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Il responsabile provinciale dell’Agenzia regionale, Di Natale, commenta gli esiti della riunione in Prefettura

Ecco le «sentinelle» dell’aria

L’Arpa sull’inquinamento: pronti a mettere nuovi rilevatori per analizzare le diverse sostanze. Si tratta di intervenire tutti insieme tempestivamente.
24 settembre 2007
Maria Rosaria Clemente
Fonte: lagazzettadelmezzogiorno

ILVA di Taranto Un gruppo di pronto intervento ambientale e, tra una ventina di giorni, la collocazione nell’area industriale, ma anche in quelle più esposte ad emissioni e scarichi, di una rete di rilevatori passivi in grado di analizzare le diverse sostanze presenti nell’aria, diverse da quelle normalmente monitorate (biossido di zolfo, Pm10, diossido di azoto, monossido di carbonio, ozono, benzene) dalle nove centraline di rilevazione della qualità dell’aria già dislocate in città (più 3 in provincia).

E' la proposta operativa e una risposta in termini di nuova attrezzatura che l’Arpa provinciale (la locale sezione dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale), d’intesa con la Provincia, con cui è stato recentemente siglato un accordo di programma, ha messo sul tavolo convocato venerdì dal prefetto Alfonso Pironti ad una settimana dall’ultimo episodio di emissioni maleodoranti che ha mandato almeno una quarantina di persone al pronto soccorso.

Al vertice in Prefettura, presenti l’assessore provinciale all’Ambiente, Michele Conserva, l’assessore comunale all’Ecologia, Bruno Pastore, il comandante provinciale dei Vigili del Fuoco, Maurizio Di Lucia, il direttore del Dipartimento provinciale dell’Arpa, Gioacchino Di Natale, il responsabile della Direzione scientifica dell’agenzia, Roberto Giua, e il responsabile del Dipartimento prevenzione dell’Asl, Cosimo Scarnera.

Non è la prima volta che accade. Lo scorso 14 settembre, prevalentemente nell’area della città vicina alla zona industriale, in molti hanno avvertito nell’aria un odore acre e persistente. Che entra in gola, va giù nei polmoni. Non è stato un vero e proprio episodio passeggero. Tanto da far parlare di «nube tossica», tanto da provocare disturbi, fortunatamente lievi.

I campionamenti effettuati non hanno tuttavia rivelato la presenza di sostanze tossiche di alcun tipo. Nessuna evidenza - dicono i tecnici - per l’eventuale presenza di acido solfidrico, con quel caratteristico odore di uova marce, che invece si ritiene all’origine non solo dell’ultimo, ma anche dei precedenti fenomeni registrati in città.

Episodi rispetto ai quali le verifiche risultano difficili e complicate, anche perché quasi sempre effettuate quando il cattivo odore ormai è passato. Invece, ciò che occorre è un intervento sinergico e tempestivo che consenta il prelievo di campioni d’aria.

Ora la proposta operativa dell’Arpa deve trovare immediata attuazione. «Ad intervenire sarà un gruppo operativo interistituzionale costituito da tecnici dell’Arpa, dell’Asl, dei Vigili del Fuoco e dotato di sistemi di prelievo istantaneo dell’aria nel luogo dove si sente il cattivo odore e dove i cittadini lamentano disturbi - dice il direttore del Dipartimento Arpa, Gioacchino Di Natale.

Si tratta di intervenire tutti insieme tempestivamente. L’ultima volta, le segnalazioni sono state fatte ai Vigili del Fuoco, ma ci vuole del tempo prima che si attivino tutti i meccanismi». Determinante sarà ora anche la nuova strumentazione tecnica già precedentemente commissionata - i rilevatori passivi - ad analizzare cosa è stato rilevato e individuare la provenienza delle emissioni avvertite in città. Sotto osservazione, dunque, in maniera più capillare, grossi impianti industriali, ma anche aziende di più piccola dimensione che, comunque, utilizzano nei propri processi produttivi, sostanze che poi potrebbero risultare pericolose.

«Abbiamo anche segnalato al prefetto - prosegue Di Natale - che la rete di distribuzione e trasporto del gas metano può, in caso di perdite, aver dato luogo ai fenomeni già lamentati in passato dai cittadini». Non solo l’emergenza. L’Arpa annuncia anche un piano di ristrutturazione della rete già funzionante delle centraline della qualità dell’aria.

Una rete che ingloba in sé le tre centraline anche predisposte dalla Provincia. Manca, perché ferma da tempo, invece, la rete di rilevazione del Comune. Avvertita a tal proposito la necessità di un sistema di rilevazione integrata e soprattutto di un sistema di validazione dei dati in modo univoco.

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