Hiroshima e Nagasaki

Il lancio dell'atomica e il rimorso. "Mio Dio, che cosa abbiamo fatto?"

Fu il capitano Robert Lewis, dopo aver verificato con un binocolo gli effetti della bomba sganciata su Hiroshima, a scrivere nel suo diario: "My God what have we done?". Nessun Presidente americano in carica ha mai visitato Hiroshima.
23 agosto 2004
Redazione

Complessivamente nelle due esplosioni perirono 300.000 persone e per il 17 o 18 agosto era prevista una nuova missione. Ma il Giappone capitolò. La guerra era vinta. Agli occhi degli Stati Uniti e del mondo questo sembrò il prezzo da pagare per ottenere la fine di anni di atrocità. Tibbets e molti altri sostengono, oggi come allora, che la bomba risparmiò migliaia di nuove vittime da sacrificare se si fosse resa necessaria l'invasione del Giappone e che non meno distruttivi e sanguinosi furono, per la loro intensità, i bombardamenti convenzionali.

Questa esperienza lasciò comunque tracce indelebili; è sufficiente riportare la drammatica esclamazione proferita dal capitano Robert Lewis subito dopo lo scoppio: "Mio Dio, che cosa abbiamo fatto?". Theodore van Kirk, navigatore di bordo sull'Enola Gay, ammise: "Io lasciai Hiroshima, ma Hiroshima non lasciò mai me".

Altri non hanno avuto dubbi, invece. Paul Tibbets, il pilota americano che sganciò la bomba il 6 agosto 1945, così ricorda l'evento:

"Quel ricordo si allontana sempre più da me. E' stato tanto tempo fa, ha perso di significato. Penso di aver fatto la cosa giusta. Ciò che mi venne chiesto di fare, lo feci. Quando arriva il 6 agosto ogni anno, non succede niente di speciale. Non ho perso una sola notte di sonno per quel gesto. So cosa ho fatto e lo rifarei, in una situazione simile. Se non avessimo compiuto quella missione, l'umanità avrebbe perso molto".
Egli è sempre stato convinto che molte più vite, sia americane che giapponesi, sono state salvate quel giorno.

Nessun Presidente degli Stati Uniti in carica ha mai visitato Hiroshima.

A testimoniare le sofferenze patite in quei giorni ci pensano i sopravvissuti. In giapponese hanno un nome specifico: hibakusha.

Note: Altre informazioni in inglese sul capitano Robert Lewis, co-pilota dell'Enola Gay (l'aereo che lanciò l'atimica su Hiroshima):
http://edition.cnn.com/2002/WORLD/asiapcf/east/03/29/hiroshima.book

La regista Hitomi Kamanaka ha realizzato il film "Hibakusha - At the End of the World" in cui mostra come il termine “hibakusha” possa essere utilizzato non soltanto per gli scampati da Hiroshima e Nagasaki, ma anche per la popolazione irachena e per i soldati americani che hanno vissuto e provato sulla propria pelle i danni invisibili della contaminazione radioattiva dell'uranio impoverito.
Per informazioni: http://www.asiaticafilmmediale.it/2003/it/movies/hibakusha_at_the_end_.html

Il giorno degli hibakusha (articolo di Paolo Blasi)
http://www.nipponico.com/dizionario/h/hibakusha.php

Vedere anche "La mia esperienza con la bomba atomica"
Keijiro Matsushima (superstite del bombardamento atomico di Hiroshima del 6 agosto 1945) http://italy.peacelink.org/pace/articles/art_6810.html

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