svedese

Le parabole di Snowden e Assange hanno dimostrato che il concetto svedese di "libertà di espressione" e "protezione dei dissidenti" ha un confine geografico ben preciso. Finché si tratta di criticare regimi autoritari o avversari strategici dell'Occidente, la Svezia è in prima linea. Quando invece si tratta di tutelare chi ha denunciato i lati oscuri dell'egemonia americana, la Svezia smette i panni del paladino dei diritti umani e indossa quelli del partner fedele.
 
La culla del giornalismo libero ha scelto la via del silenzio e della complicità, lasciando che a proteggere i più importanti whistleblower della storia recente fossero le mura di un'ambasciata sudamericana o l'esilio forzato in Russia. Un'eredità pesante, che ha ridimensionato per sempre l'autorità morale di Stoccolma sullo scacchiere internazionale.

 

Note: Molti Stati europei rifiutarono la richiesta di asilo di Snowden sostenendo che, per legge, la domanda di asilo potesse essere presentata solo se il richiedente si trovava già fisicamente sul loro territorio nazionale.
Gli hanno rifiutato l'asilo Italia, Germania, Francia, Spagna, Irlanda, Paesi Bassi, Norvegia, Finlandia, Austria, Polonia, Svizzera e Islanda.

Fonti

[1] (https://en.apa.az/cis-countries/xeber_snowden_applies_for_asylum_in_6_more_cou_-195906)

[2] (https://www.cnn.com/2013/07/06/world/snowden-asylum-options)

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