Albert, bollettino pacifista internazionale

I disertori ucraini e quelli russi

Le truppe ucraine di prima linea oscillano tra i 200.000 e i 400.000 soldati. L'esercito invisibile dei renitenti alla leva è invece di circa 2 milioni di uomini attivamente ricercati, superando di gran lunga l'intero apparato militare dello Stato. I disertori nel 2026 sono aumentati dell'83,9%.
18 agosto 2026
Redazione PeaceLink
Albert, pacifist bulletin Le truppe ucraine stanno affrontando una fase di grave difficoltà sul campo, schiacciate da una complessa guerra di logoramento che sta mettendo a dura prova la tenuta del paese.

Come è cambiata la situazione sul campo di battaglia

In Ucraina lo squilibrio iniziale di armamenti, a favore della Russia, in particolare di cannoni e di munizioni per l'artiglieria si è ridotto sempre di più. Permane un problema  di missili intercettori necessari per la difesa aerea. Questa scarsità di risorse rallenta drasticamente la risposta ai raid russi e lascia scoperti i cieli, esponendo le infrastrutture a continui attacchi che colpiscono duramente i servizi essenziali e provocano anche numerose vittime tra la popolazione civile. 
 
La Russia vanta una superiorità numerica di circa 3 a 1 in prima linea rispetto all'Ucraina. Mosca schiera complessivamente oltre 700.000-720.000 uomini nel teatro ucraino, contrapposti a forze ucraine stimate attorno ai 250.000 soldati direttamente impegnati nei settori di combattimento del fronte. La Russia riesce a reclutare costantemente circa 30.000-35.000 nuovi uomini al mese.
 
Se lo slancio patriottico ucraino iniziale fosse rimasto invariato e l'arruolamento avesse portato gli attuali due milioni e oltre di renitenti a indossare la divisa, allora le sorti della guerra sarebbero decisamente diverse. Evidentemente qualcosa si è spezzato e, anche se l'Occidente mandasse in Ucraina armi in misura doppia o tripla, rimarrebbe il problema: a chi consegnarle? A chi fugge dall'arruolamento?
 
Il problema principale per l'Ucraina è infatti rappresentato dalla crescente carenza di uomini, per via dell'aumento dei renitenti alla leva e dei disertori. Ma di questo parleremo in seguito, dati alla mano, cercando di fare anche un raffronto con la Russia.

La lenta avanzata russa nel Donbass 

Nonostante vi sia stata una campagna mediatica per accreditare una riconquista nel 2026, da parte dell'Ucraina, di vaste aree del territorio perse nel 2025, tutto questo - alla luce delle verifiche degli analisti - si è rivelata una bolla informativa che si è sgonfiata un po' alla volta. Ed era probabilmente connessa al tentativo del precedente capo di Stato Maggiore ucraino Oleksandr Syrsky, di non farsi sostituire, come è invece accaduto.
 
Infatti il generale Oleksandr Syrskyi è stato ufficialmente rimosso dall'incarico di Comandante in Capo delle Forze Armate ucraine il 21 luglio 2026. Al suo posto, il presidente Volodymyr Zelenskyy ha nominato il generale Mykhailo Drapatyi. Se Syrskyi stava ricacciando indietro i russi, per quale motivo cambiarlo? Appare quindi evidente la forzatura con cui sono state date per verificate avanzate che non c'erano o che non si erano consolidate, e che erano per lo più contrattacchi, pagati a carissimo prezzo, tanto che sono stati gli stessi soldati a chiedere la sostituzione del "Cadorna ucraino".
 
Il siluramento del ministro della Difesa ucraino Fedorov a metà luglio, da parte di Zelensky, ha scatenato inedite proteste di piazza a Kiev e in altre città ucraine. I manifestanti (tra cui anche veterani, mutilati di guerra e invalidi) chiedevano a gran voce la rimozione di Syrskyi, accusato di dottrine militari che puntano sul sacrificio estremo pur di attaccare a oltranza e di non arretrare. Sotto la pressione dell'opinione pubblica Zelenskyy ha deciso per il "reset" totale dei vertici militari. La nomina del generale Drapatyi — considerato un generale più giovane, innovativo e vicino alle esigenze delle truppe — punta proprio a scardinare quella rigidità gestionale di Syrskyi che aveva alimentato la narrazione di avanzate ucraine essenzialmente mediatiche e distanti dalla dura realtà del fronte. Quelli che erano contrattacchi (ollenuti mandando allo sbaraglio reparti punitivi) venivano contrabbandati per controffensive vittoriose che stavano rovesciando le sorti della guerra.
 
Il dato reale e innegabile è invece che la pressione militare russa resta costante e asfissiante nelle regioni del Donbass, dove Mosca prosegue una lenta ma implacabile avanzata. In questo scenario, diversi reparti avanzati ucraini si trovano pericolosamente isolati o del tutto privi dei rifornimenti logistici più elementari, una crisi aggravata dall'estremo logoramento fisico e psicologico dei soldati a causa di lunghi mesi in prima linea senza adeguate rotazioni. La logica di Zelensky (fedelmente attuata dal generale Syrskyi) di non far arretrare le truppe per non dare a livello internazionale l'impressione di perdere terreno, ha provocato l'accerchiamento di reparti avanzati e varie sacche di militari semiaccerchiati (non ricevono l'ordine di arretrare), che quindi devono cavarsela da soli, senza acqua, senza soccorsi sanitari e senza rifornimenti. Tutto questo sta emergendo un po' alla volta con inchieste e con denunce che provengono dai familiari dei militari quando non ricevono più notizie dei loro cari al fronte.

L'offensiva ucraina con missili e droni contro il territorio russo

A complicare il quadro comunicativo si aggiunge l'intensificarsi della guerra simmetrica a lungo raggio, che vede l'Ucraina portare attacchi sempre più in profondità, fino a Mosca e oltre. Questi attacchi, inediti per quantità e raggio di penetrazione, sono in grado di cambiare la guerra? Qui i pareri degli analisti sono discordi.
Su YouTube c’è un'intervista del 30 luglio 2026 al noto politologo John Mearsheimer. Egli spiega che, in risposta agli attacchi ucraini in profondità nel territorio russo (supportati dalla NATO, tramite il centro JATEC), la Russia ha reagito colpendo tutti i porti ucraini sul Mar Nero. Questo ha trasformato l'Ucraina in uno stato senza sbocco sul mare, una situazione definita "disastrosa" poiché, storicamente, circa il 70% delle esportazioni totali e il 90% di quelle agricole passavano per Odessa. Adesso Kiev dovrà riconfigurare tutta la logistica delle esportazioni, orientandosi verso le ferrovie o il trasporto fluviale (Danubio). Il passaggio a rotte alternative via terra, ferrovia o attraverso i porti fluviali del Danubio fa impennare le spese di trasporto di circa 50-58 dollari al tonnellato secondo le stime del settore, arrivando fino a 50–70 euro per tonnellata nei periodi più critici. Cosa accade? 
  • Le vie terrestri e fluviali riescono a coprire al massimo il 50% del volume normalmente gestito dai porti marittimi. [1]
  • La merce resta intrappolata nel paese, facendo crollare i prezzi interni alla produzione di circa il 30%. [1]
  • Le perdite dirette per il comparto agricolo ucraino legate a questa crisi logistica sono stimate tra 1,5 e 3 miliardi di dollari. [1]
Da qui il pessimismo di Mearsheimer che vede negli attacchi ucraini dentro la Russia delle azioni tatticamente riuscite ma strategicamente prive della capacità di cambiare il corso della guerra.

La visione tattica dell'Ucraina e quella strategica della Russia  

Nonostante l'aumento esponenziale di attacchi ucraini con droni e missili nel cuore della Russia – volti a colpire raffinerie, depositi di carburante e snodi logistici nelle retrovie di Mosca – questa campagna non riesce a modificare i rapporti di forza sul campo di battaglia. I raid in profondità erodono certamente le risorse economiche russe e costringono il Cremlino a riorganizzare la difesa interna, ma non risolvono la disparità numerica e di fuoco lungo la linea del fronte. La Russia possiede una massa critica tale, in termini di riservisti e catene di montaggio industriali, da assorbire i danni infrastrutturali senza dover rallentare le operazioni offensive nel Donbass. I successi tecnologici di Kiev nei cieli russi, pur avendo un forte impatto psicologico e d'immagine, rimangono scollegati dalla dura realtà dei combattimenti di terra, dove la carenza di truppe ucraine e di artiglieria pesante nei punti chiave (per non parlare delle temibili bombe plananti russe che possono arrivare anche a tre tonnellate l'una) continua a premiare la spinta logorante e devastante dell'esercito di Mosca.

Disertori e renitenti in Ucraina

A drenare ulteriormente le capacità operative delle forze armate ucraine concorre una gravissima ed evidente crisi di personale legata ai fenomeni delle diserzioni, dell'allontanamento non autorizzato del posto e della renitenza alla leva. L'andamento di questo fenomeno fotografa fedelmente il progressivo logoramento del morale collettivo ucraino nel corso del conflitto.
Nel 2022, la spinta patriottica iniziale e l'afflusso massiccio di volontari hanno contenuto il problema ai minimi storici, registrando numeri ridotti di inchieste ufficiali per reati militari. La situazione ha iniziato a incrinarsi sensibilmente nel 2023, anno in cui la fallita controffensiva estiva e la prospettiva di una guerra a lungo termine hanno provocato un iniziale balzo delle fughe, mentre le inchieste giornalistiche internazionali della BBC svelavano come circa 20.000 uomini fossero già fuggiti illegalmente all'estero attraverso i confini occidentali pur di evitare la cartolina di precetto.
La vera svolta critica si è consumata nel biennio successivo: nel corso del 2024 i casi di allontanamento ingiustificato (AWOL) e diserzione sono letteralmente esplosi a causa della stanchezza dei reparti. La tendenza ha subito una drammatica accelerazione nel 2025, anno in cui le procure militari ucraine si sono trovate sommerse dalle denunce, registrando picchi allarmanti nei mesi autunnali, con il solo mese di ottobre che ha toccato il record di oltre 21.600 nuovi procedimenti aperti.
All'inizio del 2026, il Ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov (poi licenziato da Zelensky) ha ufficialmente quantificato la portata sistemica del fenomeno davanti al Parlamento, certificando che circa 200.000 soldati risultavano irreperibili o avevano abbandonato i propri reparti dall'inizio dell'invasione, mentre la quota di cittadini ucraini che eludono a vario titolo le procedure di leva sul territorio nazionale ha sfiorato la cifra record di 2 milioni di renitenti.
Sul piano legislativo, il codice penale ucraino punisce severamente queste condotte, distinguendo tra l'allontanamento ingiustificato e temporaneo (Articolo 407), sanzionato con pene dai 5 ai 10 anni di reclusione, e la diserzione conclamata con l'intento di non tornare più (Articolo 408), che comporta condanne fino a 12 anni di carcere. Di fronte a numeri così imponenti e all'urgente necessità di arginare l'emorragia di effettivi, il governo ha dovuto varare misure di emergenza. La Verkhovna Rada ha infatti introdotto speciali finestre di amnistia temporanea, estese fino alla metà del 2026 dal Ministero della Difesa, che consentono ai soldati fuggiti per la prima volta di rientrare spontaneamente nei ranghi ed evitare il processo penale, offrendo loro persino il ripristino immediato della paga e il diritto di scegliere una brigata differente da quella originaria.
Per colmare questi vuoti drammatici nei reparti d'assalto, le autorità di Kiev hanno radicalmente modificato le strategie di reclutamento, intensificando sia i metodi di arruolamento coatto (la cosiddetta "busification") sul territorio nazionale sia le pressioni legali all'estero. All'interno dei confini ucraini, l'abbassamento dell'età di mobilitazione a 25 anni e l'introduzione di registri digitali centralizzati hanno spinto i Centri di Reclutamento Territoriale (TCC) ad attuare una vera e propria mobilitazione forzata su larga scala. Gli agenti del TCC conducono raid quotidiani e massicci nei luoghi pubblici, bloccando gli accessi a stazioni metropolitane, centri commerciali, palestre e concerti per identificare e prelevare sul posto gli uomini in età di leva, un'operazione spesso supportata da posti di blocco stradali per intercettare i conducenti di auto e mezzi pubblici.
Sul fronte internazionale, Kiev ha aumentato la pressione diplomatica sui paesi dell'Unione Europea per localizzare i rifugiati in età militare, limitando l'erogazione dei servizi consolari e il rinnovo dei passaporti all'estero per costringere i cittadini a rientrare. In parallelo, il governo ha potenziato i programmi di arruolamento su base volontaria oltre i confini patriottici, affidandosi alla creazione della "Legione Ucraina" in territorio polacco per addestrare ed equipaggiare i residenti all'estero prima del loro invio al fronte. Questa combinazione di coercizione stradale interna e restrizioni burocratiche esterne evidenzia lo sforzo estremo delle istituzioni per alimentare le linee di difesa e contrastare l'esaurimento del potenziale umano.

Disertori e renitenti in Russia

L'Ucraina e le operazioni occidentali PSYOP tendono a enfatizzare le difficoltà e le fughe del nemico per scopi di guerra psicologica. Le operazioni psicologiche (PSYOP) e le iniziative di guerra informativa legate alla diserzione e alla resa dei soldati russi nel conflitto in Ucraina sono coordinate principalmente da Kiev con il forte sostegno dei partner occidentali.

Sulle diserzioni russe va detto che le statistiche fornite da Kiev e dai partner occidentali fanno ragionevolmente parte di un "ciclo di propaganda auto-alimentante", progettato più per influenzare l'opinione pubblica che per rispecchiare la reale situazione sul campo.
 
Le principali argomentazioni degli scettici sono essenzialmente due.

1) Il paradosso dei numeri e l'avanzata russa: molti esperti sottolineano un'incoerenza fondamentale. Se decine di migliaia di soldati russi stessero davvero disertando o arrendendosi in massa ogni mese, il fronte russo dovrebbe mostrare segni di collasso strutturale. Al contrario, la realtà sul campo mostra una spinta offensiva russa metodica e continua. 

2) L'esercito russo è mobilitato con i contratti: la stragrande maggioranza non è più composta dai giovani riservisti della mobilitazione del 2022. Mosca ha basato il ricambio dei soldati su contratti volontari (i cosiddetti Kontraktniki) liquidati con cifre astronomiche per gli standard delle province russe. Un soldato che firma volontariamente per denaro ha una bassa propensione alla diserzione, radicalmente inferiore rispetto a un civile forzato.

Ogni dato o statistica assoluta che circola attualmente sui disertori russi non ha alle spalle una verifica sul campo da parte di agenzie terze come l'Associated Press o di giornali come il New York Times. Senza riscontri trasparenti, le cifre rimangono strumenti di guerra psicologica.

Va aggiunto che le stringenti leggi russe sul "discredito dell'esercito" impediscono ad eventuali testimoni di diserzioni di comunicare con qualsiasi giornalista straniero o agenzia internazionale e di rilasciare interviste sul campo all'interno del paese, pena l'accusa di spionaggio e il carcere.

L'inchiesta speciale del New York Times (settembre 2024): intitolata "The Deserter" (curata dalla giornalista Sarah A. Topol), ha analizzato la parabola di alcuni soldati russi. Per realizzare l'inchiesta, la giornalista Sarah A. Topol ha intervistato 18 disertori russi in 8 paesi e 4 continenti diversi.

Il New York Times utilizza i dati di Mediazona (un media indipendente dell'opposizione russa) per quantificare in  quasi 7.400 casi di assenza ingiustificata (AWOL) registrati nei tribunali militari russi dall'inizio della mobilitazione del 2022. Parliamo di numeri trenta volte più bassi rispetto a quelli ucraini e che riguardano tuttavia la mobilitazione del 2022 quando Putin, di fronte ad alcune sconfitte clamorose, decise di aumentare le truppe con una chiamata alle armi obbligatoria (la "mobilitazione") che provocò un fuggi fuggi generale verso l'estero. Il Ministero della Difesa russo allora fissò la chiamata a circa 300.000 uomini tra i riservisti con precedente esperienza militare. Putin parlò alla TV russa. Subito dopo il discorso televisivo, i prezzi dei voli in partenza dalla Russia registrarono un picco vertiginoso e andarono esauriti in poche ore. [1Centinaia di migliaia di russi alla fine del 2022 fuggirono verso Stati vicini come Georgia, Kazakistan e Mongolia. [1, 2, 3, 4, 5]

Alcune stime indicano che tra gli 800.000 e il milione di cittadini russi (in gran parte uomini in età di leva e professionisti dell'IT) hanno lasciato in quel periodo il Paese dall'inizio della guerra per non essere arruolati.

Molti sono in seguito tornati in patria perché Putin aveva trovato la strada di arruolare a pagamento truppe di volontari. I dati ufficiali dei tribunali russi dimostrano che, nella stragrande maggioranza dei casi legati alla renitenza alla leva classica, la pena applicata è stata effettivamente una multa amministrativa o penale (in genere fino a 100.000 rubli ossia un migliaio di euro). Inoltre le leggi russe riconoscono il diritto all'obiezione di coscienza e il diritto al servizio civile alternativo a quello militare. Tale norma è stata utilizzata come scappatoia per evitare l'arruolamento. La definitiva collocazione dei militari a contratto ha fatto sì che l'esercito russo triplicasse gradualmente e ritrovasse la massa necessaria per respingere la controffensiva ucraina del 2023, passando poi all'attacco in condizioni di superiorità numerica, conquistando territori che l'Ucraina non è più riuscita a riprendere.

Complessivamente oggi la Russia è riuscita, a differenza dell'Ucraina, a non soffrire di defezioni significative né sul versante della renitenza né su quello delle diserzioni. La Russia riesce infatti - con allettanti contratti economici - a inviare al fronte una media stimata tra i 28.000 e i 30.000 nuovi soldati al mese. I servizi di intelligence occidentali e gli analisti economici indipendenti confermano che il ritmo attuale di arruolamento si attesta intorno a 800-1.000 nuovi contratti al giorno.

Da dove arrivano questi soldati? Per aggirare il malcontento popolare e la clandestinità interna dei giovani, la macchina bellica russa si poggia su tre pilastri principali:
1) i volontari "a contratto" (Kontraktniki): è il gruppo principale. Si tratta di cittadini attirati da bonus economici enormi; nel 2026 i premi statali alla firma e gli stipendi mensili sono stati portati a livelli record, spingendo soprattutto uomini provenienti dalle regioni più povere e depresse della Federazione a rischiare la vita per saldare i debiti delle famiglie; 

2) incentivi e sanatorie legali: lo Stato offre la cancellazione totale dei mutui, il condono dei debiti finanziari e l'amnistia penale per i detenuti comuni che accettano di firmare un contratto per andare al fronte; 

3) mercenari stranieri: la Russia ha intensificato il reclutamento internazionale, portando in trincea decine di migliaia di cittadini stranieri attirati dai contratti e dalla promessa della cittadinanza russa.


La censura militare in Russia

Attualmente si registra una totale e assoluta assenza di dati ufficiali e indipendenti sulla situazione attuale dei disertori e dei renitenti russi, un numero comunque molto esiguo rispetto ai disertori ucraini, per le ragioni fin qui viste. In Russia la guerra è diventata infatti un "ascensore sociale".

Il Cremlino ha rimosso dai server pubblici e secretato l'accesso ai portali dei tribunali militari regionali. Non è più possibile tracciare l'andamento degli eventuali processi per assenza ingiustificata (AWOL) o diserzione. 

Senza l'accesso trasparente ai registri dei tribunali militari e ai dati del Ministero della Difesa russa, ogni cifra riguardante le diserzioni.


La censura militare in Ucraina

Anche Kiev applica una strettissima censura militare e un controllo ferreo sulle informazioni ufficiali riguardanti i propri disertori. Nelle guerre di logoramento ad alta intensità, nessun governo coinvolto diffonde dati che possano danneggiare l'opinione pubblica interna o avvantaggiare la propaganda nemica.

1. Il segreto di Stato sui dati militari
Le forze armate ucraine e il Ministero della Difesa considerano il numero dei disertori, delle perdite e dei casi di allontanamento non autorizzato dal reparto (noti in Ucraina con la sigla SZCh - Samovilne Zalyshennya Chastyny) come segreti militari di massima sicurezza. Le autorità di Kiev non rilasciano statistiche aggregate o bollettini periodici ufficiali per evitare di mostrare vulnerabilità strutturali nella tenuta delle proprie linee difensive.
 
2. Il controllo dei portali giudiziari
Sebbene l'Ucraina mantenga un registro pubblico delle decisioni giudiziarie, l'accesso alle sentenze riguardanti reati militari sensibili, piani operativi o procedimenti per diserzione sul campo viene sistematicamente oscurato, secretato o pesantemente filtrato per ragioni di sicurezza nazionale in tempo di legge marziale. I giornalisti internazionali non possono consultare liberamente l'andamento reale di questi processi.
 
3. Le restrizioni per la stampa sul campo
Anche sul lato ucraino, la stampa estera e indipendente non ha libertà di movimento assoluta. L'accesso alla prima linea e alle unità combattenti è regolato da rigidi sistemi di accreditamento militare. I giornalisti possono muoversi e intervistare i soldati solo sotto la supervisione degli ufficiali addetti alle pubbliche relazioni, il che rende impossibile raccogliere in modo indipendente e scientifico dati o testimonianze sul fenomeno delle fughe senza il filtro del comando militare.
 
4. Il dibattito interno: l'unico spiraglio
A differenza della Russia, dove il dibattito è sostanzialmente azzerato, in Ucraina il fenomeno dell'estremo affaticamento delle truppe emerge talvolta nel dibattito parlamentare (alla Verkhovna Rada) o nelle dichiarazioni di singoli politici e avvocati militari, che discutono pubblicamente delle riforme sulle pene per chi abbandona il fronte o della necessità di leggi sulla demobilitazione dopo anni di trincea. Tuttavia, si tratta di discussioni politiche e giornalistiche.
 
5. Un dibattito limitato dalle minacce
Tali dibattiti ancora sono tuttavia limitati dal timore di essere puniti con ritorsioni: chi si espone a volte viene mandato al fronte a combattere (o al fronte vengono mandati i parenti) o viene minacciato di morte. La giornalista Kateryna Lykhohliad e la direttrice Kateryna Kobernyk della testata Babel hanno ricevuto minacce e pressioni a causa dell'inchiesta sul 425º Reggimento d'Assalto "Skelya" che ha fatto emergere abusi e torture contro i soldati ucraini da parte dei superiori (e anche decessi non legati ai combattimenti). Un militare del reggimento Skelya, Mykola Kharkhan (noto con il nome di battaglia "Kyianyn"), ha pubblicato un video su Facebook definendo la giornalista una "prostituta mediatica" e un "sicario prezzolato" al soldo della Russia. Nel filmato ha affermato che la reporter avrebbe dovuto "sputare i soldi" ricevuti per il pezzo. Sotto al video e sui canali social sono comparsi decine di commenti anonimi con esplicite minacce di ritorsione, violenza fisica e violenza sessuale dirette a Kateryna Lykhohliad. Canali Telegram anonimi hanno accusato la redazione di voler deliberatamente minare le capacità di difesa dell'Ucraina. La coalizione dei giornalisti ucraini Media Movement ha rilasciato una dura dichiarazione pubblica per chiedere protezione immediata per Kateryna Lykhohliad e misure restrittive contro gli autori delle intimidazioni. [1, 2]
 

Il diritto all'obiezione di coscienza in Russia e in Ucraina

L'articolo 59, comma 3, della Costituzione della Federazione Russa e la Legge Federale n. 113-FZ riconoscono esplicitamente il diritto al Servizio Civile Alternativo (ACS - Alternativnaya Grazhdanskaya Sluzhba). Questo diritto si applica a chiunque dichiari che il servizio militare contrasta con le proprie convinzioni morali, filosofiche o religiose.
Come evidenziato dalle organizzazioni per i diritti umani, le domande per il Servizio Civile Alternativo sono triplicate in Russia durante il 2022, diventando una strategia di massa per prendere tempo e bloccare burocraticamente la chiamata alle armi quando Putin annunciò la mobilitazione per rafforzare l'esercito.

In Ucraina, in tempo di guerra e sotto la legge marziale, il servizio civile alternativo non viene applicato.
I renitenti alla mobilitazione e gli obiettori che rifiutano la cartolina di leva subiscono regolarmente condanne penali da 3 a 5 anni di reclusione per evasione della mobilitazione (Articolo 336 del Codice Penale)
Nel corso degli anni della guerra su vasta scala, "l'Ucraina non ha acconsentito ad una sola richiesta di servizio alternativo", si legge su Zmina, un sito online ucraino che si occupa di diritti umani. Gli uomini che si rifiutano in Ucraina di prendere le armi a causa di convinzioni religiose continuano ad affrontare la punizione nei tribunali
Per favorire l'ingresso nell'Unione Europea, il governo ucraino si era impegnato a presentare una nuova legge sul servizio civile in tempo di guerra entro la metà del 2026. Tuttavia, a causa dell'opposizione dello Stato Maggiore e del Ministero della Difesa, la legge è bloccata e nessuna domanda di servizio civile alternativo viene accettata.
Ufficio europeo per l'obiezione di coscienza (EBCO) per questo accusa Kiev di violare i diritti umani fondamentali.

La guerra come "ascensore sociale" in Russia

 
Una delle cose più tristi da annotare in conclusione è che in Russia si è cementato attorno alla guerra un consenso fatto di benefici e privilegi.
Tutte le università russe, incluse le più prestigiose come la Higher School of Economics (HSE) di Mosca, sono obbligate per legge a riservare almeno il 10% dei posti finanziati dallo Stato ai veterani e ai loro figli.
 
Poi c'è l'ammissione all'università senza esami di stato: I figli dei soldati rimasti uccisi o feriti al fronte hanno il diritto di essere ammessi senza dover sostenere i tradizionali e competitivi esami di ammissione (EGE).

I figli di militari insigniti del titolo di Eroe della Federazione Russa o decorati con tre Ordini del Coraggio hanno questo privilegio. Questo ha portato a una crescita esponenziale degli accessi. Secondo i dati diffusi dai media indipendenti e dagli aggiornamenti del settore scolastico russo, decine di migliaia di studenti sono entrati negli atenei usufruendo di queste quote, con numeri raddoppiati progressivamente di anno in anno.

I figli dei veterani che sono tuttora al fronte o che sono tornati sani e salvi non sono esentati in modo assoluto da ogni test, ma beneficiano di una forte facilitazione. Devono semplicemente raggiungere il punteggio minimo assoluto richiesto dall'ateneo per l'idoneità (una soglia molto bassa rispetto alla competizione ordinaria). Se non hanno sostenuto l'esame di Stato a scuola, possono optare per test interni semplificati gestiti direttamente dalle università, anziché competere a livello nazionale.
 
Da un punto di vista strettamente sociologico si tratta di un ascensore sociale, ma con caratteristiche distorte e tragiche. Un ascensore sociale è, per definizione, un meccanismo che permette a individui di classi svantaggiate di migliorare stabilmente il proprio status economico e sociale. Nel contesto russo attuale, questo processo è reale e documentato, ma funziona secondo logiche militari. 
Prima della guerra in Ucraina, per un giovane russo di un villaggio rurale della Buriazia o della Repubblica di Tuva (tra le regioni più povere della Federazione), accedere alla prestigiosa Università Statale di Mosca (MGU) era quasi impossibile. Oggi, il sacrificio di un genitore abbatte istantaneamente i filtri economici e di ceto.
Il sistema statale permette a famiglie con bassissimo reddito di convertire il servizio militare al fronte (o la morte del genitore) in un titolo di studio d'élite per la generazione successiva. La laurea garantirà ai figli l'accesso a posti di lavoro qualificati, impieghi statali e carriere manageriali, completando il salto di classe sociale.
I generosi stipendi dei soldati e le ingenti indennità di morte (le cosiddette "indennità bara") hanno estinto i debiti di intere famiglie e permesso l'acquisto di case, creando una base economica solida che prima non esisteva. E consentono a migliaia di giovani russi poveri di permettersi l'università che altrimenti non avrebbero potuto frequentare.
 
Le anomalie strutturali di questo "ascensore sociale" sono talmente evidenti da far rabbrividire. L'ascensore è basato sulla tragedia: spesso l'ascesa sociale del figlio si realizza solo a patto della morte o della grave invalidità del padre. Lo status sociale della famiglia sale, ma al prezzo del collasso del nucleo familiare originario.

Questo ascensore non premia il talento e lo studio ma la "fedeltà alla Patria" e il sacrificio fisico. Questo ascensore è interamente finanziato dall'economia di guerra e dalla spesa pubblica militare ("keynesianismo militare"). Non appena il conflitto terminerà o lo Stato dovrà tagliare i fondi, questo canale di mobilità sociale si bloccherà, non essendo supportato da una vera crescita economica.

Gli analisti geopolitici e istituti di ricerca internazionali, come l'Istituto Francese di Relazioni Internazionali (IFRI), definiscono questo fenomeno come una forma di "keynesianismo militare". L'immissione massiccia di denaro pubblico sotto forma di stipendi elevati per i contrattisti, indennità di morte o invalidità e, appunto, l'accesso garantito all'istruzione ha generato i seguenti effetti:
 

Inversione del prestigio geografico: le famiglie provenienti dalle province remote e dalle regioni più povere della Russia (come la Buriazia o la Siberia), storicamente escluse dai circuiti accademici d'élite, hanno ora i mezzi e i diritti legali per mandare i figli a studiare nelle grandi città della Russia.

Prestigio in cambio di fedeltà: l'università diventa un premio tangibile che converte il sacrificio bellico in un capitale culturale ed economico per la generazione successiva.

In questo contesto appare evidente che il fenomeno dei disertori e dei renitenti in Russia sia stato in buona parte sradicato con una poderosa operazione basata non tanto sulla repressione quanto sulla capacità di generare un nuovo blocco di consenso sociale basato sulla guerra e sull'obbedienza militare, oltre che sulla fedeltà politica a Putin.  

La guerra inoltre ha fatto crollare il tasso di disoccupazione in Russia a minimi storici assoluti. Nel corso del 2026, la disoccupazione in Russia ha oscillato intorno al 2,1% - 2,2%, toccando i livelli più bassi mai registrati dalla caduta dell'Unione Sovietica. Il Cremlino ha riconvertito l'apparato industriale nazionale verso il "keynesianismo militare", immettendo fiumi di denaro pubblico nelle fabbriche di armamenti, munizioni e logistica militare. Questi impianti produttivi lavorano a pieno ritmo e hanno assunto chiunque fosse disponibile sul mercato, strappando operai e tecnici alle aziende civilli. Per non perdere il personale a favore dell'esercito o delle fabbriche di armi, le aziende civili sono costrette ad alzare i salari a livelli che non possono permettersi, alimentando una forte inflazione.


La guerra come "agonia sociale" in Ucraina

Ben diversa è invece la situazione in Ucraina dove, con il prolungarsi della guerra, i giovani non vedono prospettiva, assieme alle famiglie a cui vengono sottratti uomini in età di leva, fino ai 60 anni.

Rispetto alla Russia la situazione in Ucraina è diametralmente opposta e infinitamente più drammatica dal punto di vista socioeconomico e occupazionale. Mentre la Russia sperimenta una distorta "piena occupazione" alimentata dai proventi dei combustibili fossili e dalle fabbriche di armi, l'Ucraina subisce le devastazioni dirette di una guerra di logoramento sul proprio territorio, che ha mutilato il tessuto industriale e causato una profonda crisi sociale.

In Ucraina il tasso di disoccupazione rimane altissimo. Nonostante la massiccia mobilitazione militare, la distruzione di fabbriche, infrastrutture energetiche e aziende agricole ha ridotto drasticamente i posti di lavoro disponibili nel settore civile. Molte imprese sopravvivono a stento, e l'economia interna è fortemente dipendente dagli aiuti finanziari occidentali.

A differenza della Russia, dove le fabbriche lavorano a pieno ritmo protette all'interno dei propri confini, in Ucraina i continui bombardamenti rendono l'attività imprenditoriale civile instabile e rischiosa.

In Ucraina il Paese affronta una crisi demografica senza precedenti. Milioni di persone, in gran parte donne e bambini, sono rifugiate all'estero. Le università ucraine non funzionano come un "ascensore sociale" trainato dallo Stato, ma lottano per mantenere la continuità didattica, spesso a distanza, sotto la minaccia dei blackout energetici e degli allarmi aerei.

L'accesso all'università in Ucraina è stato al centro di accesi dibattiti politici, poiché lo status di studente ha garantito per lungo tempo il rinvio della leva militare. Questo ha spinto molti giovani a iscriversi all'università non per mobilità sociale, ma come scudo legale contro l'arruolamento immediato, portando il governo a stringere i criteri di esenzione per gli studenti più anziani o per le seconde lauree.

In Ucraina lo Stato non dispone delle enormi riserve di cassa della Russia per distribuire bonus d'arruolamento esorbitanti o finanziare programmi di spesa pubblica miliardari senza l'appoggio dei partner internazionali. I sussidi alle famiglie dei caduti e dei feriti gravano pesantemente su un bilancio statale già fortemente deficitario.

Nessun "Keynesianismo" di guerra aiuta Kiev nell'economia: non esiste un boom economico indotto dalle fabbriche d'armi paragonabile a quello russo. Sebbene l'Ucraina abbia potenziato al massimo la produzione interna di droni e armamenti, questa crescita avviene in un contesto di economia devastata.

In Ucraina i blackout distruggono programmaticamente il futuro economico e formativo del Paese, obbligando lo Stato a una gestione costante della scarsità e della pura sopravvivenza.

Molti impianti industriali subiscono blocchi improvvisi delle linee di montaggio a causa dei blackout d'emergenza non programmati. Questo rende impossibile pianificare i turni di lavoro o rispettare le commesse. Per sopravvivere, le fabbriche rimaste dipendono da massicci generatori industriali a gasolio. Questo fa impennare i costi operativi rendendo i prodotti ucraini costosi e riducendo i margini di profitto fino al fallimento.

L'instabilità della rete elettrica scoraggia qualsiasi tipo di investimento e spinge le poche aziende manifatturiere rimaste a delocalizzare le attività verso le regioni dell'Ucraina occidentale (più vicine ai confini UE e all'importazione di elettricità europea) o direttamente all'estero, aggravando la crisi occupazionale.

A ciò si aggiunga che in Ucraina una metà della popolazione non può emigrare: ai cittadini maschi tra i 18 e i 60 anni è vietato lasciare il Paese.


Conclusione

 La guerra di logoramento si è trasformata in una gara di resistenza istituzionale e psicologica, dove la risorsa più preziosa, scarsa e non sostituibile è proprio quella umana. La stabilità del fronte non si misura più solo in base al confronto armato, ma dalla tenuta della coesione sociale all'interno dei due Paesi.

Il Cremlino ha strutturato la coesione sociale non sul consenso ideologico di massa, ma su un calcolo utilitaristico e su incentivi che sono riusciti a trasformare la guerra in un "ascensore sociale", prosciugando l'area del dissenso, delle diserzioni e della renitenza alla leva, che non hanno ragione di esistere nel momento in cui si va al fronte solo dopo aver firmato contratti e stipulato un patto con lo stato che garantisce potenziali privilegi.

La coesione tiene perché lo Stato paga cifre che cambiano la vita alle famiglie dei soldati. È una coesione "mercenaria" che dipende interamente dalla pancia finanziaria dello Stato.

L'Ucraina invece subisce il logoramento prolungato dei legami sociali. Si avvertono le frizioni tra chi combatte al fronte da anni senza rotazione e chi, fino a 25 anni, può evitare la guerra. La leva in Ucraina parte infatti dai 25 anni in poi. Gli Stati Uniti hanno formalmente e ripetutamente fatto pressione sull'Ucraina affinché abbassasse l'età di leva a 18 anni. Un arruolamento forzato a quell'età avrebbe spezzato definitivamente la coesione sociale interna.

 

Nel corso del 2026, la renitenza alla leva e la diserzione in Ucraina hanno registrato un'impennata senza precedenti, con un aumento stimato dell'83,9% dei casi giudiziari di diserzione rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

La fuga dalla coscrizione obbligatoria tra i civili idonei (uomini tra i 25 e i 60 anni) ha raggiunto proporzioni di massa.
  • 2 milioni di ricercati: all'inizio del 2026, il Ministero della Trasformazione Digitale e le autorità militari hanno confermato che circa 2 milioni di cittadini ucraini sono attivamente ricercati per violazioni legate alla registrazione militare obbligatoria o per aver evitato la chiamata.
     
  • 1,5 milioni di segnalazioni alla Polizia: la Polizia Nazionale Ucraina ha dichiarato di aver ricevuto dai Centri Territoriali di Reclutamento (TCC) oltre 1,5 milioni di richieste di rintracciamento per individui sospettati di renitenza alla leva.
     

In questa situazione drammatica, l'Ucraina è messa alla prova duramente. E, a differenza della Russia, vede crescere drammaticamente l'esercito senza uniforme dei disertori e dei renitenti che supera ormai l'esercito regolare in uniforme.

È un'immagine drammatica, ma numericamente e sociologicamente corretta: l'Ucraina oggi convive con il paradosso di un "esercito fantasma" in abiti civili che, per dimensioni complessive, rivaleggia o supera il numero di soldati effettivamente operativi al fronte in un dato momento.
 
Se guardiamo i dati del 2026, il confronto numerico tra le forze regolari e la massa di chi si sottrae alla leva rende questa dinamica evidente.
  • L'esercito regolare attivo: sebbene sulla carta le forze armate ucraine contino circa un milione di effettivi (compresi logistica, retrovie, guardie di frontiera e burocrazia), le truppe combattenti di prima linea, pronte e operative lungo i 1.000 km di fronte, oscillano costantemente tra i 200.000 e i 400.000 soldati.
     
  • L'esercito invisibile dei renitenti: con circa 2 milioni di uomini attivamente ricercati dalle autorità per non essersi registrati o per aver ignorato la cartolina di leva, la massa di civili che si nasconde o vive nell'illegalità supera di gran lunga l'intero apparato militare dello Stato.
     
  • L'esercito dei fuggiaschi (I Disertori): se si sommano i casi accumulati di diserzione e allontanamento ingiustificato (AWOL), che solo nella prima metà del 2026 hanno registrato un'impennata di oltre 47.000 nuovi fascicoli, si parla di una forza di oltre 150.000 - 200.000 ex soldati che hanno dismesso la divisa.
     
 
Le conseguenze di questa spaccatura sociale stanno trasformando la società ucraina dall'interno.
 
  • La vita "invisibile" nelle città: due milioni di renitenti significano una massa enorme di uomini che ha smesso di lavorare regolarmente, non usa più carte di credito, evita i mezzi pubblici e non esce di casa durante il giorno per non incappare nei blocchi dei reclutatori militari (TCC). È un'economia sommersa di pura sopravvivenza.
  • Il risentimento di chi resta: chi è in trincea da anni, logorato e senza prospettive di congedo, sviluppa una profonda rabbia verso questo "esercito civile" che vive nascosto nelle retrovie. La frattura non è più tra ucraini e russi, ma tra chi indossa l'uniforme e chi la evita.
  • La paura di chi è braccato: basta vedere le immagini di chi viene caricato a forza sui bus militari (la cosiddetta "busification") e le immagini di chi resiste disperatamente con tutte le sue forze.
  • La perdita di efficacia dello Stato: quando la massa di chi viola la legge marziale supera la capacità dello Stato di perseguirla, il sistema giudiziario e la polizia vanno in tilt. Le autorità non hanno le risorse umane né lo spazio nelle carceri per arrestare milioni di renitenti.
     
Questo scenario mostra drammaticamente il limite della coesione sociale: se la risorsa umana si demotiva psicologicamente, il numero di persone che sceglie la disubbidienza civile o la fuga diventa superiore a quello che lo Stato riesce a mobilitare con la forza.
 
Vi è infine una notizia che ha dell'incredibile. La riporta oggi la rivista militare Analisi Difesa:
 
"L’intelligence Ucraina è in possesso di informazioni riguardanti la creazione di battaglioni da parte di Mosca con prigionieri di guerra ucraini. E’ quanto ha affermato Andriy Pasternak, capo del Centro congiunto per il coordinamento della ricerca e del rilascio di prigionieri di guerra, durante una conferenza stampa presso il Servizio di sicurezza ucraino, come riporta Ukrinform".

Non solo: vi sarebbero anche dei disertori ucraini arruolati nei battaglioni russi, stando q quanto scrive Analisi Difesa: "Mosca ha confermato che la brigata è costituita da prigionieri di guerra ed ex militari delle Forze Armate ucraine che hanno disertato passando dalla parte della Russia"

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