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Dalla Basilicata si chiede un monitoraraggio della diossina

Diossina a Taranto, monitoriamo l'arco Jonico

Il “caso Taranto”, relativo all’aumento di diossine emesse dall’ILVA di Taranto, allarma anche le popolazioni metapontine abitanti nell’area adiacente alla provincia jonica. Essendo Taranto fonte di “contaminazione nazionale”, secondo i dati forniti dall’EPA e dall’INES, le aree adiacenti ad essa sono a più alto rischio di contaminazione per l’azione dei venti che trasportano tali sostanze a grandissime distanze.
28 gennaio 2008
“Cittadini Attivi” di Bernalda e Metaponto

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COMUNICATO

Bernalda, 28 gennaio 2008
All’Assessore all’Ambiente del Comune di Bernalda
All’Assessore all’Ambiente della Provincia di Matera
All’Assessore all’Ambiente della Regione Basilicata – Potenza
All’ARPAB – Provincia di Matera
Agli organi di stampa

Oggetto: piano di monitoraggio delle diossine nel Metapontino

Il “caso Taranto”, relativo all’aumento di diossine emesse dall’ILVA di Taranto, allarma anche le popolazioni metapontine abitanti nell’area adiacente alla provincia jonica. In questa città, secondo l’EPER (European Pollulant Emission Register), si concentra il 30% della diossina italiana. In particolare, la diossina proveniente dall’ILVA di Taranto è passata da 71,4 grammi / anno dal 2002 ai 93 grammi / anno previsti per l’immediato futuro.

Inoltre, nella diossina proveniente dall’ILVA sono stati riscontrati elementi pericolosissimi come il PCDD (policlorodibenzo–p–diossina) e il PCDF (policlorodibenzo–p–furano), cioè diossine cancerogene e teratogene (responsabili cioè di malfomarzioni neonatali in quantità infinitesimali); anche un solo miliardesimo di grammo di tali sostanze costituisce un serio pericolo per la salute.

Essendo Taranto fonte di “contaminazione nazionale”, secondo i dati forniti dall’EPA e dall’INES, le aree adiacenti ad essa sono a più alto rischio di contaminazione per l’azione dei venti che trasportano tali sostanze a grandissime distanze. Per la presenza della Centrale a carbone dell’ENEL a Brindisi e dell’ILVA a Taranto il Salento, il Tarantino e l’intero arco jonico fino alla Calabria registrano lo sconcertante primato della malattie cancerogene e l’incremento delle incidenze neoplastiche in tutto questo territorio. Mentre in Italia tutta la diossina immessa diminuisce passando dai 222,5 grammi / anno del 2002 ai 103 grammi/anno del 2005, a Taranto aumenta passando dal 32,1% al 90,3% del totale nazionale delle emissioni. Sono dati dell’INES.

I laboratori di ricerca hanno dimostrato che l’esposizione a dosi anche bassissime di diossina danneggia sia la salute umana che la produzione agricola e animale.

Il Comitato “Cittadini Attivi” di Bernalda e Metaponto, in consonanza con l’iniziativa dell’Associazione nazionale PeaceLink, chiede agli Enti di riferimento di monitorare i livelli di presenza della diossina nell’area metapontina e materana, molto vicine all’ILVA di Taranto e all’intera Basilicata, per le ragioni serie sopra descritte.

La Regione Veneto ha condotto analogo monitoraggio per l’intero territorio, data la presenza del Petrolchimico di Porto Marghera.
Con i più convinti saluti.


Per il Comitato “Cittadini Attivi”
di Bernalda e Metaponto
Il Presidente (Pietro Tamburrano)

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