I disertori ucraini e quelli russi
Le truppe ucraine stanno affrontando una fase di grave difficoltà sul campo, schiacciate da una complessa guerra di logoramento che sta mettendo a dura prova la tenuta del paese. Come è cambiata la situazione sul campo di battaglia
La lenta avanzata russa nel Donbass
L'offensiva ucraina con missili e droni contro il territorio russo
- Le vie terrestri e fluviali riescono a coprire al massimo il 50% del volume normalmente gestito dai porti marittimi. [1]
- La merce resta intrappolata nel paese, facendo crollare i prezzi interni alla produzione di circa il 30%. [1]
- Le perdite dirette per il comparto agricolo ucraino legate a questa crisi logistica sono stimate tra 1,5 e 3 miliardi di dollari. [1]
La visione tattica dell'Ucraina e quella strategica della Russia
Disertori e renitenti in Ucraina
Disertori e renitenti in Russia
L'Ucraina e le operazioni occidentali PSYOP tendono a enfatizzare le difficoltà e le fughe del nemico per scopi di guerra psicologica. Le operazioni psicologiche (PSYOP) e le iniziative di guerra informativa legate alla diserzione e alla resa dei soldati russi nel conflitto in Ucraina sono coordinate principalmente da Kiev con il forte sostegno dei partner occidentali.
1) Il paradosso dei numeri e l'avanzata russa: molti esperti sottolineano un'incoerenza fondamentale. Se decine di migliaia di soldati russi stessero davvero disertando o arrendendosi in massa ogni mese, il fronte russo dovrebbe mostrare segni di collasso strutturale. Al contrario, la realtà sul campo mostra una spinta offensiva russa metodica e continua.
2) L'esercito russo è mobilitato con i contratti: la stragrande maggioranza non è più composta dai giovani riservisti della mobilitazione del 2022. Mosca ha basato il ricambio dei soldati su contratti volontari (i cosiddetti Kontraktniki) liquidati con cifre astronomiche per gli standard delle province russe. Un soldato che firma volontariamente per denaro ha una bassa propensione alla diserzione, radicalmente inferiore rispetto a un civile forzato.
Ogni dato o statistica assoluta che circola attualmente sui disertori russi non ha alle spalle una verifica sul campo da parte di agenzie terze come l'Associated Press o di giornali come il New York Times. Senza riscontri trasparenti, le cifre rimangono strumenti di guerra psicologica.
Va aggiunto che le stringenti leggi russe sul "discredito dell'esercito" impediscono ad eventuali testimoni di diserzioni di comunicare con qualsiasi giornalista straniero o agenzia internazionale e di rilasciare interviste sul campo all'interno del paese, pena l'accusa di spionaggio e il carcere.
L'inchiesta speciale del New York Times (settembre 2024): intitolata "The Deserter" (curata dalla giornalista Sarah A. Topol), ha analizzato la parabola di alcuni soldati russi. Per realizzare l'inchiesta, la giornalista Sarah A. Topol ha intervistato 18 disertori russi in 8 paesi e 4 continenti diversi.
Il New York Times utilizza i dati di Mediazona (un media indipendente dell'opposizione russa) per quantificare in quasi 7.400 casi di assenza ingiustificata (AWOL) registrati nei tribunali militari russi dall'inizio della mobilitazione del 2022. Parliamo di numeri trenta volte più bassi rispetto a quelli ucraini e che riguardano tuttavia la mobilitazione del 2022 quando Putin, di fronte ad alcune sconfitte clamorose, decise di aumentare le truppe con una chiamata alle armi obbligatoria (la "mobilitazione") che provocò un fuggi fuggi generale verso l'estero. Il Ministero della Difesa russo allora fissò la chiamata a circa 300.000 uomini tra i riservisti con precedente esperienza militare. Putin parlò alla TV russa. Subito dopo il discorso televisivo, i prezzi dei voli in partenza dalla Russia registrarono un picco vertiginoso e andarono esauriti in poche ore. [1] Centinaia di migliaia di russi alla fine del 2022 fuggirono verso Stati vicini come Georgia, Kazakistan e Mongolia. [1, 2, 3, 4, 5]
Alcune stime indicano che tra gli 800.000 e il milione di cittadini russi (in gran parte uomini in età di leva e professionisti dell'IT) hanno lasciato in quel periodo il Paese dall'inizio della guerra per non essere arruolati.
Molti sono in seguito tornati in patria perché Putin aveva trovato la strada di arruolare a pagamento truppe di volontari. I dati ufficiali dei tribunali russi dimostrano che, nella stragrande maggioranza dei casi legati alla renitenza alla leva classica, la pena applicata è stata effettivamente una multa amministrativa o penale (in genere fino a 100.000 rubli ossia un migliaio di euro). Inoltre le leggi russe riconoscono il diritto all'obiezione di coscienza e il diritto al servizio civile alternativo a quello militare. Tale norma è stata utilizzata come scappatoia per evitare l'arruolamento. La definitiva collocazione dei militari a contratto ha fatto sì che l'esercito russo triplicasse gradualmente e ritrovasse la massa necessaria per respingere la controffensiva ucraina del 2023, passando poi all'attacco in condizioni di superiorità numerica, conquistando territori che l'Ucraina non è più riuscita a riprendere.
Complessivamente oggi la Russia è riuscita, a differenza dell'Ucraina, a non soffrire di defezioni significative né sul versante della renitenza né su quello delle diserzioni. La Russia riesce infatti - con allettanti contratti economici - a inviare al fronte una media stimata tra i 28.000 e i 30.000 nuovi soldati al mese. I servizi di intelligence occidentali e gli analisti economici indipendenti confermano che il ritmo attuale di arruolamento si attesta intorno a 800-1.000 nuovi contratti al giorno.
Da dove arrivano questi soldati? Per aggirare il malcontento popolare e la clandestinità interna dei giovani, la macchina bellica russa si poggia su tre pilastri principali:
1) i volontari "a contratto" (Kontraktniki): è il gruppo principale. Si tratta di cittadini attirati da bonus economici enormi; nel 2026 i premi statali alla firma e gli stipendi mensili sono stati portati a livelli record, spingendo soprattutto uomini provenienti dalle regioni più povere e depresse della Federazione a rischiare la vita per saldare i debiti delle famiglie;
2) incentivi e sanatorie legali: lo Stato offre la cancellazione totale dei mutui, il condono dei debiti finanziari e l'amnistia penale per i detenuti comuni che accettano di firmare un contratto per andare al fronte;
3) mercenari stranieri: la Russia ha intensificato il reclutamento internazionale, portando in trincea decine di migliaia di cittadini stranieri attirati dai contratti e dalla promessa della cittadinanza russa.
La censura militare in Russia
Attualmente si registra una totale e assoluta assenza di dati ufficiali e indipendenti sulla situazione attuale dei disertori e dei renitenti russi, un numero comunque molto esiguo rispetto ai disertori ucraini, per le ragioni fin qui viste. In Russia la guerra è diventata infatti un "ascensore sociale".
Il Cremlino ha rimosso dai server pubblici e secretato l'accesso ai portali dei tribunali militari regionali. Non è più possibile tracciare l'andamento degli eventuali processi per assenza ingiustificata (AWOL) o diserzione.
Senza l'accesso trasparente ai registri dei tribunali militari e ai dati del Ministero della Difesa russa, ogni cifra riguardante le diserzioni.
La censura militare in Ucraina
Il diritto all'obiezione di coscienza in Russia e in Ucraina
In Ucraina, in tempo di guerra e sotto la legge marziale, il servizio civile alternativo non viene applicato.
Nel corso degli anni della guerra su vasta scala, "l'Ucraina non ha acconsentito ad una sola richiesta di servizio alternativo", si legge su Zmina, un sito online ucraino che si occupa di diritti umani. Gli uomini che si rifiutano in Ucraina di prendere le armi a causa di convinzioni religiose continuano ad affrontare la punizione nei tribunali.
La guerra come "ascensore sociale" in Russia
I figli di militari insigniti del titolo di Eroe della Federazione Russa o decorati con tre Ordini del Coraggio hanno questo privilegio. Questo ha portato a una crescita esponenziale degli accessi. Secondo i dati diffusi dai media indipendenti e dagli aggiornamenti del settore scolastico russo, decine di migliaia di studenti sono entrati negli atenei usufruendo di queste quote, con numeri raddoppiati progressivamente di anno in anno.
I generosi stipendi dei soldati e le ingenti indennità di morte (le cosiddette "indennità bara") hanno estinto i debiti di intere famiglie e permesso l'acquisto di case, creando una base economica solida che prima non esisteva. E consentono a migliaia di giovani russi poveri di permettersi l'università che altrimenti non avrebbero potuto frequentare.
Questo ascensore non premia il talento e lo studio ma la "fedeltà alla Patria" e il sacrificio fisico. Questo ascensore è interamente finanziato dall'economia di guerra e dalla spesa pubblica militare ("keynesianismo militare"). Non appena il conflitto terminerà o lo Stato dovrà tagliare i fondi, questo canale di mobilità sociale si bloccherà, non essendo supportato da una vera crescita economica.
Inversione del prestigio geografico: le famiglie provenienti dalle province remote e dalle regioni più povere della Russia (come la Buriazia o la Siberia), storicamente escluse dai circuiti accademici d'élite, hanno ora i mezzi e i diritti legali per mandare i figli a studiare nelle grandi città della Russia.
Prestigio in cambio di fedeltà: l'università diventa un premio tangibile che converte il sacrificio bellico in un capitale culturale ed economico per la generazione successiva.
In questo contesto appare evidente che il fenomeno dei disertori e dei renitenti in Russia sia stato in buona parte sradicato con una poderosa operazione basata non tanto sulla repressione quanto sulla capacità di generare un nuovo blocco di consenso sociale basato sulla guerra e sull'obbedienza militare, oltre che sulla fedeltà politica a Putin.
La guerra inoltre ha fatto crollare il tasso di disoccupazione in Russia a minimi storici assoluti. Nel corso del 2026, la disoccupazione in Russia ha oscillato intorno al 2,1% - 2,2%, toccando i livelli più bassi mai registrati dalla caduta dell'Unione Sovietica. Il Cremlino ha riconvertito l'apparato industriale nazionale verso il "keynesianismo militare", immettendo fiumi di denaro pubblico nelle fabbriche di armamenti, munizioni e logistica militare. Questi impianti produttivi lavorano a pieno ritmo e hanno assunto chiunque fosse disponibile sul mercato, strappando operai e tecnici alle aziende civilli. Per non perdere il personale a favore dell'esercito o delle fabbriche di armi, le aziende civili sono costrette ad alzare i salari a livelli che non possono permettersi, alimentando una forte inflazione.
La guerra come "agonia sociale" in Ucraina
Ben diversa è invece la situazione in Ucraina dove, con il prolungarsi della guerra, i giovani non vedono prospettiva, assieme alle famiglie a cui vengono sottratti uomini in età di leva, fino ai 60 anni.
Rispetto alla Russia la situazione in Ucraina è diametralmente opposta e infinitamente più drammatica dal punto di vista socioeconomico e occupazionale. Mentre la Russia sperimenta una distorta "piena occupazione" alimentata dai proventi dei combustibili fossili e dalle fabbriche di armi, l'Ucraina subisce le devastazioni dirette di una guerra di logoramento sul proprio territorio, che ha mutilato il tessuto industriale e causato una profonda crisi sociale.
In Ucraina il tasso di disoccupazione rimane altissimo. Nonostante la massiccia mobilitazione militare, la distruzione di fabbriche, infrastrutture energetiche e aziende agricole ha ridotto drasticamente i posti di lavoro disponibili nel settore civile. Molte imprese sopravvivono a stento, e l'economia interna è fortemente dipendente dagli aiuti finanziari occidentali.
A differenza della Russia, dove le fabbriche lavorano a pieno ritmo protette all'interno dei propri confini, in Ucraina i continui bombardamenti rendono l'attività imprenditoriale civile instabile e rischiosa.
In Ucraina il Paese affronta una crisi demografica senza precedenti. Milioni di persone, in gran parte donne e bambini, sono rifugiate all'estero. Le università ucraine non funzionano come un "ascensore sociale" trainato dallo Stato, ma lottano per mantenere la continuità didattica, spesso a distanza, sotto la minaccia dei blackout energetici e degli allarmi aerei.
L'accesso all'università in Ucraina è stato al centro di accesi dibattiti politici, poiché lo status di studente ha garantito per lungo tempo il rinvio della leva militare. Questo ha spinto molti giovani a iscriversi all'università non per mobilità sociale, ma come scudo legale contro l'arruolamento immediato, portando il governo a stringere i criteri di esenzione per gli studenti più anziani o per le seconde lauree.
In Ucraina lo Stato non dispone delle enormi riserve di cassa della Russia per distribuire bonus d'arruolamento esorbitanti o finanziare programmi di spesa pubblica miliardari senza l'appoggio dei partner internazionali. I sussidi alle famiglie dei caduti e dei feriti gravano pesantemente su un bilancio statale già fortemente deficitario.
Nessun "Keynesianismo" di guerra aiuta Kiev nell'economia: non esiste un boom economico indotto dalle fabbriche d'armi paragonabile a quello russo. Sebbene l'Ucraina abbia potenziato al massimo la produzione interna di droni e armamenti, questa crescita avviene in un contesto di economia devastata.
In Ucraina i blackout distruggono programmaticamente il futuro economico e formativo del Paese, obbligando lo Stato a una gestione costante della scarsità e della pura sopravvivenza.
Molti impianti industriali subiscono blocchi improvvisi delle linee di montaggio a causa dei blackout d'emergenza non programmati. Questo rende impossibile pianificare i turni di lavoro o rispettare le commesse. Per sopravvivere, le fabbriche rimaste dipendono da massicci generatori industriali a gasolio. Questo fa impennare i costi operativi rendendo i prodotti ucraini costosi e riducendo i margini di profitto fino al fallimento.
L'instabilità della rete elettrica scoraggia qualsiasi tipo di investimento e spinge le poche aziende manifatturiere rimaste a delocalizzare le attività verso le regioni dell'Ucraina occidentale (più vicine ai confini UE e all'importazione di elettricità europea) o direttamente all'estero, aggravando la crisi occupazionale.
A ciò si aggiunga che in Ucraina una metà della popolazione non può emigrare: ai cittadini maschi tra i 18 e i 60 anni è vietato lasciare il Paese.
Conclusione
La guerra di logoramento si è trasformata in una gara di resistenza istituzionale e psicologica, dove la risorsa più preziosa, scarsa e non sostituibile è proprio quella umana. La stabilità del fronte non si misura più solo in base al confronto armato, ma dalla tenuta della coesione sociale all'interno dei due Paesi.
Il Cremlino ha strutturato la coesione sociale non sul consenso ideologico di massa, ma su un calcolo utilitaristico e su incentivi che sono riusciti a trasformare la guerra in un "ascensore sociale", prosciugando l'area del dissenso, delle diserzioni e della renitenza alla leva, che non hanno ragione di esistere nel momento in cui si va al fronte solo dopo aver firmato contratti e stipulato un patto con lo stato che garantisce potenziali privilegi.
La coesione tiene perché lo Stato paga cifre che cambiano la vita alle famiglie dei soldati. È una coesione "mercenaria" che dipende interamente dalla pancia finanziaria dello Stato.
Nel corso del 2026, la renitenza alla leva e la diserzione in Ucraina hanno registrato un'impennata senza precedenti, con un aumento stimato dell'83,9% dei casi giudiziari di diserzione rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
- 2 milioni di ricercati: all'inizio del 2026, il Ministero della Trasformazione Digitale e le autorità militari hanno confermato che circa 2 milioni di cittadini ucraini sono attivamente ricercati per violazioni legate alla registrazione militare obbligatoria o per aver evitato la chiamata.
- 1,5 milioni di segnalazioni alla Polizia: la Polizia Nazionale Ucraina ha dichiarato di aver ricevuto dai Centri Territoriali di Reclutamento (TCC) oltre 1,5 milioni di richieste di rintracciamento per individui sospettati di renitenza alla leva.
In questa situazione drammatica, l'Ucraina è messa alla prova duramente. E, a differenza della Russia, vede crescere drammaticamente l'esercito senza uniforme dei disertori e dei renitenti che supera ormai l'esercito regolare in uniforme.
- L'esercito regolare attivo: sebbene sulla carta le forze armate ucraine contino circa un milione di effettivi (compresi logistica, retrovie, guardie di frontiera e burocrazia), le truppe combattenti di prima linea, pronte e operative lungo i 1.000 km di fronte, oscillano costantemente tra i 200.000 e i 400.000 soldati.
- L'esercito invisibile dei renitenti: con circa 2 milioni di uomini attivamente ricercati dalle autorità per non essersi registrati o per aver ignorato la cartolina di leva, la massa di civili che si nasconde o vive nell'illegalità supera di gran lunga l'intero apparato militare dello Stato.
- L'esercito dei fuggiaschi (I Disertori): se si sommano i casi accumulati di diserzione e allontanamento ingiustificato (AWOL), che solo nella prima metà del 2026 hanno registrato un'impennata di oltre 47.000 nuovi fascicoli, si parla di una forza di oltre 150.000 - 200.000 ex soldati che hanno dismesso la divisa.
- La vita "invisibile" nelle città: due milioni di renitenti significano una massa enorme di uomini che ha smesso di lavorare regolarmente, non usa più carte di credito, evita i mezzi pubblici e non esce di casa durante il giorno per non incappare nei blocchi dei reclutatori militari (TCC). È un'economia sommersa di pura sopravvivenza.
- Il risentimento di chi resta: chi è in trincea da anni, logorato e senza prospettive di congedo, sviluppa una profonda rabbia verso questo "esercito civile" che vive nascosto nelle retrovie. La frattura non è più tra ucraini e russi, ma tra chi indossa l'uniforme e chi la evita.
- La paura di chi è braccato: basta vedere le immagini di chi viene caricato a forza sui bus militari (la cosiddetta "busification") e le immagini di chi resiste disperatamente con tutte le sue forze.
- La perdita di efficacia dello Stato: quando la massa di chi viola la legge marziale supera la capacità dello Stato di perseguirla, il sistema giudiziario e la polizia vanno in tilt. Le autorità non hanno le risorse umane né lo spazio nelle carceri per arrestare milioni di renitenti.
Non solo: vi sarebbero anche dei disertori ucraini arruolati nei battaglioni russi, stando q quanto scrive Analisi Difesa: "Mosca ha confermato che la brigata è costituita da prigionieri di guerra ed ex militari delle Forze Armate ucraine che hanno disertato passando dalla parte della Russia".
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