Ordinò la fucilazione di cinque soldati come disertori nonostante l’annuncio di Badoglio

Fece carriera politica l’autore dell’eccidio di Acquappesa del 1943

Dopo l’annuncio dell’armistizio dell'8 settembre 1943 cinque soldati italiani giudicati disertori furono arbitrariamente fucilati in Calabria. Il processo contro il generale Luigi Chatrian, che aveva ordinato l'esecuzione, fu interrotto. Chatrian era diventato parlamentare DC e sottosegretario.
28 settembre 2026
Redazione PeaceLink

L'8 settembre 1943, il maresciallo Badoglio annunciò via radio l'armistizio tra l'Italia e gli Alleati. Per decine di soldati di stanza ad Acquappesa, in Calabria, significava che la guerra era finita. Diciassette di loro lasciò la postazione per tornare a casa. Gli Alleati erano già sbarcati in Calabria, i tedeschi si ritiravano verso nord, restare in posizione non aveva più senso.

Cinque soldati italiani "disertori" furono catturati.

Erano tutti calabresi, tutti oltre la trentina, in gran parte richiamati, con mogli e figli.

"Preparate cinque bare per questi cinque"

Il tenente colonnello Remo Ambrogi, comandante del 76º Reggimento costiero, appena seppe della cattura dei cinque, propose subito la fucilazione. Già dalla mattina aveva ordinato di preparare cinque bare di legno. Ma prima di eseguire esitò, e chiese istruzioni al superiore: il generale Luigi Chatrian, comandante della 227ª Divisione costiera. Luigi Chatrian

L'ordine di Chatrian fu chiaro: eseguite immediatamente.

Quando la popolazione locale seppe della cosa, si radunò davanti alla caserma in segno di protesta, lanciando pietre contro le finestre. Un cappellano militare cercò di convincere Chatrian a sospendere l'esecuzione, sostenendo che gli Alleati avanzavano e la situazione era ormai radicalmente cambiata. Ma Chatrian non cambiò idea.

Poco dopo la mezzanotte dell'8 settembre, poche ore dopo che l'annuncio dell'armistizio era stato trasmesso via radio, i cinque furono fucilati accanto a un vecchio olivo presso il cimitero di Acquappesa. 

Stefano Coletta scrive: "Giovedì 16 settembre 1943, la notizia della morte di Salvatore De Giorgio giunge a Cittanova, e viene comunicata alla moglie Rosa Bruzzi. Le viene riferito che è stato fucilato dai tedeschi, insieme ad altri soldati, datisi alla macchia, subito dopo l’armistizio. L’ordine è stato impartito da un certo “generale Shattriann”, che ha voluto a tutti i costi farli ammazzare, per vendicare il tradimento compiuto dagli italiani firmando l’armistizio".

Le "ragioni" del generale

Interrogato nel dopoguerra, Chatrian fornì la sua giustificazione alla fucilazione: non aveva riconosciuto la voce di Badoglio, e aveva saputo del "promemoria n. 44" solo l'11 settembre.

Questa versione non regge. Chatrian non era un ufficiale qualunque: era stato comandante della Scuola Militare Nunziatella, nell'agosto 1943 aveva personalmente osservato il dispiegamento in ritirata delle truppe di Rommel, ed era stato membro della delegazione che partecipava ai negoziati dell'armistizio. Un uomo in contatto diretto con i vertici militari e coinvolto nei negoziati dell'armistizio poteva davvero sostenere di non aver riconosciuto la voce di Badoglio?

Ancor più paradossale: la mattina del 9 settembre, Chatrian inviò un fonogramma a un altro comando ordinando di sospendere la fucilazione di altri due disertori, con la motivazione della "nuova situazione". Della nuova situazione era perfettamente consapevole: semplicemente, per i cinque disertori arrestati, non voleva ammetterlo.

Il processo interrotto

Nel marzo 1945, l'Alto Commissariato per le epurazioni avviò un'indagine sul tenente colonnello Ambrogi. Ambrogi scaricò la responsabilità su Chatrian, sostenendo di aver eseguito un ordine del superiore. Il caso passò al Tribunale militare di Napoli.

Il 12 giugno 1947, quando Ambrogi in aula indicò Chatrian, i giudici decisero di interrompere il processo. Il motivo: mancava l'autorizzazione a procedere del Ministero della Guerra. E così si bloccò l'intero procedimento.

Chatrian non fu mai formalmente incriminato. Ha scritto il giornalista e scrittore Corrado Stajano: "La magistratura militare, in tutte le successive indagini e processi, fu sempre attentissima a non coinvolgerlo mai".

Il dopoguerra: promozioni, carriera e la presidenza degli orfani

Chatrian non solo non fu perseguito: fece carriera.

Nel dicembre 1944 divenne Sottosegretario alla Guerra nel governo Bonomi III. Poi, nei governi Parri e De Gasperi I-IV, continuò come Sottosegretario alla Guerra (poi alla Difesa): sei governi in totale.

Fu eletto all'Assemblea Costituente, poi deputato della Democrazia Cristiana e presidente della Commissione Difesa della Camera. Nel 1949 fu convinto sostenitore dell'adesione dell'Italia alla NATO.

L'ironia più sconcertante: il generale che aveva ordinato di fucilare cinque soldati con figli fu nominato presidente dell'Associazione degli orfani di guerra.

Nel 1967, Chatrian morì.

Dopo la sua morte fu commemorato dall'Opera Nazionale per il Mezzogiorno d'Italia (l'ente fondato da padre Giovanni Semeria) come "esempio di carità cristiana e maestro nella pratica del bene al servizio dei bisognosi".

La "sentenza" tardiva

Nel 1968, un anno dopo la sua morte, la Corte dei Conti si pronunciò finalmente sul caso di Acquappesa: l'ordine di Chatrian era stato "un errore gravissimo", un "atto gravemente illegale".

La Corte dei Conti ha giurisdizione, per mandato costituzionale (art. 103 Cost.), in materia di contabilità pubblica, pensioni civili, militari e di guerra. In questo caso specifico, la Corte fu investita della questione intorno al 1957, quando i familiari delle vittime avviarono le pratiche per ottenere il riconoscimento della morte dei loro cari per la relativa pensione di guerra.

Quella sentenza arrivò troppo tardi per avere qualsiasi effetto su Chatrian. Non passò un solo giorno in carcere, non pagò alcun risarcimento, non sentì mai, in vita, una parola di condanna da parte dello Stato. La sua carriera di sottosegretario in sei governi fu considerata dai colleghi democristiani del tutto normale.

La memoria di chi?

Gli abitanti di Acquappesa non hanno dimenticato. Sul posto è stato eretto un monumento, e Polistena nel 2006 ha dedicato una targa a Francesco Rovere. Sulla targa si legge: "Qui la ragione e la pietà umana non riuscirono a vincere, e prevalse ancora l'assurda regola della guerra. Nella notte tra l'8 e il 9 settembre 1943 furono fucilati".

I loro nomi e le loro date di nascita sono questi:

  • Salvatore De Giorgio, di Cittanova, nato il 12 dicembre 1908
  • Francesco Rovere, di Polistena, nato il 3 dicembre 1908
  • Michele Burelli, di Sinopoli, nato il 16 ottobre 1908
  • Francesco Trimarchi, di Cinquefrondi, nato il 6 ottobre 1908
  • Saverio Forgione, di Sant'Eufemia d'Aspromonte, nato il 17 dicembre 1912

Ma la memoria nazionale è un'altra cosa. Il nome di Chatrian compare negli archivi di governo come Sottosegretario alla Guerra, come deputato, come presidente di commissione. Un uomo che ordinò di fucilare cinque soldati-contadini che volevano tornare a casa, nella notte dell'armistizio, fu accolto, promosso e rispettato dal sistema italiano del dopoguerra.

 


Fonti: Mimmo Franzinelli, "Disertori" (Mondadori); Corriere della Sera, 3 aprile 2016; Patria Indipendente, 21 marzo 2018; Il Quotidiano del Sud, 8 settembre 2023.

ID-Z-CH16

Note: Dopo la fine della guerra, Ambrogi fu rinviato a giudizio per omicidio colposo per il suo ruolo nell'esecuzione dei cinque soldati ad Acquappesa. La sua linea difensiva fu quella di aver semplicemente ubbidito all'ordine di un suo diretto superiore, il generale Chatrian.

Il processo, tuttavia, non arrivò mai a una sentenza definitiva. Come già visto, si interruppe il 12 giugno 1947, proprio quando Ambrogi chiamò in causa Chatrian.

Articoli correlati

  • I disertori ucraini e quelli russi
    Conflitti
    Albert, bollettino pacifista internazionale

    I disertori ucraini e quelli russi

    Le truppe ucraine di prima linea oscillano tra i 200.000 e i 400.000 soldati. L'esercito invisibile dei renitenti alla leva è invece di circa 2 milioni di uomini attivamente ricercati, superando di gran lunga l'intero apparato militare dello Stato. I disertori nel 2026 sono aumentati dell'83,9%.
    18 agosto 2026 - Redazione PeaceLink
  • Reparti ucraini in difficoltà: "Abbiamo bevuto la nostra urina"
    Conflitti
    Albert, bollettino pacifista internazionale

    Reparti ucraini in difficoltà: "Abbiamo bevuto la nostra urina"

    Dopo mesi di propaganda sui successi militari e le avanzate dei soldati ucraini, emergono le storie della 14ª Brigata Meccanizzata Separata e della 121ª Brigata di Difesa Territoriale, isolate e senza rifornimenti. I militari perdevano conoscenza per la fame.
    14 agosto 2026 - Redazione PeaceLink
  • Le torture nascoste nei reparti d’assalto ucraini
    Conflitti
    Albert, bollettino pacifista internazionale

    Le torture nascoste nei reparti d’assalto ucraini

    Un’inchiesta scuote l’esercito di Kiev. Tra i reparti d’assalto impiegati in battaglie chiave come quella di Kostjantynivka, il 425º reggimento è finito sotto accusa per un sistema di torture e morti sospette. Verrebbero sistemate mine attorno ai reparti per evitare che i soldati ucraini disertino.
    19 luglio 2026 - Redazione PeaceLink
  • Lo scandalo che sta sconvolgendo l'esercito ucraino
    Conflitti
    E' accaduto nella 155ª Brigata "Anna di Kiev", il fiore all'occhiello della cooperazione NATO

    Lo scandalo che sta sconvolgendo l'esercito ucraino

    Il colonnello Stanislav Luchanov, comandante della brigata meccanizzata addestrata in Francia con 900 milioni di euro, è accusato di sequestro e omicidio di due civili. Un caso che scuote l'esercito ucraino e mette in luce la crisi morale di un esercito in difficoltà.
    12 luglio 2026 - Redazione PeaceLink
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 3.12.3 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)