"Lavoro, inquinamento, diritti, un equilibrio difficile"
Caro direttore,
ho letto con molto interesse quanto, sul "nostro Corriere" veniva espresso dal dott. Sebastio, circa la produzione industriale ed il conseguente potenziale equilibrio da ricercarsi tra effetti positivi e negativi da questa derivanti. Non essendo però riuscito ad individuare interventi particolarmente attinenti alle specifiche domande proposteci dal Magistrato, mi permetto di tendere ad esporre quanto a me viene in mente. Certamente, esaminare la questione ecologica da un punto di vista economico mi affascina, poiché anche se a prima vista potrebbe forse sembrare strano, non va mai dimenticato che l’Economia è "una scienza elementare", che regola il comportamento di ciascuno nell’impiego dei mezzi disponibili per il soddisfacimento dei propri bisogni.
Secondo tale principio quindi, ogni nostra azione comporta delle conseguenze positive e negative. Positivo sarà nutrirsi, negativo sarà depauperare il proprio reddito del costo degli alimenti, od impegnare il proprio tempo e le proprie energie per cacciare o coltivare. Normalmente, nelle relazioni interpersonali, entrambe le parti in causa (ammesso che siano due), perseguono il raggiungimento di un equilibrio tra la ricchezza acquisita e quella impegnata, sebbene non sia poi tanto anormale, che ognuno tenda a far si che le conseguenze positive superino le negative nel naturale obbiettivo che i ricavi siano sempre maggiori dei costi.
Mio caro Direttore, ti chiedo scusa se forse mi sono troppo dilungato su uno di quelli che a mio avviso rappresenta uno dei principi base dell’economia, ma è su questa logica che mi sento invitato ad osservare la nostra attuale situazione ove, da una parte vi sono l’Ilva, la Cementir ecc., imprese industriali che perseguono il loro obbiettivo positivo tendente al massimo conseguimento dell’Utile di Esercizio, derivante dalla differenza tra ricavi e costi. Dall’altra vi è il territorio, su cui queste insistono e che subisce le conseguenze negative derivanti dall’inquinamento atmosferico, godendo nello stesso tempo dei vantaggi che il posto di lavoro offre, a livello provinciale non va dimenticato che solo una parte dei lavoratori industriali risiede nella città di Taranto) ad un numero significativo di persone.
Ora, se questi danni e questi benefici, fossero esaminati dal solo aspetto economico, vi sarebbe la seria possibilità di un apprezzamento puramente soggettivo, nel senso che ognuno potrebbe valutare il teorico equilibrio tra "lucro cessante" e "danno emergente" secondo la logica dettata dalle proprie necessità e convenienze. Vi è quindi l’impresa (come "parte"), che per ridurre l’inquinamento atmosferico dovrebbe affrontare un impegno finanziario determinato dalla necessaria regolamentazione della marcia e/o qualità dei suoi impianti. Chiaramente per questo, dovrebbe sopportare un "danno emergente" tendente solo al più o meno totale bilanciamento degli effetti negativi provocati su tutto l’ambiente. In opposizione vi sono i lavoratori(la "controparte") che in merito non farebbero altro che moderne "economicamente" in maniera gratuita.. Quale interesse dovrebbe quindi spingere "la parte" a questo tipo di impegno? Praticamente nessuno, se non il vincolo dettato dal rispetto di accordi stipulati con la "controparte"(accordi seri però) e delle regole fissate dalla Legge.
Ma allora, caro Direttore, chi potrà mai controllare questo operato ed esercitare, se necessario, anche una forma di costrizione? La "controparte", che in merito potrebbe porre in atto le sue riconosciute forme di lotta. Ma pensi che questo sarebbe sufficiente? Io credo di no; e allora? Allora, rispondendo al dott. Sebastio, io sono convinto che la Sua domanda lasci il tempo che trova e che la Magistratura sia l’unico "potere istituzionale" in grado di costringere, ove necessario, al rispetto delle regole. E quindi? Quindi a Lei, mio caro Magistrato, che sul problema ecoambientale si impegna con serietà e correttezza da più di 25 anni, i miei sinceri auguri di buon lavoro!
Dott. Michele Lazzaro
Taranto
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Utili record per il Gruppo Riva
549 Kb - Formato pdfIntanto il fatturato cresce! Articolo estratto da Sole24h del 12/07/07
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